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20 i - il bel gherardino

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Disse la dama: — Non ci diam piú ira,
e mise Marco Bello entro la nave;
e, navicando, tanto fiso il mira,
ch’Amor nel cor ne le mise una chiave;
sicché, parlando, per amor sospira.
E, ragionando, per lo mar soave,
la barchetta in una isola percosse,
sicché la dama tutta si riscosse.
13
E Marco Bello, che di ciò s’avvide,
che la donzella avie avuta paura,
co’ lei insieme forte se ne ride,
e dice: — Or, donna mia, te rassicura,
ch’io t’imprometto, ch’amor mi conquide,
se io non godo tuo gentil figura. —
E poi discese in terra quel donzello,
ed appiccò la nave a un albuscello.
14
E la donzella del legno discese,
che forse voglia di lui n’hae maggiore,
e contra a lui niente si contese:
in su l’erbette sopra al bianco fiore
Marco Bello di lei diletto prese
molte volte, baciandola d’amore.
E poi andaron nella navicella
per ritornare alla Bianca donzella.
15
La fata, che gli aspetta con letizia,
e lo Bel Gherardin co’ lor non vede,
nello suo cuor si n’ebbe gran tristizia,
e che fie morto veramente crede:
ma, pur udendo che sanza malizia
l’aqua sí ’l n’ha menato, si die’ fede
che fosse vivo, cosí fatto stando;
e stette insin che fu compiuto l’anno.