Pagina:AA. VV. – Fiore di leggende, Cantari antichi, 1914 – BEIC 1818672.djvu/24

18 i - il bel gherardino

4
Bel Gherardino e Marco si partiéno,
addolorati nel core amendue,
e come fuori della cittá usciéno,
Gherardin disse il fatto come fue,
dicendo: — Marco mio, come faremo,
che danar né derrate non ci ha piue? —
E Marco disse: — Non ci sgomentiamo:
a quella dama ancor ci ritorniamo. —
5
E, cavalcando insieme per costume,
arrivarno una sera lungo il mare
ad una fonte dove mette un fiume,
che ’l conveniva loro pur passare;
ed era notte e non si vedea lume,
ma pure incominciarono a passare.
E come furon nel mezzo del varco,
dentro vi cadde Gherardino e Marco.
6
Ciascun ronzino pel fiume fuggiva,
e’ cavalier’l’un l’altro non vedea.
Cosí ciascun tornando inver’la riva,
la sua disaventura ognun piangea.
Ed in quel tanto una donna appariva
in una navicella, e sí dicea:
— Deh, come ti sta bene ogni mal c’hai,
Bel Gherardin, po’ che voluto l’hai! —
7
E nella nave Bel Gherardin chiama,
e medicollo, ch’avea sconcio il braccio,
e disse: — Io son scrocchia della dama;
per lo suo amor ti fo quel ch’io ti faccio
però che soe ch’ella cotanto t’ama,
sí ti volli cavar di questo laccio. —
Ad una ròcca, che era in mar, menolli;
dentro v’entrâr cosí fangosi e molli.