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SECONDO CANTARE
33
E Gismirante gli disse: — Messere,
questa battaglia non si può stornare. —
Ed e’, vedendo pure il suo volere,
subito fe’ tutta suo gente armare.
Ed e’ parlò: — Egii c contra ’l volere; —
disse: — Signor, per Dio, lasciami fare:
ché, se bisogna, fa’ che sien con teco,
socoreranti; ma non vo’ sien meco. —
33
Lo ’mperador col populo romano
con Gismirante uscir fuor della terra,
e tanto caminár che, di lontano
vidon la fiera che farie tal guerra,
e Gismirante rimase nel piano
tutto soletto, se ’l libro non erra,
e gli altri tutti andár su le montagne,
e molta gente Gismirante piagne.
34
Mostra che ’l giorno era nivicato
il cavallo e ’l baron coperto a bianco,
ed il porco a guatare era abagliato,
e giace in terra come fusse istanco;
e Gismirante, il damigel pregiato,
e come cavaliere ardito e (ranco,
accomandossi a Dio, e colla lancia
percosse il porco; e feri ’l nella pancia.
35
E, quando il porco si senti fedito,
ruppe la lancia, e rizossi sii destro:
inverso Gismirante ne fu ito,
come demonio feroce ed alpestre;
e Gismirante col brando forbito
si difenclea da lui, come maestro,
e in sulla schena un tal colpo gli dava
colla sua spada, ma nollo accarnava.