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cantare primo 11

34
E Gherardin, che le parole intese,
rassicurato fu co’ lei nel letto;
e la donzella fra le braccia prese,
che di bellezze non avea difetto;
e sopra il bianco petto si distese,
baciando l’un l’altro con gran diletto.
E, s’egli è vero quel che il cantar mostra,
piú e piú volte d’amor feciono giostra.
35
Signor’, sacciate che questa donzella
si faceva chiamar la «Fata bianca»,
e mantenea cittadi e castella
con molta quantitá, se il dir non manca.
Del serpente e dell’orso era sorella:
delle sette arti vertudiosa e franca,
contrafatti per arte gli fea stare,
per poter meglio il suo signoreggiare.
26
Quando ebbono assaggiato il dolce pome,
avendo l’uno l’altro al suo dimino,
la Fata bianca il domandò del nome,
e egli rispuose: — Lo Bel Gherardino. —
E po’ sí le contò il perché e il come
della cittá di Roma e’ si partîno,
e come ciò che in questo mondo avia,
tutto l’avea dispeso in cortesia.
27
E, quando quella damigella intese
come cortese e largo egli era istato,
d’una amorosa fiamma il cor l’accese,
che non trovava posa in nessun lato;
e Gherardino fra le braccia prese,
e con bramosa voglia l’ha baciato.
Ed e’, veggendo la sua innamoranza,
come da prima incominciò la danza.