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Egli era veramente tanto destro,
il gaio giovinetto, ad ogni cosa,
che da ciascuno era tenuto maestro,
e la sua fama cresce valorosa.
Ed alle cose era maniero e presto
vie me’ che gli altri; e quella gentil cosa
della pulcella n’avea tal piacere,
ch’altro disio non ha che lui vedere.
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Crescendo il giovinetto valoroso,
alla schermaglia comincia ad usare,
della qual vene tanto copioso,
che a quel paese non trovava pare.
Di costumi e di danze piú gioioso,
piú che null’altro me’ le sapea fare,
di salti e di lanciare e di destrezza,
e in belle cacce tuttora s’avvezza.
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Usava molto Gibel il giostrare
e di ciò ne prendea molto diletto,
ancor cosi faceva il bigordare
l’ardito, franco, gaio giovinetto.
Fa a molti cavalier selle votare,
che della piazza lor facea far letto.
Cosi si mise un di ad una giostra
(per quel che ’1 libro qui chiaro mi mostra)^
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ov’era molta gente di valore,
conti, baroni e molti cavalieri.
Ciascun procaccia di avere l’onore,
e similmente fanno gli scudieri:
quivi si mostra chi ha valenza o core,
vitando forte ognuno i buon destrieri;
qual va per terra e qual rompe la lancia,
chi fier nell’elmo, non fier nella pancia.