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Disse ’l duca adirato: —Tu ne menti
del cavalier, e si fai gran peccato,
e ’ncontro a lui falsamente argomenti
ch’egli ha a tal donna el suo amor donato
eh’è piú bella di te per ognun venti;
e io l’ho veduto, egli me l’ha mostrato,
e come il modo tiene a gire a quella
dama, che luce piú che sole o stella. —
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Or, quando la duchessa lo duca ode
dir che messer Guglielmo ha un’amica,
iratamente gli parlò con frode,
e disse: — Sir, se Dio vi benedica,
chi è la donna che ’l cavalier gode,
in cui bellezza non falla una mica? —
El duca le rispuose: — Amore bello,
certo non tei direi per un castello ! —
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Ma tanto la duchessa lo scongiura,
che, innanzi ched e’ fusse la mattina,
disse el duca per lor mala ventura:
— La Donna del verzú, che è mia cugina;
e raccontolle el fatto per misura
come messaggio era una catenina,
e come e’ vidde uscirgli del palazzo,
e nel giardin tener l’un l’altro in brazzo.
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A tanto si tacie questa novella,
e la duchessa campò dolorosa.
Il giorno avia giá fatta l’aria bella,
ch’ella usci fuor della zambra amorosa
vestita d’una porpora novella,
ma non mostrava in sembiante dogliosa,
e ginne in sala dove avea i baroni
e donne e cavalier di piú ragioni.