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E, stando in tal maniera el cavaliero,
che giá pareva di dolor musorno
per questo afflitto e doglioso pensiero,
e giá era passato il nono giorno;
e subito gli venne un messaggiero
che immantinente, sanza ignun soggiorno,
che di presente comparissi al duca
nella gran sala ove el signor manduca.
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El cavalier di subito fu mosso,
con sei valletti gi su pella scala
con un mantel di drappo bruno addosso,
e lagrime degli occhi in viso cala,
la pelle gli parea cucita addosso;
e giunse al duca, ch’era suso in sala.
Di questo el duca co* la sua famiglia,
vedendolo, ciascun si maraviglia.
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Ed in segreto dall’altrui presenza
cosi gli disse: — Ora ti riconforta
ched e’ non ti bisogna aver temenza,
se ben tu avessi la duchessa morta.
Ma dimmi il vero, io ten terrò credenza
per quella fede che l’anima porta:
qual dama avete, che si vi talenta,
ch’io possa dir che la duchessa menta?
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Vedendo il cavalier che a tal partito
el duca voleva esser fuor di dubbio,
diventò dismagato e sbigottito,
e ’l fresco viso suo divenne bubbio
e poi si stava qual morto transito,
vólto in trestizia, come panno in subbio.
Quando ebbe e’denti della lingua sciolti:
— Sire — disse, — vien’ meco, e mostrerolti. —