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atto querto 383

          Bolognino. Non si mena una si presto. E poi, s’amavi,
          non sarie per andar.
          Albizo. Troppo è voltabile
          la donna. E poi sol ama chi promettete
          e chi le dona.
          Bolognino. Cotesto è verissimo.
          Ma che partito s’ha a pigliar?
          Albizo. Consigliami,
          Bolognin mio.
          Bolognino. Per Dio, che poco ordine
          ci veggio.
          Albizo. Ah Dio!
          Bolognino. Orsú! Non perdiam l’animo;
          ch’agli audaci è fortuna favorevole,
          non a’ timidi. Ora è la casa libera.
          Non sapete industriarvi, che non manchino
          dieci ducati?
          Albizo. In che modo?
          Bolognino. Oh! Intendetelo
          da voi.
          Albizo. T’ho’nteso. I’ vo’ mandar a vendere
          tanta roba ch’i’ facci questo numero
          di danari.
          Bolognino. Ve’ che pur intendestila!
          Albizo. Ma e’ ho a mandare?
          Bolognino. Mandate la coltrice,
          non potend’altro.
          Albizo. E se, ’ntanto, il mie’ vecchio
          giugne in casa?
          Bolognino. Andrá mal. Ma ingegnatevi
          di spedir presto: ed io, arrivandoci,
          mi sforzerò, con qualche nuova favola,
          mandarlo in qualche luogo, per darvi agio;
          perché, s’a punto in sul fatto non còglievi,
          modo non mancherá di scapolarcene.
          Poi, non avend’altro, direm d’essere
          stati imbolati. E, di poi, egli pensivi.