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264 il ragazzo


ATTO IV

SCENA I

Giacchetto nell’abito di fanciulla, ritornando dal vecchio, Ciacco.

Giacchetto. Io mi sento morire se non ti racconto di punto in punto come è passata la cosa. Fermati.

Ciacco. Tu me la raccontarai con piú commodo allora che noi saremo giunti a casa: che me par mill’anni di saper come è successo il fatto tra il tuo padrone e Camilla, che importa piú; il quale se è avenuto come io penso, aremo cagione di dar materia di ridere, con questa piacevole novella, al cardinale e a tutta la corte per piú d’un giorno.

Giacchetto. Ci è tempo di vantaggio a questo. Odi pure.

Ciacco. Di’, che io t’ascolto.

Giacchetto. Tu, di prima, me la fregasti.

Ciacco. Di che?

Giacchetto. Promettesti di non ti dipartir da me; e, a pena conducesti il vecchio in camera, che mi lasciasti solo.

Ciacco. Fratellino, io ti dirò il vero. Egli mi seppe cosi bene unger le mani che la mia durezza diventò molle tanto che io mi lasciai cacciar di fuora.

Giacchetto. Ove sei stato fin ora?

Ciacco. All’osteria; che, a non ti nascondere un pelo, io mi sentia morir di fame.

Giacchetto. E tu savio.

Ciacco. Or di’.

Giacchetto. Tu vedesti con quale timidezza si stava questo castrone, come mi vide, e che a pena non aveva ardire di parlarmi, non che di toccare.