Otello (Boito)/Atto secondo/Scena quinta

Atto secondo

Scena quinta

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Atto secondo - Scena quarta Atto terzo - Scena prima


Otello, Jago sul fondo

OTELLO
accasciato, su d’un sedile
Desdemona rea!
JAGO
nel fondo guardando di nascosto il fazzoletto, poi riponendolo con cura nel giustacuore
(Con questi fili tramerò la prova
del peccato d’amor. Nella dimora
di Cassio ciò s’asconda)
OTELLO
Atroce idea!
JAGO
fissando Otello
(Il mio velen lavora)
OTELLO
Rea contro me! contro me!
JAGO
cupo
(Soffri e ruggi!)
OTELLO
Atroce! atroce!
JAGO
Non pensateci più.
dopo essersi portato accanto ad Otello, bonariamente
OTELLO
balzando
Tu? Indietro! fuggi!
M’hai legato alla croce! Ahimè!
Più orrendo d’ogni orrenda ingiuria
dell’ingiuria è il sospetto.
Nell’ore arcane della sua lussuria
(e a me furate!) m’agitava il petto
forse un presagio! Ero baldo, giulivo.
Nulla sapevo ancora; io non sentivo
sul suo corpo divin che m’innamora
e sui labbri mendaci
gli ardenti baci
di Cassio! Ed ora! ed ora…
Ora e per sempre addio sante memorie,
addio, sublimi incanti del pensier!
Addio schiere fulgenti, addio vittorie,
dardi volanti e volanti corsier!
Addio, vessillo trionfale e pio,
e diane squillanti in sul mattin!
Clamori e canti di battaglia, addio!
Della gloria d’Otello è questo il fin.
JAGO
Pace, signor.
OTELLO
Sciagurato! mi trova una prova secura
che Desdemona è impura. . .
Non sfuggir! nulla ti giova!
Vo’ una secura, una visibil prova!
O sulla tua testa
s’accenda e precipiti il fulmine
del mio spaventoso furor che si desta!

Afferra Jago alla gola e lo atterra

JAGO
Divina grazia difendimi!
Alzandosi
Il cielo vi protegga. Non son più vostro alfiere.
Voglio che il mondo testimon mi sia
che l’onestà è periglio.
fa per andarsene
OTELLO
No… rimani. Forse onesto tu sei.
JAGO
sulla soglia fingendo d’andarsene
Meglio varebbe ch’io fossi un ciurmador.
OTELLO
Per l’universo!
Credo leale Desdemona e credo
che non lo sia. Te credo onesto e credo
isleale. . . La prova io voglio!
Voglio la certezza!
JAGO
ritornando verso Otello
Signor, frenate l’ansie.
E qual certezza v’abbisogna?
Avvinti verderli forse?
OTELLO
Ah, morte e dannazione!
JAGO
Ardua impresa sarebbe; e qual certezza
sognate voi se quell’immondo fatto
sempre vi sfuggirà? Ma pur se guida
è la ragione al vero, una sì forte
congettura riserbo che per poco alla
certezza vi conduce. Udite.
avvicinandosi molto ad Otello e sottovoce
Era la notte, Cassio dormìa,
gli stavo accanto.
Con interrotte voci tradia
l’intimo incanto.
Le labbra lente, lente movea,
nell’abbandono
del sogno ardente, e allor dicea,
con flebil suono:
sottovoce parlate
"Desdemona soave! Il nostro amor s’asconda.
Cauti vegliamo! L’estasi del ciel
tutto m’innonda."
Seguìa più vago l’incubo blando;
con molle angoscia
l’interna imago quasi baciando,
ei disse poscia:
sempre sottovoce
"Il rio destino impreco
che al Moro ti donò".
E allora il sogno
in cieco letargo si mutò.
OTELLO
Oh! mostruosa colpa!
JAGO
Io non narrai che un sogno.
OTELLO
Un sogno che rivela un fatto.
JAGO
Un sogno che può dar forma di prova
ad altro indizio.
OTELLO
E qual?
JAGO
Talor vedeste
in mano di Desdemona un tessuto trapunto
a fior e più sottil d’un velo?
OTELLO
È il fazzoletto ch’io le diedi,
pegno primo d’amor.
JAGO
Quel fazzoletto ieri
(certo ne son) lo vidi in man di Cassio.
OTELLO
Ah! Mille vite gli donasse Iddio!
Una è povera preda al furor mio!!
Jago, ho il cor di gelo.
Lungi da me le pietose larve!
Tutto il mio vano amor escalo al cielo;
Guardami, ei sparve.
Nelle suespire d’angue
L’idra m’avvince!
Ah! Sangue, sangue, sangue!
S’inginocchia
Si, pel ciel marmoreo giuro!
Per le attorte folgori!
Per la Morte e per l’oscuro mar sterminator!
D’ira e d’impeto tremendo
presto fia che sfolgori
Questa man ch’io levo e stendo!

Levando la mano al cielo. Otello fa per alzarsi; Jago lo trattiene inginocchiato

JAGO
s’inginocchia anch’esso
Non v’alzate ancor!
Testimon è il Sol ch’io miro,
che m’irradia e inanima
l’ampia terra e il vasto spiro
del Creato inter,
che ad Otello io sacro ardenti,
core, braccio ed anima
s’anco ad opere cruenti
s’armi il suo voler!
JAGO e OTELLO
alzando le mani al cielo come chi giura
Sì, pel ciel marmoreo giuro!
Per le attorte folgori!
Per la Morte e per l’oscuro mar sterminator!
D’ira e d’impeto tremendo presto fia
che sfolgori questa man ch’io levo e stendo!
Dio vendicator!