Capitolo 22
Del re di Giorgens

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Capitolo 22
Del re di Giorgens
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In Giorgens à uno re lo quale si chiama sempre David Melic, ciò è a dire in fra(n)cesco David re; e è soposto al Tartaro. E anticamente a tutti li re, che nascono in quella provincia, nasce uno [segno] d’aquila sotto la spalla diritta. Egli sono bella gente, prodi di battaglie e buoni ar[c]ieri. Egli sono cristiani e tengono legge di greci; li cavalli ànno piccoli [a] guisa di chereci.

E questa è la provincia che Alessandro non potte passare, perché dall’uno lato è ’l mare e (da)ll’atro le montagne:1 da l’altro lato è la via sí stretta che non si può cavalcare; e dura questa istretta via piú (di) 4 leghe, sicché pochi uomini terebbero lo passo a tutto il mondo: perciò non vi passò Alesandro. E quivi fece fare Alesandro una torre con grande fortezza, perché coloro non potessero pasare per venire sopra lui; e chiamasi la Porta del Ferro. E questo è lo luogo che dice lo libro d’Alesandro, che dice che rinchiuse li Tartari dentro da le montagne; ma egli non furono Tartari, ma furo una gente ch’ànno nome Cuma[n]i e altri generazioni asai, ché Tartari non erano a quello tempo. Egli ànno cittadi e castella assai, e ànno seta assai e fanno drappi di seta e d’oro assai, li piú belli del mondo. Egli ànno astori gli migliori del mondo, e ànno abondanza d’ogni cosa da vivere. La provincia è tutta piena di grande montagne, sí vi dico che li Tartari non pòttero avere interamente la segnoria ancora di tutta.
E quivi si è lo monistero di santo Leonardo, ove è tale meraviglia, che d’una montagna viene uno lago dinanzi a questo munistero e no mena niuno pesce di niuno tempo, se no di quaresima; e comincia lo primo die di quaresima e dura infino a sabato santo, e e’ viene in grande abondanza. Dal dí inanzi uno no vi si ne truova, per maraviglia, infino a l’altra quaresima.

E sappiate che ’l mare ch’i’ v’ò contato si chiama lo mare di Geluchelan, e gira 700 miglia e è di lungi da ogni mare bene 12 giornate; e venev’entro molti grandi fiumi. E nuovamente mercatanti di Genova navica per quello mare. Di là viene la seta ch’è chiama ghele.

Abiàno contado de le confini che sono d’Arminia di verso [tramontana]; or diremo de li confini che sono di verso mezzodie e levante.

Note

  1. Lacune nel manoscritto originario.