Libro de' Vizî e delle virtudi/Capitolo LVIII

De' rimproverî de la Superbia contra le Virtudi.

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De' rimproverî de la Superbia contra le Virtudi.
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- O misera gente, non vi vergognate voi, con cosí cattivi cavalieri di popolo, e con cosí misero popolazzo e uomini tutti poveri e brolli1, di richiedere di battaglia i re e’ baroni e tutta la gentilezza del mondo, a’ quali, per li gran fatti di loro antecessori, è dato tutto ’l mondo a segnoreggiare e a godere? Or non vi ricorda come tutte le battaglie ch’avete avute co noi avete perdute, e delle vostre pruove venute al di sotto? Certo ben vi dovrebbe ricordare della pugna primaia che da noi a voi si comincioe ne’ discendenti d’Adamo, e duroe infino a Noè, come nella detta gente vi vincemmo e vi cacciammo; e non si trovava neuno che alcun bene o alcuna virtù volesse fare, ma tutti ubidivano le nostre comandamenta a fare sfrenatamente ogni generazion di peccato; se non si fuor certi che fuor del seme d’Abel, e que’ fuor sí pochi, che agevolmente si poteano annoverare. Per la qual cosa Dio onnipotente no li sofferse; ma ucciseli e annegolli tutti per acqua, se non fue Noè e tre suoi figliuoli, li quali trovoe giusti nel mondo, ch’erano del seme d’Abel, i quali servò per rifarne l’umana generazione, acciò che tornasse migliore, dacché di buon seme procedea. - Anche vi dovrebbe stare a mente della seconda pugna che si ricominciò da noi a voi ne’ discendenti di Noè, come in quella gente vi vincemmo e cacciammo al postutto: che non solamente fugíano voi e non volieno fare alcun bene né adoperare alcuna virtude, né si chiamavano contenti d’ubidire noi a fare ogni vizio e ogni generazione di peccato, ma adoravano nelli idoli i demonî e faceano loro reverenza come a Dio. La qual cosa ebbe Dio onnipotente sí per male, che tutta quella gente abandonò a’ demonî e a’ Vizî, a farne tutta loro volontà. E disse Dio onnipotente a quella stagione di sua bocca: "Pentomi ch’i’ ho fatto l’uomo"; e andonne ad uno che si chiamavan Abraam, cui solo trovò giusto nel mondo, e disse: "Io vo’ di te far nascere gente la qual s’apelli mio popolo, e avrò cura di loro, e farolli multiplicare come le stelle del cielo e come l’arena del mare, e darò loro terra abondevole di latte e di mèle e d’ogni generazione di vivanda. Ma voglio che si congiungano co le Virtudi e discaccino i Vizî e seguitino le mie volontà". E fermato il detto patto tra loro, si partio Idio onnipotente, e servolli tutti i patti che promessi li avea. - Anche dovresti avere a memoria, e dovrebbevi bene ricordare, come ne’ discendenti d’Abraam ricominciammo la terza pugna; ed avegna che tutta l’altra gente del mondo fosse in nostra podestà, quel cotanto popolo ch’era cosí poco a respetto dell’altra gente, non vi volemmo quetare né lasciare in pace. Anzi in quel medesimo popolo, che s’apellava di Dio, v’assalimmo, e combattemmo con voi; e avegna che dal cominciamento faceste gran pugna e vi difendeste francamente da noi a bontà de patriarche e de profeti e d’altri fini capitani ch’aveste, e a bontà della legge che vi diè Moisè, al dassezzo quella pugna perdeste, e recammo quel popolo a peccare e a seguitare i Vizî e’ peccati e adorare l’idoli e a ubidire le nostre comandamenta, come tutte l’altre genti facieno. Per la qual cosa Dio onnipotente non volle che questa mala gente più suo popolo s’apellasse; ma mandò il suo figliuolo Gesù Cristo di cielo in terra, e prese carne mortale, e fecesi uomo, e fece nel mondo nuova legge ci volle tòrre la gente di mano, e rimetterla in vostra podestà. Della qual cosa ci accorgemmo, e incontanente a uomini medesimi del suo populo in cui più si fidava il facemmo pigliare e straziare e mettere nella croce e di crudel morte morire; e a’ suoi apostoli ch’avea fatti, e andavano questa legge predicando per suo comandamento, facemmo fare il simigliante. Dunque se tutte le battaglie ch’avete avute con noi avete perdute, e de le vostre pruove venute al disotto, e Dio onnipotente medesimo e li apostoli, suoi messi speziali, non ve n’hanno potuto aiutare, ma hannola duramente comperata, in che avete dunque speranza che de le nostre mani possiate campare, che vi levate ora a richiederne di battaglia? Avete forse fidanza ne la Prudenzia? Molto siete ingannate, ch’ella rumina e cerca2 tanto le cose, che di neun suo fatto viene a capo. Avetela nella Giustizia? Deh, come fate gran senno, che di neun tempo andò armata, ma sempre sta con sua mazza in mano fasciata tra’ panni come se fortemente la gelasse. Avetela nella Fortezza? Unquanche non vinse battaglia, ma sempre sta con suo scudo in braccio a sostenere i pericoli e le fatiche delle tribulazioni del mondo. Avetela nella Temperanza? Certo tuttavia tiene in mano le bilance per trovare il mezzo delle cose. - Or ecco bella gente che si trae innanzi a battaglia, che qual è magro e afflitto per troppo digiunare, agrestando il corpo di molta astinenza, e qual è palido nel volto per troppo vegghiare, stando dí e notte in orazione. Certo molto ne sarebbe gran disinore se in cosí misera gente s’adoperassero nostre mani, o nostro ferro di vostro sangue si sozzazze: però con voi cotal battaglia fermeremo, che solamente vi faremo cadere co le pettora de’ nostri cavalli; e quando sarete per terra vi scalpiteremo tanto co’ piè de’ destrieri, che sarete ben macinate.

Note

  1. brolli: nudi.
  2. rumina e cerca: medita ed esamina.