Le piacevoli notti/Notte XIII/Favola VI

Favola VI

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FAVOLA VI.


Lucietta, madre di Lucilio figliuolo disutile e da poco il manda per ritrovar il buon dì; ed egli il trova, e con la quarta parte di un tesoro a casa ritorna.


Ho inteso, gentilissime donne, dagli savi del mondo che la fortuna aiuta e’ vigilanti, e scaccia quelli che sono timidi e paurosi, e che questo sia il vero, dimostrerollo con una breve favola, la qual vi fia di diletto e contento.

In Cesena, nobil città della Romagna, presso la quale corre il fiume detto Savio, trovavasi una vedovella povera, ma da bene; e Lucietta si chiamava. Costei aveva un figliuolo il più disutile, il più sonnacchioso, che mai la natura creasse. Il quale, poi che era andato a dormire, non si levava di letto fino a mezzo giorno, e levandosi sbadigliava e stropicciavasi gli occhi, distendendo le braccie e i piedi per lo letto come vil poltrone. Di che la madre ne sentiva grandissima passione, perchè sperava, che egli dovesse esser il bastone della sua vecchiezza. Onde, per farlo sollecito, vigilante e accorto, lo ammaestrava ogni giorno, dicendogli: Figliuol mio, l’uomo diligente e aveduto, che vuole aver il buon dì, dee svegliarsi a buon’ora nel far del giorno, perchè la fortuna porge aiuto a’ vigilanti, e non a quelli che dormono. Onde se [p. 263 modifica]prenderai, figliuolo mio, il mio consiglio, tu troverai il uuon dì, e ne rimarrai contento. Lucilio, — che così era il nome del figliuolo, — ignorante più che l’ignoranzia, non intendeva la madre; ma risguardando alla scorza, e non alla mente delle parole, eccitato dall’alto e profondo sonno, si partì, e andò fuori d’una porta della città, e si pose a dormire a traverso la strada all’aria, dove impediva questi e quelli che veniano nella città e parimenti che andavano fuori. Avenne per aventura che quella notte tre cittadini Cesenni erano andati fuori della città per cavare un certo tesoro che trovato avevano, e portarselo a casa. Poi che l’ebbero cavato, volendolo portar nella città, si scontrarono in Lucilio, che sopra la strada giaceva; non però all’ora dormiva, ma stavasi vigilante per trovar il buon dì, sì come ammaestrato l’aveva la madre. A cui il primo delli tre cittadini indi passando disse: Amico mio, ti sia il buon giorno; — ed ei rispose: Ne ho uno, — de’ giorni intendendo. Il giovane cittadino conscio del tesoro, interpretando altrimenti le parole di quello che erano dette, pensò che dicesse di sè. Il che non è maraviglia, perciò che è scritto che quelli che sono colpevoli, pensano sempre che in tutte le cose si parli di sè. Passando il secondo, simelmente salutollo, e diègli il buon giorno. Lucilio all’ora replicando disse averne duoi, intendendo di buoni giorni. L’ultimo passando anco egli porse medesimamente il buon giorno a costui. All’ora Lucilio, tutto allegro, levatosi in piedi: Gli ho tutti tre, disse, ed emmi successo prosperamente il mio disegno; — volendo dire ch’egli aveva tre buoni dì. I cittadini, temendo forte che ’l giovane andasse al Rettore a manifestarli, chiamatolo a sè, e raccontatogli il caso, lo fecero compagno nel tesoro, dandogli la quarta parte di quello. Il giovane, allegramente tolta la parte sua, n’andò a [p. 264 modifica]casa, e diella alla madre sua, dicendole: Madre, la grazia di Dio è stata con esso meco; perciò che essequendo i vostri comandamenti trovai il buon dì. Togliete questi danari, e servateli per lo viver vostro. La madre, lieta per gli avuti danari, confortò il figliuolo a star vigilante, acciò che gli avenisseno de gli altri buoni giorni simili a questo.

Vedendo la Signora che la favola da madonna Chiara raccontata era venuta al termine, la pregò che per contentamento suo volesse proporre un enimma, acciò che non si conturbasse l’incominciato ordine. Ella, che non fu mai villana, con lieto viso lo propose, così dicendo:

Diverse volontà, vari animali
     Nel mondo già produsse alta natura.
Una spezie ve n’è tra questi tali
     Di sì benigna e sì gentil natura,
Che, ’l cieco padre per vecchiezza l’ali
     Più non oprando, al suo viver procura,
E per non esser detto al mondo ingrato,
     Nel nido il pasce, ch’ei gli ha apparecchiato.

Altro non dimostra il mio proposto enimma, che la gratitudine sotto spezie d’un uccello chiamato Pola, il qual, veggendo ’l padre per vecchiezza non poter più volare, gli mostra gratitudine, preparandogli il nido, e dandogli il cibo con cui si nutrisce fino alla morte. Il Signor Beltrame, che le sedeva presso, vedendo che gli toccava la volta del dire, non volse aspettare il comandamento della Signora, ma con gioconda faccia a letizia inclinata, così disse.