Ladislao Tarnowski in Oriente

Teofil Lenartowicz

1875 Lettere letteratura Ladislao Tarnowski in Oriente Intestazione 2 luglio 2018 50% lettera

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luglio 1875

LADISLAO TARNOWSKI IN ORIENTE 1

Lettera al Direttore della Rivista Europea.


Carissimo Amico !


Tu mi domandi notizie del nostro comune amico Ladislao Tarnowski, de’ suoi viaggi e de’ suoi scritti; a tale invito rispondo tanto più volentieri in quanto il di lui nome, suona sì dolcemente nel tuo come nel mio cuore.

Unico forse, tra i suoi pari, che porti un gran nome aristocratico senza superbia, Trovatore ultimo forse di quella razza perduta che cantava un giorno le bellezze della Minna, di quegli apostoli della religione poetica dell’Amore, e di tutto quanto inalza l’anima e ingentilisce l’ingegno, Tarnowski appare in Polonia, con la duplice qualità di poeta e compositore che distingue in Germania Riccardo Wagner e non già perch’egli pensi ad emularlo, ma perché fu sempre così : perché non apparve quasi mai un genio nel mondo, senza menar seco alcuni celesti compagni. I grandi capitani, i grandi poeti, i grandi compositori, i grandi artisti hanno le loro corti, che il volgo chiama scuole ; in questo senso larghissimo, il Wagner agitatore di un nuovo mondo poetico nella musica, ha un seguace, ed io direi più presto un fratello, tra gli slavi, nel nostro Tarnowski.

Nella letteratura polacca, Ladislao si fece conoscere sotto il modestissimo nome d’uno studente , e tra le sue ispirazioni poetiche di quel tempo giovanile, la più felice mi parve il suo poema Saffo , soggetto non mai trattato così largamente e con tanta conoscenza della filosofia e poesia degli antichi elleni ; ci sono episodii in questo poema che toccano talora il sublime, e poi spira in esso una calma classica simile a quella che si finge nelle limpide acque Castalie, nelle sorgenti azzurrine dell’Ippocrene.

Vengono poi altri poemi come. l’Assalto di Gerusalemme fallo dai Crociati , che direi una pagina dimenticata dal divino Torquato, un poemetto ispirato, a traverso il quale spira non solo un’aura di Oriente, ma l’aria di que’ tempi, che l’odierno mondo positivo non sogna più, quantunque, se sognare volesse, non un vuoto sepolcro, ma parecchi sepolcri di vivi gli resterebbero da liberare. Le corde del liuto di Ladislao sono cinque : nazionale, anzitutto, (belli, tra gli altri, i suoi sonetti de’ Carpazii), la Greca Orientale, Eroica, e Shakespeariana o Britanna, di quella Brettagna della quale egli porta fedelmente lo scudo con lo stemma : Dio e i miei diritti.

Dopo le poesie liriche ed epiche, Ladislao ha pubblicato una bella tragedia intitolata Karlinski di cui la Rivista Europea ha già informato; ed ora recentemente un altro dramma in versi : Giovanna Gray.

In esso, il poeta, s’allontanò dalla sua maniera lirica, e si avvicinò maggiormente a Vittor Hùgo, se non più tosto al maestro de’ maestri, al gran creatore di Hamlet. I caratteri vi si distinguono mirabilmente. La Giovanna ed il pittore Holbein, completano la rappresentazione dell’ ideale tormentato e perseguitato fino al patibolo ; e la poesia sola sorse a vendicarlo dipingendo in un quadro conosciuto da tutta Europa il ballo della morte, chè tale fu in questo tempo la Corte d’Inghilterra. Ladislao, con pensiero originale e felicissimo, a questa tragedia, invece di prologo, mandò innanzi una suonata larga e caratteristica, una maestrevole composizione degna di Wagner e de’ più grandi maestri di questa nobil arte, e che, eseguita a Dresda nello scorso inverno, riportò un vero trionfo.

Tanto degli scritti e delle composizioni, quanto de’ suoi ultimi viaggi a Palmira, a Gerusalemme, al Cairo, ad Atene, ce ne dirà molto un libro che, per quanto intendo, egli prepara sopra di essi. Ma, poichè tu sei curioso di sapere più presto qualche cosa di lui, leggi un articolo che io ti mando in parte tradotto, pubblicato nella Gazzetta del Popolo (Narodova) di Lemberg e intilolato Dal mondo ; un tale articolo, credo non sarà senza interesse per i lettori della Rivista Europea. Intorno al viaggio di Tarnowski da Atene a Latachie, l’antica Laodicea, ecco quanto scrive da Latachie stessa ove dimora, il bravo poeta e soldato polacco Carlo Brzozowski. nella sua lettera al redattore del giornale La Gazzella Narodova (Agatone Giller).

« Mi rammento, caro Agatone, le feste che mi faceste, or sono parecchi anni, nel mio breve soggiorno nella vostra città di Lemberga; da quel tempo, spesse volte, nelle notti, nei deserti di Oriente, presso il focolare de’ montanari, ho pensato con segreto desiderio, a voi, ai vostri cari, e le vostre immagini risorgerano tentatrici innanzi agli occhi dell’anima mia.

« Per un uomo che vive di tali rimembranze, che festa, quando ad un tratto, gli appare nella realtà la nobile figura d’un uomo che vi fa rivivere in mezzo a quel caro mondo che si ricorda, che vi fa di nuovo sentir quella gioia, dalla quale pur troppo si disavvezza l’uomo nella solitudine. « Tu capisci dunque il piacere che ha portato sotto il mio tetto Ladislao nel suo passaggio per Palmira e per la Terra Santa; – fino alla fine della vita gli sarò grato, per questi bei giorni che egli mi ha sacrificati.

« Tutti i miei, si sono innamorati di lui, fino ai piccoli bambini miei, f[i]no alla loro gazzella , la quale veniva a mangiare il pane dalla sia mano, a dormire presso i suoi piedi.

« Ti avrei scritto subito, ma venne la settimana santa, la quale é qui la settimana della preghiera, e mi ha impedito.

« La nostra parrocchia si compone di poche famiglie e tutti siamo obbligati ad aiutare il nostro parroco, chi cantando i salmi, chi lavorando presso la costruzione del santo sepolcro. Poi venne la Pasqua e per due giorni si ricevevano continuamente felicitazioni da tutti gli abitanti della città (si sa che la città non è grande come Firenze o Napoli; ma via, per Latachie, abbastanza considerevole ; gli uni entrano, gli altri escono, dopo aver gustato un cucchiaino di gelato e bevuto una tazzina di caffè, ed anche fumato un buon nargillo. Ora dunque, poichè tutto questo è bene finito, piglio la penna per mandarti un saluto fraterno e con te a tutti i mei cari amici e conoscenti e felicitarvi se non per la Pasqua ameno pel Corpus Domini.

« In questo momento, il Tarnowski deve esser già presso Balbek. – É appena un’ora, ch’io ho veduto sopra il Libano accumulate le nuvole. Io le conosco bene ; fra due o tre ore, queste formeranno un panno mortuario di sotto il quale in diverse parti cadranno dal cielo fuochi di Bengala ed insieme coi tuoni, la neve.

« La catena superiore del Libano, spesse volte, si trasforma in una Siberia; tra i giardini di aranci si forma una montagna di neve da un monte all’altro, e taglia la strada ai poveri peregrini, e non di rado copre le carovane, così, che, fuori del sole della primavera, nessuno più li scuopre ; ma, prima che venga il sole, povere vite !

« Nell’anno 1861, avevo ordinato ad una compagnia di cacciatori 2 che mi fu mandata da Bayruth per i lavori d’ esplorazione, di fare le baracche sulle montagne del Libano con la speranza che il giorno seguente noi avremmo potuto passare alla Valle che divide il Libano dall’Antilibano. Il tempo, in quella sera, era mirabile ; il Bayruth era circondato dalla verdura de’ limoni e dai boschi di mirto ; e, due ore dopo, che mutamento, che brutto svegliarsi da un bel sogno! – Il vento furioso portava via le nostre baracche, ed i tuoni lontani annunziavano una grande tempesta; e, in verità, venne questa con tali lampi e fulmini e vento che faceva acciecare quantunque si chiudessero gli occhi, e le cateratte del cielo parevano letteralmente aprirsi sopra di noi ; il fracasso degli ingrossati torrenti dominavano soltanto i tuoni; – le masse d'acqua scaricate dalle nuvole, si sono pian piano trasformate in grandine e la grandine in un vasto mantello di neve. Parea la notte dell’ultimo giudizio; – al mattino avevamo la neve fino ai fianchi e non potevamo muoverci dal posto ; credevamo che la neve in due o tre giorni si sarebbe sciolta e avremmo potuto procedere avanti; vane speranze. – Prima di sera, nelle vicinanze di Bayruth, abbiamo osservato la tromba marina e visibilmente veduto come bolliva l’acqua e allora abbiamo bene inteso quello che si aspettava. – La notte passata era stata un divertimento in paragone con la seconda notte. – Dopo 30 ore di turbini, di tuoni, grandine e neve, venne un silenzio terribile. Da una baracca all’altra, la voce non giungeva ; tutto fu sommerso nella neve; – fortuna che avevamo zappe ed ascie ed anche i viveri per un mese. – Abbiamo tirato di sotto la neve le nostre povere casuccie di tela ; ma prima di poter muovere avanti, siamo restati immobili, per la molta neve, circa 21 giorno; e come ci siamo tirati fuori di questa Siberia, sarebbe una lunga odissea il raccontare . . . .; basta, che dalle nuvole vedute sopra il Libano ho fatto un cattivo pronostico per il nostro Ladislao, non sapendo com’egli potrebbe salvarsi nel caso di una simile tempesta, tanto più che mi parve d’indovinare in lui una mano che lo spinge sempre avanti, la mano del destino.

« Il principio della primavera in Síria, non ha dovuto piacer troppo al nostro Tarnowski ; per toccare col piede la terra di Laodicea, egli dovette prima ballar bene nella barca che lo portava lontano dal porto dritto contro le rupi inospiti ; e come lo portò fra noi il mare burrascoso, così lo riprese alla partenza. Ma se, nell’ingresso in Siria, ha trovato il vento e le onde fredde, del ricevimento che gli uomini gli fecero non ebbe certamente da lagnarsi. Mi recò anzi meraviglia che anche i monelli, figliuoli del Profeta, avvezzati a gridare ad ogni forestiero, in coro terribile: Frendzi ku ku! con lui fossero gentili, anzi gli servissero da ciceroni, tra i boschi d’olivi dove errava il nostro compatriota, meravigliato e rapito alla vista delle montagne e del mare.

« Il Parroco de’ Maroniti, avendo saputo l’arrivo di Ladislao e inteso ch’egli non conosceva il rito de’ Maroniti, lo invitò alla messa. Figurati dunque la meraviglia del nostro amico, quando il giorno seguente, nel cortile della Chiesa, il parroco lo ricevè in gran pompa, con l’acquasanta, e quando, entrato in Chiesa, trovò preparato per lui un inginocchiatoio coperto di porpora.

« Ricevuto come un principe, modesto com’egli é, si ficcò tra il popolo, e lì rimase tutto commosso fino al fine della funzione.

« Con vero piacere ti dico poi che il nostro Ladislao va debitoro di questo straordinario ricevimento alla sua potente maniera di suonare il pianoforte.

« Un giorno prima della funzione, Ladislao era stato invitato dal signor Geoffroy, console austriaco, cugino di mia moglie. – Presso il signor Geoffroy si trova un piano forte discreto e una grande sala di ricevimento ; questa si riempie di visitatori e curiosi d’ogni ceto, tanto più che bisogna che tu sappia, come qui da noi le case sono aperte a tutti senza eccezione ed un venditore di agli, è egualmente trattato quanto il più ricco cittadino di Laodicea. – Abbiamo qui una grande quantità de’ nostri virtuosi arabi che strappano gli orecchi con la loro musica di tamburini e campanellini, musica che si limita a tre o quattro note, e questa piace immensamente agli indigeni ; ciascuno ha il suo gusto; e la nostra musica europea non ha trovato ancora una buona accoglienza presso questi orientali ; la sentono per gentilezza e niente più – Vedendo io dunque una società tanto numerosa, ingenua e chiacchierona, ebbi paura che non mi permettesse di sentire la musica di Ladislao e già facevo i miei piani per impedire l’insopportabile chiasso, quando Ladislao, in mezzo a tanti esseri parlanti, malgrado suo, si mise al pianoforte. Ma qual fu la mia sorpresa quando, a misura ch’ ei suonava, il chiasso degli arabi venne meno e ad un tratto tutti diventarono zitti ; solo alcuni de’ più semplici, si avvicinavano pian piano al piano forte per osservare le dita del suonatore, altri guardavan sotto il piano, essendo persuasi che sotto ci fosse qualche cosa nascosto, qualche altro istrumento o altro suonatore, insomma qualche diavoleria ; ed uno degli astanti, in fondo della sala, si coprì gli occhi con ambedue le mani, e con voce alta esclamò : bichri albi che vuol dire: mi strappa il cuore , e poi si sgomentò, come un uomo che si rimprovera per qualche imprudenza. – Questa parola dovrebbe restare per lungo tempo nel cuore come negli orecchi del nostro caro poeta compositore ; il genio della musica orientale per la prima volta fu toccato incantevolmente dalle nostre armonie. Quel grido mi strappa il cuore che usci dalle labbra d’un cantante arabo, val più di tutte le lodi de’ nostri europei, in fondo de’ quali c’è sempre invidia mal nascosta o maestrevolmente coperta con fumo d’incensi. »


Il tuo Teofilo Lenartowicz.


Note

  1. Lo scritto che son lieto di pubblicare, di offre un duplice vantaggio ; esso ci fa gustare una splendida pagina italiana dell’illustre poeta polacco che Firenze s’onora di ospitare, e nel tempo stesso ci reca notizie d’un amico geniale, che trovasi in Asia, anima larga, pia ed eroica ad un tempo, cavaliere, poeta e trovatore sfuggito come per miracolo, al Medio Evo. A. D. G. [Angelo de Gubernatis]
  2. Carlo Brzozowski copre un importante impiego, come ingegnere del Governo Turco a Latachie.