La Canzone del Paradiso/III. Il Sole

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III.
IL SOLE

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Avanti il dì si leva dal giaciglio:
non ha battuto ancora l’ali il gallo,
ancora canta l’assiuolo intorno,
la rondinella è nel suo nido ancora.
5Esce la schiava e tira l’acqua al pozzo;
nel lebe colmo ella s’inonda il viso,
scioglie i capelli sotto la rugiada,
v’intreccia i fiori nati tra le spighe.
E poi raccatta i fasci di lavanda,
10le reste d’aglio, l’erbe, i fior, le foglie,
le medesine e benedizïoni
zuppe di guazza e di virtù notturna.
Larga la guazza piove dalle stelle,
le stelle impallidiscono. Non canta
15più l’assiuolo. Va la schiava e cerca
nei greppi un fiore ch’ha ramoso il gambo,

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larghe le foglie e morbide di pelo,
grande. Una spiga porta che s’appunta
come la fiamma, e tanti fiori ha forse
20la lunga spiga, quanti giorni ha l’anno;
aperti i primi, chiusi i più lontani.
Strappa da terra Flor d’uliva il grande
tasso barbasso, e va con quello, e prende
via per un infinito colonnato
25d’aerei pioppi, volto ad oriente.
Odora la viorna e la vitalba.
     E s’incammina incontro all’alba.

Batte tre volte l’ali un gallo, e canta:
cantano tutti, nelle case, i galli.
30E li aierini, del color dell’aria,
frullano via, dando una scossa ai pioppi.
Lasciano un po’ di rugumare, a lungo
mugliano i bovi, poi che il cielo imbianca.
La schiava inalza il verde cero, ch’arde,
35inalza e scuote il gran tasso barbasso;
e le fogline de’ suoi fiori aperti
piovono giù come faville gialle.
— O Sole! O Sole! Ricomincia il giro!
Temevi forse qualche tuo nimico?
40Libere omai sono le vie del cielo.

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Sta’ su nel cielo un poco meno, e posa
un poco più; ma non sostar: cammina!
Seccaci, a tempo, nelle spighe il grano,
mettici, a tempo, dentro l’uve il vino.
45O indugiasti per un sandaletto
d’oro, che in prima pàrveti una stella?
Il poco indugio sia con nostra pace;
ma ora muovi! Anche noi s’ama, o Sole! —
Ed ecco il cielo si converte in rose,
50in rose e oro; i pioppi ardono in vetta;
a Flor d’uliva, come gemme, in capo
brillano mille gocciole di guazza.
Si leva il sole. E li uccellini in cova
     tre volte girano sull’ova.

55Allegra poi con la canestra in capo
va Flor d’uliva, e due panieri al braccio.
Vanno con lei le serve del contado.
Cantano lungo Savena la verde,
cantano ’l lai de Santa Filumena.

60In t’una grotta in ripa de la Zena
c’è un vieni e va, ma che si sente appena...
     gra pa ri gra pa ri tra...
là c’è una donna che tesse, che tesse;
     una spola che va, che va...

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65Lunga è la strada ed è già alto il sole;
sì, ma le schiave l’amano, la strada,
l’amano, il sole, e vanno via cantando:

Un drago aspetta, guata che si spicci,
lo giorno sta cun li ocli fissi ai licci...
     70gra pa ri gra pa ri tra...
Finito ch’abbia quello ch’ella tesse,
     dopo, il drago la mangerà.

Bella è Bologna, ma così lontana!
Cantano già su li olmi le cicale.

75Guata che guata, li ocli a sera ei vela.
E’ dorme, et ella stesse la so tela...
     gra pa ri gra pa ri tra...
Lo giorno fa, la notte sfa, chè tesse
     la tela dell’eternità.

     80Ed apparisce la città.