L'uomo delinquente/Parte quinta/I

CAPITOLO I. Epilessia

L'uomo delinquente/Parte quarta/I L'uomo delinquente/Parte quinta/II IncludiIntestazione 12 maggio 2012 75% Criminologia

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1. Concetto antico e moderno. — 2. Genesi e fisiologia del morbo. — 3. Forma lacunare. — 4. Crepuscolare. — 5. Crepuscolare con coscienza. — 6. Latente.


1. Per epilessia, uno dei morbi più studiati e meno spiegati dalla scienza antica, si intendeva una malattia per la quale i colpiti andavano soggetti ad attacchi convulsivi tonici e clonici improvvisi ripetentisi senza causa apparente. Questo morbo, a cui gli antichi attribuivano un’origine divina — morbus sacer —, si riteneva sempre caratterizzato da convulsioni, precedute da un’aura e seguite da un sonno profondo e da incoscienza dell’accaduto. Per chi non vede nella malattia che questo quadro, l’identificazione dell’epilettico col criminale sarebbe assurda. Ma il concetto di questa malattia è andato allargandosi. Alla forma classica si è aggiunto dapprima la jacksoniana, o parziale, e la riflessa, e ora si va sostituendo all’antica una classificazione più ampia ancora della epilessia in motoria, sensoria, psichica, completa e mista. Una quantità di fenomeni che sembravano così differenti. da non poter essere riuniti assieme, sono ora invece considerati tutti di natura identica e collocati accanto alla convulsione motoria epilettica, e cioè: l’assenza, che è una breve e semplice interruzione lacunare della coscienza associata a pallore del viso; certi accessi di vertigine; alcune forme di scialorrea (Emminghaus); la narcolessi, il pavor nocturnus dei bambini, e certe nevralgie facciali, emicraniche, intercostali, ecc., che insorgono accessualmente precedute da aure allucinatorie, visive in ispecie. La loro natura epilettica è attestata dai caratteri che hanno comuni: anzitutto la. forma accessuale corrispondente ad una scarica improvvisa, e disordinata dovuta ad irritazione corticale del cervello, poi l’aura, cioè una serie di sensazioni particolari che precedono l’accesso; la depressione che lo segue e che produce il caratteristico sonno o corna postaccessuale; la uniformità dei singoli accessi, la loro periodicità, la istantaneità, con cui sorgono e finalmente la perdita, più o meno completa di coscienza, i quali caratteri li fanno considerare come fenomeni accessuali d’una neurosi epilettica. Ora a queste specie di epilessia si è aggiunta l’epilessia psichica, impropriamente detta larvata, nella quale la scarica nervosa accade invece che nei centri motori, o nei centri sensitivi, nei centri psichici e produce altrettanti accessi psichici, cioè «absences», cioè brevi e fugaci perdite della memoria e della coscienza, come in Misdea quando mirava in faccia e non salutava gli amici, accessi di suicidio automatico, irresistibili impulsi a ferimenti, a omicidi, a violenze sessuali. Questi accessi sono chiamati equivalenti psichici della epilessia, perché possiedono i caratteri suaccennati dell’accesso epilettico e si possono sostituire con le altre sue forme, motoria o sensoriale. Il pervertimento psichico non dura solo in questi brevi accessi, di cui accresce e cobra la ferocia, ma si proietta anche in tutta la vita dell’individuo. Mausdley narra di una donna di 52 anni, soggetta ad accessi di collera con violenza che faceva energici sforzi per strangolare la figliola che più prediligeva gridando: «Bisogna che l'uccida », e dopo pochi secondi di lotta si gettava spossata dicendo: « Voi vedete e non volete credere che fossi cattiva! ».

2. Gli accessi psichici, i quali sostituiscono l’accesso motorio, si spiegano assai bene quando si pensi che l’epilessia è una scarica di alcuni centri corticali, scarica (vedi Roncoroni, Trattato clinico dell’epilessia, Milano, Vallardi, 1896) disordinata e improvvisa con perdita o quasi della coscienza, cioè sostanzialmente con abolizione o diminuzione dell’azione inibitoria e direttrice dei centri superiori e con aumento di eccitabilità dei centri sottoposti che tendono a rendersi preponderanti. Quando avviene nelle aree motrici, la scarica nervosa produce un’azione motoria disordinata e automatica. L’automatismo delle aree sensoriali produce un tumultuoso insorgere di immagini allucinatorie e di delirii sensoriali. Finalmente l’azione indipendente e disordinata della volontà e del senso etico, perché l’azione regolatrice dei sensi superiori è deficiente o alterata, produce l’automatismo ambulatorio, gli atti impulsivi dell’epilessia psichica o larvata, il così detto raptus epilepticus, a cui talvolta l’atavismo che domina allora liberamente nel campo dell’incosciente dà un particolare carattere di ferocia. La perdita della coscienza non differisce, secondo Hammond, dagli altri sintomi; perché la coscienza ha anch’essa un substrato anatomico ben determinato. Ben inteso che l’irritazione non esclude l’influenza degenerativa anzi deriva da essa, o da traumi, o dall’alcool che indebolendo la corteccia ve la preparano e predispongono. Un attacco epilettico è una scarica rapida ed eccessiva della sostanza grigia, che invece di spiegare la sua forza gradatamente la sviluppa tutto a un tratto, e ciò perché è in uno strato di distrofia. La genesi comune delle diverse forme di epilessia è provata dal fatto che Rosembach, con deboli correnti applicate direttamente ai centri psicomotori, provocava una parziale epilessia che poi si trasformava in un accesso epilettico completo coll’estendersi agli altri gruppi muscolari, mentre colla corrente molto intensa che trapassa dai centri psicomotori alle zone non eccitabili, si ha un completo immediato accesso epilettico convulsivo, con movimenti clonici estesi a tutto il corpo, incoscienza, nistagmo, rigidità della pupilla. Richet e Bernard ottennero nei cani fenomeni psichici (i cani annusavano, abbaiavano, mordevano) e vertigini, irritandone i lobi frontali. Così dall’eccitamento dello stesso centro corticale si possono avere le varie forme dell’epilessia. Aggiungiamo con Magnan che avremo la forma convulsiva solo quando si avvera la scarica della zona motoria (epilettogena) e l’impulsività criminosa quando l’irritazione e la scarica hanno luogo nelle circonvoluzioni frontali, e peggio se tutte insieme. E con Tonnini, che secondo la diffusione o la limitazione dell’irritazione si avrà una epilessia completa con tutti i caratteri psichici, motori, morali, ecc., o solo una epilessia psichica — follia morale — o una semplice epilessia motoria con indole buona, o anche solo sensoria, e ciò tanto più dopo che Charcot e Pitrés mostrarono come le ‘affezioni corticali che generano l’epilessia hanno una topografia poco fissa, potendo la irritazione di un’area propagarsi in una vicina (Revue de Médec., 1883). I fenomeni dell’aura epilettica confermano anziché escludere la localizzazione cerebrale, portano, come ben dice Rosembach, il conio d’una proiezione eccentrica degli eccitamenti del centri sensori, e quasi sempre infatti consistono in illusioni di senso. Nella statistica del Gowers su 505 ammalati troviamo che le aure sono costituite pel 16% da sensazioni visive e pel 5% dalle acustiche e olfattorie. S’aggiunga che spesso l’aura è una allucinazione complicata o un sintomo psichico, ansia; o una impulsione od una idea bizzarra; e che un’aura sensoria si ha anche spesso nel piccolo male (se condo Gowers nel 55%). Anche l’aura motoria come la flessione di una o più dita può benissimo spiegarsi per un limitato eccitamento del centro psicomotorio.

3. Possiamo distinguere nell’epilessia psichica una forma lacunare e una crepuscolare. La forma lacunare sarebbe una assenza più o meno protratta. I malati restano per due o tre secondi senza coscienza e talora senza convulsioni, talora con balbuzie transitorie e a volte rapida impulsione automatica a rompere, a ferire, a distruggere, il che si connette col frequente omicidio-suicidio automatico degli epilettici e colla passione di distruzione che si trova così spesso nei bambini. Sono vertigini, tendenze violente alla venere, al furto, all’omicidio, in uomini prima onesti, che rimpiazzano l’attacco motore. Più frequente è il caso di impulsi a reati sessuali, a esibizionismo. Già il Kowalewski aveva notato: come il coito sia simile all’accesso epilettico per la tensione tonica dei muscoli, la perdita della coscienza, la midriasi come spesso gli accessi epilettici siano accompagnati da propensioni al coito; come spesso il primo accesso epilettico coincida col primo colto e come spesso si unisca a forme di pervertimento sessuale. Tarnowski diagnosticava per l’intermittenza e pel contrasto colla vita anteriore, epilettici, degli infelici che presentavano solo un’anomala lubricità; per es., un giovane di 26 anni riconosciuto poi epilettico, andando a visitare la sua amante e non trovandola si gettò su una giovane di 17 anni per violentarla; la cameriera accorsa i gridi ne fu a sua volta violata, dopodiché si addormentò né svegliato ricordò più nulla. Un altro, studiato dal Ovalewski, dopo 8 giorni di depressione domanda a una amica di sua moglie di darsi a lui; dietro suo rifiuto si rivolge alla moglie, la quale egualmente lo respinge. Cade allora a terra, diventa furioso, getta acqua bollente sui vicini e finisce col bruciare il figliolo. Dopo i molti casi di amori mostruosi, di cannibalismo negli epilettici non è da dubitare che quel Bertrand (diagnosticato melanconico e che cercava a periodi la voluttà nella putrefazione mutilando i cadaveri delle donne giovani o vecchie che fossero, e durante questi accessi era in uno stato convulsivo o in completa anestesia) fosse epilettico così come lo erano Verzeni e Gourayo, Uomini tranquilli, onesti nella vita normale figli e padri anche (quest’ultimo) irreprensibili, i quali ammazzarono successivamente 10 o 12 donne, alla distanza di pochi anni, periodicamente, presso a poco negli stessi mesi, dilaniandone poi le carni Nessuno di questi aveva convulsioni classiche, ma vertigini. Tutte queste forme di accessi impulsivi che noi diremmo criminosi sono assai più frequenti in quegli epilettici che soffrono delle vertigini che non in coloro che soffrono convulsioni; e a cagione di ciò non sono riconosciuti tali. Si avrebbe nella vertigine erotico sanguinaria un vero sovraccarico della criminalità normale.
Vertigini. — Alla forma lacunare è da ascrivere la vertigine, la quale è affatto scevra da convulsioni, ed è accompagnato spesso anche da tendenze violente, alle veneree e al furto, in Uomini prima Onesti. Un calzolaio, di 28 anni, onesto, si porta con un compagno a bere, poi gli propone di derubare un bottegaio e col denaro fuggire in Ungheria. Il compagno lo denunciò; egli dichiarò di non saperne nulla. I parenti dichiararono che il bambino colpito da un bue pativa di epilessia e il padrone confermò che era onestissimo ma che soffriva di emicranie e non Sopportava il vino. L’incolpato dichiarò che soffriva cli emicranie che gli venivano Ogni due settimane e durante le quali egli si trovava in una specie di sonno e non sapeva quel che si facesse.
Mania e paranoia — Morel notò che la nevrosi epilettica può per molto tempo non manifestarsi che con attacchi maniaci e con manifestazioni di estrema perversità. Aggiungasi che le paure possono parere ed essere vere allucinazioni e come tale esser diagnosticata la malattia; poiché è facile che alienisti poco colti quando vedono caratteri di mania o monomania si fermino su questi che sono i più notori e non avvertono gli epilettici che formano il fondamento essenziale del morbo. Così successe alla Goretti che fu giudicata paranoica cleptomane quando due mesi dopo fu presa da accessi convulsivi che avrebbero spiegata l’intermittenza dei furti, la sua vanità eccessiva, la sua immoralità, il contrasto fra l’intelligenza viva, che ha spesso, e l’imbecillità che spesso la coglie.

4. La forma crepuscolare. — Abbiamo poi forme di epilessia in cui i malati agiscono come trasognati, come ubriachi, e il ricordo di quello che hanno fatto è incerto e nebuloso. Questo stato crepuscolare a volte è isolato o si stabilisce dopo l’accesso, ed è complicato con ansia, con depressione e con allucinazione spaventose che li spingono all’omicidio e al suicidio per sottrarvisi, oppure i malati hanno visioni di Dio, di santi, si credono in cielo, dettano profezie, trasmettono ordini celesti e di tutto si ricordano incompletamente. Qualche volta in questo stato confondono idee attinte nei sogni e nei romanzi con quelle della vita reale e se ne esaltano con una specie di delirio megalomaniaco. Il Samt così descrive questo accesso: «L’individuo in questo lasso di tempo agisce come un sonnambulo, qualche volta resta attonito, muto, immobile; qualche altra parla continuamente senza potersi fermare, tal’altra continua le occupazioni ordinarie, viaggia, scrive, legge. Ma sempre cambia completamente la personalità, assumendo una scrittura diversa dalla solita, atti e abitudini differenti, spesso è preso come da una smania ambulatoria per cui fa a piedi chilometri e chilometri o viaggia in ferrovia passando da un treno all’altro senza mai posare ». Talvolta questa forma si manifesta solo con tendenza a viaggiare senza scopo. Noi vedremo il Ferretti, per esempio, ed il M. che andarono in Africa dal Mahdi e poi in Australia. Un capitano di artiglieria, fidanzato da pochi mesi, parte con una certa somma di denaro e senza dir nulla a nessuno. È dato disertore. Dopo qualche mese lo si trova in Inghilterra e lo si traduce in Consiglio di guerra e là dichiara che non si ricorda assolutamente di quello che gli è avvenuto dopo che ha lasciato la casa. Là si tiene in osservazione, ed in prigione ha un nuovo accesso che permette di stabilire l'irresponsabilità personale. La forma ambulatoria è molto frequente negli adolescenti come dicemmo. Non passa settimana in cui alla polizia, dei parenti non vengano a reclamare un loro ragazzo che ha lasciato la casa paterna con qualche soldo in tasca appena da poter vivere qualche giorno. Per lo più si ritrova in quale 1e città di provincia dove è arrivato per caso, camminando sempre davanti a sé, dormendo nei pagliai e vivendo di carità pubblica. Quando lo si riconduce alla famiglia il giovanetto è incapace di raccontare cosa abbia fatto dopo la partenza. Il dottor Maccabruni nelle sue Note sulla epilessia larvata (1886) racconta di un epilettico colpito al cranio da giovane che cominciò a vagabondare a Venezia, Padova, Roma, Milano, Monaco, Menton e che si trasportava alle volte inconscio in paesi lontanissimi, specialmente poco avanti l’accesso. Questi accessi durano da qualche minuto a qualche giorno, a qualche mese. Caratteristico il caso di E., in cui l’accesso durava 15 giorni. Era un giovane militare intelligente. In stato normale sembrava la più pacifica persona del mondo, però ad un tratto cominciava a scrivere lettere, su lettere, specie in carta bollata, con una scrittura cubitale assai diversa dalla solita, in cui erano dette cose assurde, che spediva ogni giorno da un paese nuovo, essendo in questo periodo in preda a questa mania ambulatoria che lo induceva a viaggiare continuamente in treno per giorni e giorni. Militare, durante uno di questi accessi fu arrestato come disertore e non seppe spiegar il come e dove si trovasse; fu assolto e riformato. Ma se questo malato si contentava di scrivere lettere assurde e di far viaggi più assurdi ancora altri individui in questo stato possono compiere: atti pericolosi, feroci, stupri, incendi, omicidi, analogamente senza cause e profitto alcuno. Passato l’accesso, questi malati sono per lo più inconsci di quanto è avvenuto e siccome nella vita normale son persone tranquillissime, difficile è il riconosce le, il rintracciare la malattia, perché spesso questi individui non presentano di epilettico altro che il delitto stesso.

5. Il Samt descrisse una forma ancora pi complicata di accesso psichico con coscienza crepuscolare, in cui la personalità è turbata senza che sia perduta la coscienza. Ecco l’esempio che egli cita: «Un servitore che era stato fedele alla sua vecchia padrona per 40 anni, una notte improvvisamente la uccide dopo aver tagliati i campanelli che mettevano in comunicazione la sua stanza con quella dei servitori. Dopo averla uccisa e preso qualche cosa si dà alla campagna. Dopo qualche giorno torna indietro, si consegna ai carabinieri raccontando i fatti più minuti senza mostrare né ribrezzo né rimorso. Entrato in carcere, processato e condannato, mostrò pochi mesi dopo accessi epilettici, in uno dei quali morì». Il Samt che lo vide in questo stato congetturò che l’assassinio della padrona fosse stato commesso in uno di questi accessi, che denominò accessi psichici con coscienza. Come in questo caso, non di rado questi accessi psichici sono accompagnati da una furia insaziabile di sangue, di distruzione, di delitti, con sviluppo straordinario di forza muscolare, con una solo apparente lucidezza che dura da pochi minuti. Mezz’ora, dopo che i malati cadono in un sonno rotondo, dimenticando ogni cosa e non consentendo che una memoria crepuscolare.
Questo è il caso di Misdea.
Il Soldato Misdea di Grifalco, di 22 anni, che 17 anni era già stato condannato per ferimento sospetto di furto, che s’era fatto notare al reggimento per insolita violenza e minacce feroci, tant'è che il capitano gli aveva tolto l’ufficio di barbiere, una sera torna alla camerata dopo parecchie libazioni e dopo avere in un breve accesso epilettoide minacciato sguainando la sciabola un occhiere e colpito invece un compaesano. Egli comincia a attaccar brighe con tutti, tanto che il caporale gli infliggeva la prigione, ma il sergente si limitò a dargli una sgridata. Il Misdea tornò a bere, poi ritornò al suo letto, tirò fuori le cartucce sue è dei compagni, e comincia a colpire i soldati con cui aveva litigato poco prima. I soldati fuggono. Il Misdea li rincorre, e ferisce tutti quelli che sono nella camerata, poi s’affaccia alla finestra e comincia a sparare contro tutti quei che passano nel cortile. Furono 52 i colpi sparati, 13 i colpiti, e 7 i morti; né fu preso che quando un tale strisciando nella camera e approfittando del momento in cui egli un po’ baciava, un po’ minacciava il soldato Cundari del suo, paese, lo potè ghermire. Ma a domarlo non bastarono 8 persone. Tirava calci, mordeva; quando uno disse di mettergli la camicia di forza: «La camicia di forza si mette ai pazzi o agli ubriachi », disse, «ed io non sono né pazzo né ubriaco». Nella cella continuò a parlare di vendetta, di bruciar viva la gente, di mangiarne il fegato, ecc.; escluse di aver bevuto troppo, tracciò poi una specie di autobiografia in cui rivelò una serie di delitti di cui si ignorava l’autore. Dopo dormi così profondamente che tu d’uopo svegliano; per tre giorni nulla mangiò, poi stette bene e cercò attenuare e non aggravare i suoi torti. In questi casi si ha nell’accesso epilettico psichico la continuazione delle tendenze anteriori malvagie, la premeditazione e la ricordanza completa o quasi completa, non vi è più nulla che lo distingua dall’atto criminoso, e notisi che questo stato apparentemente ragionevole, può durare giorni e fino mesi. Ed allora, aggiungo io, che difficoltà può aversi a dichiarano analogo a quello che offrono per tutta la loro vita i criminali-nati, posto che per ammetterlo e per comprenderlo non si ha che a prolungare un po’ più lontano la linea dell’epilettico? E del resto, già da molti anni, quando ancora nessuno sospettava questa nuova analogia da me trovata tra l’epilettico e il reo-nato, era stato notato dagli alienisti che un delitto commesso senza causa era un accesso epilettico larvato. Citerò le parole di Trousseau: «Si può ammettere che un individuo il quale senza previa alienazione mentale, senza impulso di passioni, senza essere avvelenato coll’alcool o con altra sostanza che ecciti potentemente il sistema nervoso, commette bruscamente un omicidio, sia un epilettico e che egli abbia avuto un violento accesso, oppure cosa più frequente ancora, una vertigine epilettica». Si obietterà che qualcuno che il furore epilettico, per la sua istantaneità, per la mancanza di una causa, cli una provocazione, si rivela tutto d’un tratto come morboso, soprattutto poi per l’amnesia che lo segue. Ma nei casi descritti anche nel furore epilettico l’atto pare premeditato e s’accordi cogli interessi e le passioni dei soggetti e si prolunga cli molto, e non esclude l’apparenza di calma, così da confondersi in modo assoluto col delitto. Echeverria (Journal of Mental science, 1885) descrive un ragazzo che preso da un accesso mentre si preparava ad andare ad un ballo, nel delirio si irrita perché lo si mise a letto e alla madre che cerca di confortarlo, la prega di venir vicino a lui per baciarla, invece le scaglia un bicchiere sul viso. Samt, Tamburini, Bonfigli, Toselli provarono che ci sono casi di accessi psichici ben caratterizzati seguiti da memoria netta, che più tardi scomparve, e motivati da cause gravi. Hofstapfel (Archiv. fur Psychiatric., Berlino, 1884), un malfamato garzone d’osteria, d’anni 19, una sera interrompe il filo del campanello che comunicava la stanza sua con quella della padrona, poi tenendo fermo un lume in mano e ben puntando colpisce con rivoltella due suoi compagni, cerca di ferirne un terzo e ritorna a ferire il primo. Disarmato, chiede di uccidersi, poi si calma, si veste, va a suonare all’Ufficio di polizia a dire che i suoi compagni erano stati uccisi. Arrestato, dichiara che il colpo di pistola sparato mentre glie la strappavano di mano lo destò da uno stato di sonno, Dichiara che fin da giovane era sonnambulo e che il giorno prima sognò di sentirsi dire « Spara » e lo disse ai compagni. Se non che si seppe di piccoli furti rinnovati da lui anche nella vita anteriore, fu creduto simulatore e condannato. Accessi classici sopravvenuti in carcere dimostrarono trattarsi di un epilettico.
Epilessia restata ignota. — Ma, si obietterà, in ogni modo in questi casi un accesso convulsivo si vide prima ad attestare che il furore era determinato da una scarica epilettica. Ebbene, non sono pochi i casi in cui questi accessi non comparvero se non molto tempo dopo il delitto o dopo il giudizio e molte volte si notarono solo per caso. Tipico il ragazzo citato da Magnan che a 17 anni schiacciò il capo ad un compagno che dormiva con lui. Lo si arrestò poco dopo mentre declamava versi latini o canti di chiesa e così durò cinque giorni, dopo di che rinvenne in sé affatto inconscio del passato. Nessuno s’era mai accorto di alcun accesso convulsivo, molti però ricordavano che bambino era caduto nel fuoco, e a 8 anni era caduto da un albero, e che parecchie volte portando il latte lo ebbe a perdere. Nel manicomio dopo anni ed anni finì per vedersi un accesso convulsivo.

6. Epilessia latente. Questi casi sono spiegati dal fatto che esiste in alcuni individui una epilessia latente di cui difficilmente le vittime o i parenti si accorgono, potendosi manifestare con atti di nessuna importanza, come assenze relativamente brevi o vertigini anch’esse brevi. Ebbi in cura una bambina di genitori ricchissimi, vera pazza-morale che tormentava fratellini e istitutrici, rubava in casa, accusava altri, ecc. Mancava, secondo i genitori, ogni traccia di epilessia. Nell’indagine però accurata venne fuori che spesso, mentre la bimba lavorava, ad un tratto lasciava cadere il lavoro e restava con lo sguardo fisso nel vuoto; tornata alla sua occupazione non ne conservava alcun ricordo o coscienza per quante domande le si facessero. La bambina ha anche sofferto alcune volte di vertigini e di certe contrazioni muscolari che le si producono specialmente nel viso, ma che di tratto in tratto le Scuotono anche il corpo. Finalmente sono stati accertati e notati due fatti di natura epilettica. Il bisogno che ella sente irresistibile di far questi malefici in certi momenti e quindi ad intermittenze, il fatto che queste cattiverie sono precedute da un’aura, cioè da un senso di formicolio allo sterno e agli arti inferiori, che rimonta lungo la spina, su pel dorso e dopo il quale « bisogna che ella faccia così ». Non è raro poi che questi accessi vengano presi per ubriachezza. Io ricordo un giovane quasi imbecille, che uccise in un raptus la suocera, i cui ripetuti accessi vertiginosi incompleti seguiti da corna, da tentativi di suicidio, di omicidio e di furore, furono presi per ubriachezza dalla madre, dai medici della città, dal soggetto stesso, per quanto non fosse stato mai ubriaco. La diagnosi è difficoltata ancora da altre ragioni: Primo, perché un carattere di questi malati possono di ignorare di esserlo, poiché l’accesso si assiste quasi sempre a incoscienza, a incoerenza ed è eseguito da amnesia. Secondo, perché sapendo che è meglio avendone degli indizi, ne dissimulano da sé e cogli altri, per l’orrore, forse tradizionale ridesta tale malattia, onde credono o affermano di aver avuti svenimenti, sincopi, ebbrezza, capri, ma mai questa malattia; e perché gli accessi assai spesso sono notturni, per cui uno può essei colpito da anni senza saperlo e perché molte voi coloro che vanno soggetti all’epilessia psichica ne hanno la forma motoria, ma solo vertigini, accessi notturni che appena, si rivelano colla perdita dell’urina o morsi alla lingua, i quali spesso passano inosservati. A complicare la diagnosi non di rado accade che i malati, pur non ricordando gli atti impulsivi, si atteggino come li ricordassero e li interpretino. Un ragazzo di 9 anni che fu epilettico fin dai 6 anni e bugiardo sempre, durante un accesso ruppe tutti i giocattoli del cugino. Svegliatosi, a chi glie ne richiedeva la ragione rispondeva; «Egli alcuni anni sono strappò la coda al mio cavallino», volendo interpretare come rappresaglia, un atto, che non era se non un accesso psichico. La diagnosi di epilessia si deve fare pertanto sull’esame diretto del malato, studiandone la sensibilità, il campo visivo, il ricambio, e colla sorveglianza accurata, che spesso ci manifesta e rivela la frequenza di uno o di un altro sintomo patognomonico che il malato e i parenti non avevano avvertito.