L'arcadia in Brenta/Lettor gentilissimo

Lettor gentilissimo

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L'arcadia in Brenta Personaggi

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LETTOR GENTILISSIMO.

P
OCHI saranno quelli, che letta l'Arcadia in Brenta non avranno1. Si sa quasi comunemente aver figurato l’Autore di quest’Arcadia una conversazione di sette civili ed oneste persone in un luogo delizioso fra quei magnifici palaggi che adomano il fiume Brenta, e che formano una delle più belle villeggiature d’Italia. Tre uomini e tre donne formavano la raunanza, cioè Silvio, Giacinto, Foresto, Marina, Rosaura, Laura, a’ quali s’aggiunse dopo qualche giorno Fabrizio Fabroni di Fabriano, che per la sua età e per il suo carattere, misto di sciocco e di faceto, riescì il condimento della gioconda società loro. L’Arcadia, di cui ora parlo, consiste principalmente in molti arguti, detti faceti, novelle spiritose, canzonette, madrigali, e cose simili, per lo che, potendo una simile conversazione intitolarsi giocosa Accademia, fu per la stessa ragione dall’Autore intitolata l’Arcadia in Brenta, colla rispettiva similitudine dell’Arcadia di Roma, in cui cose più serie e più elevate si trattano2.

Io adunque per argomento della mia presente Operetta non prendo già l’Arcadia in Brenta, che scritta trovasi dal nostro Autore, poiché in essa materia non trovo per una teatrale Rappresentazione.

Sul fine di detta Arcadia, sciogliendo gli sette Arcadi la loro gentile conversazione, s’invitano vicendevolmente per la susseguente [p. 301 modifica]stagione, e tutto che stabilissero passare sul fiume Sile, accadde però che quel tale Messer Fabrizio Fabroni da Fabriano, piccatosi di generosità, volle trattar magnificamente la maggior parte di quelli che l’avevano favorito, e seco li condusse in un suo Casino sul fiume Brenta, formando in esso novellamente l’Arcadia in Brenta. Invitò Rosanna e Laura, Giacinto e Foresto, lasciando da parte Marina e Silvio, perchè essi troppo sul vivo lo avevano motteggiato nell’altra Arcadia.

S’accrebbe non pertanto il numero della conversazione con Madama Lindora, dama di una straordinaria stucchevole delicatezza, ed il Conte Bellezza di una caricatissima affettazione.

Il povero Fabrizio di gran core, ma di poche sostanze, per sostenere l’impegno, a cui incautamente s’apprese, andò in rovina; rimasto in pochi dì senza danaro e senza roba, e col rossore di doversi vedere scornato dagli ospiti, e ridotta l’Arcadia in una commedia, che per lui poteva dirsi tragedia, a che molto ha contribuito Foresto, uno degli Arcadi, ma il più confidente di Fabrizio, quello a cuit egli aveva raccomandato l’economìa della casa.

Questa mia Arcadia di Brenta è tanto quanto quella di Ginnesio Gavardo Vacalerio, avendola ricavata da codici antichissimi della Malcontenta3 ove vanno a terminare i suoi giorni tutti quelli che, come messer Fabrizio, si fanno mangiare il suo, e si riducono poveri per volerla spacciar da grandi.


Note

  1. Allude il Goldoni all’Arcadia in Brenta overo la Melanconia sbandita di Ginnesio Gaoardo Vacalerio (o anche Vacallero), cioè del N. U. Giovanni Sagredo (1616-1694), cavaliere veneziano, edita la prima volta a Venezia (falsamente Colonia) nel 1667 e ristampata moltissime volte. Vedi specialmente G. B. Marchesi, Per la storia della Novella Italiana nel secolo XVII, Roma, 1897. cap. IV.
  2. Forse non ricordava il Goldoni che la famosa Arcadia romana sorse nel 1690.
  3. Terricciuola sulla Brenta, che dà qui motivo al Goldoni di scherzare.