Il Baretti - Anno III, n. 1/Commemorazione di S. Esenin

Commemorazione di S. Esenin

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Commemorazione di S. Esenin


Sergio Esenin è entrato nella letteratura giovanissimo e dalle sue prime apparizioni egli incominciò a «cantare» i suoi versi. La sua anima poetica si era formata non come prodotto della lettura dei poeti predecessori, ma indipendentemente — nel suo villaggio, nella sua casa di contadino. La rivoluzione sfrenò in questo giovane contadino l’amore delle risse e degli scandali. Egli ama fare il rissaiuolo e nei versi e nella vita. Ma anche in questo Esenin ha del talento, egli si distingue evidentemente dai piccoli poeti, che si trascinavano dietro di lui e le cui trovate erano soltanto noiose. Adesso per Esenin viene un periodo nuovo. Evidentemente egli è stanco di fare il rissaiuolo. E nei versi è comparsa anche la riflessione e nello stesso tempo la loro forma è diventata più semplice.

Non intendo affermare che l’attuale disposizione d’animo di Esenin sia stabile, ma in ogni caso essa esiste e rappresenta un interessante periodo nello sviluppo di questo geniale poeta. Esenin chiama se stesso «poeta scandalista russo».

Per noi non c’è nulla di nuovo in questa affermazione. Nei Russi, e particolarmente in quelli che avevano ingegno, è stato sempre abbondante l’elemento scandalistico. In Esenin questo elemento ha un carattere nettamente moderno: egli conduce vita licenziosa negli anni della fame in varie «stalle» di poeti, corre di notte per Mosca con una secchia di colore e cambia i nomi delle vecchie vie dando loro i nomi di Esenin e di Marienhof, ma Mosca non lo soddisfa: egli provoca ogni sorta di scandali insieme alla Duncan e in Europa e in America, per poi ritornare al villaggio e sedersi, facendo un inchino, sulla panca di contadino. Sarà un bene, se anche la reazione alla fase del teppismo sarà russa, chè la sua Musa sarà più profonda e più penetrata di vita. Così, almeno, è avvenuto sempre nei Russi.

dalla Volja Rossi, di Praga

(Trad. di Ettore Lo Gatto).