Capo 7

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Antioco re di Siria sdegnato contro gli Ateniesi per non so qual cagione mandò parecchie sue navi che infestavano i lidi dell’Attica e minacciavano il Pireo. Gli Ateniesi ordinarono subito il loro navile, e scrissero moltissimi combattenti, tra i quali furono dei primi Callicle e Doro, che lasciando ogni altra occupazione o diletto, si volsero interamente alle cure della guerra, e armati di buone armi montarono insieme sopra una delle navi detta la Sparvierata che era assai veloce. Un giorno fu recata la novella che quattro delle navi sire assalivano una terra presso il Capo Sunio, e che in breve l’avrebbero presa, e fatti prigionieri gli abitanti: onde il Navarco spedì subito una squadretta di tre navi più veloci, tra le quali fu la Sparvierata, ed egli uscì dopo con le altre. Le navi sire, presa e saccheggiata la terra, cariche di bottino e di prigioni, si allontanavano dal lido: le tre ateniesi con grande furia le assalirono, e mentre la Sparvierata rasentava una nave nemica, Callicle spiccò un salto, e fu dentro di quella. I Siri lo credettero un Dio disceso dal cielo in mezzo a loro, e colpiti da meraviglia e da paura rimasero inerti: intanto Callicle menava di fieri colpi con l’asta, e atterrò parecchi: pure infine si riscossero i Siri, e lo accerchiarono, e lo ferirono d’una saetta in una coscia, onde egli cadde sopra un ginocchio, e pur combatteva, e li teneva lontani. Non lo uccidete, diceva il Capitano, ma pigliatelo vivo, chè ne avremo una buona taglia. I Siri si stringevano per pigliarlo, ed uno di dietro lo ferì nel capo, sicché il giovane cadde su lo scudo. In quel punto la Sparvierata tornava all’assalto, e Doro gridava: Gli uncini, gli uncini! E come fu gettato il primo uncino che afferrò la nave sira, Doro vi saltò dentro, e ruggendo come un leone e menando colpi disperati, si piantò innanzi al caduto amico, e uccise, e ferì, e fu ferito anch’egli di saetta in una spalla. Intanto sopraggiusero altri ateniesi, e la nave sira dopo un combattimento fiero e breve fu presa. Un’altra nave sira urtata da un colpo di rostro si aprì ed andò a fondo con molte grida di quelli che v’erano dentro: le altre due fuggirono malconce, ma inseguite dal Navarco furono prese anch’esse. Sopraggiunto il Navarco volle vedere la nave su la quale si era combattuto, ne fece togliere Callicle che pareva morto e Doro gravemente ferito, e riporli su la nave sua. Qui furono curati con ogni diligenza, e Callicle aprì gli occhi, e il Navarco gli disse: Sii lieto, o giovane prode: l’onore di questa vittoria è tuo, e dopo di te del tuo amico. E Callicle sorrise leggermente, e strinse la mano a Doro che gli stava vicino. Le navi ateniesi, con le nemiche prese, tornarono nel Pireo. Tosto si sparse la fama dei due giovani e della loro bravura, e tutti gli ateniesi vollero vederli e salutarli con liete grida quando furono messi a terra. Eutichete andò subito col medico a casa dei giovani, e come ce li vide, si commosse ed esclamò: O Dei immortali, o Pallade protettrice, serbate questi due giovani alla città di Atene, salvatemi questo Callicle mio figliolo. Il povero Callicle non poté udire queste parole, ma le udì Doro, il quale dopo alcuni giorni che Callicle riebbe la conoscenza, gliele disse, ed egli ne fu lietissimo, e da quel giorno andò sempre migliorando. Doro risanò presto. Callicle penò due mesi, pure si levò e racquistò sue forze: e tutti e due tornarono belli e gagliardi come prima, e chiedevano di tornar su le navi a combattere a difesa della patria. Ma gli Ateniesi spedirono legati ad Antioco, si rappattumarono con lui, e la guerra finì.