I Marmi/Parte prima/Ragionamento settimo/Il Fanfera e il Lasca

Il Fanfera e il Lasca

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Ragionamento settimo - Poeta forestiero, e Gozzo tavernieri Parte seconda

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Il Fanfera e il Lasca.

Fanfera. Io sono andato dietro a quell’uccellaccio tutta sera e alla fine e’ m’è riuscito come io mi pensava: un capo di re in opinione, cervel da republica in albagia; pur che non abbi borsa di formica, basta. In un altro paese e’ ci nascono, ma qua ci piovano! Io sto in fra due, se io lo debbo andare a trovare lá da Gozzo, perché egli è un peccato a non aiutar diventar pazzo uno’ che se ne muor di voglia; ancor non sarebbe fuor di proposito fargli stampar quel libro sotto suo nome, a suo spese, per insegnargli comprar l’immortalitá. Ma quanti ce ne sono che pagano acciò che sieno stampati i libri loro? L’è pure una dolce cosa il beccarsi il cervello! Infine io non ci voglio andare, acciò che non mi fossi detto: domenedio fa gli uomini e lor s’accompagnano. Sará meglio ch’io camini per i fatti miei.

Lasca. Fanfera, va’ tu a Vinegia domattina?

Fanfera. Vo; perché?

Lasca. Io t’ho portato questa listra e t’ho cerco dite due ore — come disse il piovano Arlotto — e con il ricordo che pesa.

Fanfera. «Un Furioso in ottavo del Giolito, un di quegli d’Aldo, e un altro di piú vecchia stampa che vi si trovi; un Centonovelle del Giolito in quarto e uno in dodici; un Titolivio del Nardi, l’Arcolano, le Lettere del Tolomei, la Musica di Cipriano, le Sorte del Marcolino, le Medaglie del Doni, quelle antiche con i rovesci; tutte l’opere che si trovano di Giulio Camillo e quelle del Daniello; quelle Lettere prime d’Aldo e le prime dell’Aretino e il primo libro di Rime, i Mondi del Doni e i Pistolotti». Volete voi altro che questi pochi libri? [p. 166 modifica]

Lasca. Troppi son eglino; bisognerebbe avere un cervellone troppo grande a esser capace, o paziente, a lègger tanti libracci che son fatti oggi: ogni un vuol far rime, ogni un lettere; ciascun traduce e molti compongano, e che cosaccie!

Fanfera. Volete che io tolga altro da parte vostra?

Lasca. Se vi fosse qualche cosa nuova di quelle guerre della Magna, portamene, o di quell’academia.

Fanfera. Volete voi che io v’insegni un poeta venuto nuovamente in Firenze, ed è un cordovano da tirare e lo potrete ridurre in bottega di Visino a trebbio e a cicalare con Salvestro del Berretta dal Gello?

Lasca. Io l’ho bene in sul mio libro; la non m’è cosa nuova: come ho tempo da gettar via, andrò a cotesto perdigiornata.

Fanfera. Sta bene. Voi non volete altro? Andate sano. In effetto, chi legge, doverebbe avere questa considerazione, che tutti gli autori primamente non riveggano le lor opere, come fanno una gran parte; non le danno a vedere, ma basta loro averne fatto, come si dice, una bozza. Altri ci sono, secondo che in bottega mia si ragiona, che tal volta fanno un pezzo bene e un pezzo male; e questo avviene che l’opere vaglion piú una che l’altra: il Boccaccio fu autore di molte opere, il Filocolo, la Fiammetta, e le Giornate, ma dal mondo son tenute in piú pregio le Novelle; il Petrarca fece molte opere, e le Rime corrono il privilegio del migliore. Oggi è poi un tempo che bisogna ben ben far bene, chi vuol che i suoi libri si legghino una sola volta. Il tenér poi ancor qualche discrezione in sé è bella cosa, e dire: se il terzo degli scritti d’ogni autore sono approvati, basta: perché non c’è oggi cosa che si possi rettamente giudicare perfetta. Voi ci vedete assai autori per mia fede far miracoli: ben sapete che ci son certi stomacuzzi di lettori frasche che non piace loro se non poche cose, una certa scelta di quei della prima bussola; del resto fanno ceffo a tutti e ancor a quei buoni torcano il naso. Questi de’ Marmi hanno disegnato che non si ragioni di diverse materie piú a caso, ma si sono accordati parecchi di loro a trattare d’una cosa per [p. 167 modifica] sera. Che cosa le saranno, o dotte o plebee o savie, pazze, novelle o altre ciancie e ragionamenti di poca e assai importanza, in questa seconda parte si vedrá. In tanto io me n’andrò a Vinegia, e, come torno, troverrò mille cose di nuovo.



Il fine della prima parte de’ «Marmi» del doni
all’eccellente e magnifico signor Anton da Feltro dedicati.

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PARTE SECONDA