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Pietro Cimatti

1960 H Letteratura letteratura Ho amore Intestazione 6 settembre 2009 25% Letteratura

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La mia ragazza è il vento

La mia ragazza non è mia, è del vento.
E più la seguo e più vado lontano
E più l’amo più stento a farmi amare.
La mia ragazza non è mia, è del mare.

Ha i talloni di febbre e gambe lunghe
Come polledra e fugge le stagioni
E non ama lusinghe e ha gli occhi buoni
Ma la bocca disprezza, il viso uccide.
La mia ragazza non è mia, e m’irride.

Ha la febbre per sangue, di lontano
L’inseguono bisonti sterminati,
E più la seguo e più sono bisonte
E se la fermo si raccoglie in grido.
La mia ragazza è un passero di nido.

Ha piuma bianca come una colomba.
Ha grido acuto come procellaria.
Ha vento nella bocca. Ha la sua tomba
Chiara negli occhi mentre va sul mare.
La mia ragazza non è mia, è dell’aria.

E ciò che so, ciò che m’inventa
Amo e se grida temo e se vacilla
Corro e se implora irrido e se spaventa
Piango; e nessuno me la tocchi mai
La mia ragazza mia con i miei occhi
La mia ragazza che mi fugge via.

A Laura

La fanciulla mi trema nei capelli
con una mano bianca e basso dice
amore per la bocca dolorosa
raro come sorriso, e più non osa.

La fanciulla mi vibra nelle orecchie
come una rotta foglia che raccolse
vento notturno al gelso e dice amore
ma così basso che non la so udire.

La fanciulla mi sta come gheriglio
nudo nel pugno ossuto e forse mi dice
ma non odo e le dico e non mi sente,
così lontana e pur così presente.

Così fanciulla e già per i millenni
nata e rinata, e gli occhi mi nasconde
che troppo hanno viaggiato, e s’io la sfiori
fresca ha la pelle da infiniti ardori.

Fresca la fronte, ma tra pelle e sangue,
già ne sofrii, le tremano vulcani,
e negli occhi silenzi di foreste
incendiate, e deserti le sue mani.

E così nuova che mi trema il cuore.

Invocazione

Dio, svuotami, fammi come mi chiedono:
adorano le manse bestie, e irridono.
Dio mio, vuotami od empili, prendimi
o lasciali i tuoi pascoli servili.

Sono una forza e m’imbrigliano,
adorano le terre desolate:
Dio mio, dèsolami o popola quei visi.
Destali, fanne liberi, o me docile
pei loro verdi pascoli camusi.

Fammi povero o arriccali, Signore.

E se mi ami come sono, uccidimi.

Nebbiata

La nebbia è calda stasera.
In una mostra di fiori finti
fiorisce un fiore di cera.

Due occhi biondi di bimbo
cercano primavera
nel verde della fontana.
D’esotico c’è una banana
che annega nell’acqua di Trevi.
Di vero c’è una nebbiata
che odora di castagne.

Di santo c’è un bimbo che piange
e il suono delle campane.

Di primavera c’è il fiore
il rosso fiore di cera
fiorito per errore
nella nebbia della sera.