Favole (La Fontaine)/Libro ottavo/XI - I due Amici

Libro ottavo

XI - I due Amici

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Jean de La Fontaine - Favole (1669)
Traduzione dal francese di Emilio De Marchi (XIX secolo)
Libro ottavo

XI - I due Amici
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Due buoni Amici c’erano al Chilì
simbol dell’amicizia più cortese.
I buoni amici sono in quel paese
come quelli del nostro o giù di lì.

Una notte, traendo essi profitto
dell’assenza del sol, dormivan sodo.
Allor che trabuffato
un s’alza e corre dritto
a risvegliar l’amico addormentato.

Dormivan tutti in quella casa. Al chiasso
balzano i servi e corrono coi lumi,
anche il padron discende
e accorre coi denari e colla spada.

- Che c’è? quale fracasso?
Sei tu, fratello, che ti pigli spasso,
invece di dormir come costumi?
Che cosa capitò?
Hai tu perduto al gioco il tuo denaro?
La borsa ecco ti do.
T’han fatto qualche ingiuria sulla strada?
Andiam, ecco la spada.
Vuoi tu dormire in buona compagnia?
Questa mia schiava, pigliati, o mio caro.

- No, - disse il buon amico, - alcun bisogno
non ho di tutto ciò,
ma solo vengo, perché ho fatto un sogno
che assai mi spaventò.
Tu m’eri apparso colla faccia scura
e corsi a te pensando a una sciagura -.

Sai dirmi qual dei due, lettor discreto,
amasse l’altro d’un amor più bello?
È l’amico un dolcissimo fratello
che vi cerca nel core il duol segreto.

Senza farvi arrossire ode il bisogno
che vi tormenta. Il susurrar del vento,
un’ombra è segno, o un fuggitivo sogno,
per chi vuol bene, di sinistro evento.