Era tolto di fasce Ercole a pena

Gabriello Chiabrera

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E
RA tolto di fasce Ercole a pena,

Che pargoletto ignudo
          3Entro il paterno scudo
          II riponea la genitrice Alcmena,
          E nella culla dura
          6Traea la notte oscura.
     Quando ecco serpi a funestargli il seno
          Insidïosi e rei:

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          9Cura mortal non spei
          Se pur sorgesse il gemino veneno:
          Chè ben si perde allora,
          12Ch’alto valor s’onora.
     Or non sì tosto i mostri ebbe davante,
          Che con la man di latte
          15Erto su i piè combatte
          Già fatto atleta il celebrato infante,
          Stretto per strani modi
          18Entro i viperei nodi.
     Al fin le belve sibilanti e crude
          Disanimate stende:
          21E così vien, che splende
          Anco nei primi tempi alma virtude,
          E da lunge promette
          24Le glorie sue perfette;
     Ma troppo fia, ch’io su la cetra segua
          Del grande Alcide il vanto:
          27A lui rivolsi il canto
          Per la bella sembianza, onde l’adegua
          Nel suo girar degli anni
          30Il Medici Giovanni.
     Ei già tra gioghi d’Appennin canuti
          Vago di fior trastullo
          33Solea schernir fanciullo
          Le curve piaghe de’ cinghiali irsuti,
          E più gli orsi silvestri,
          36Terror de’ boschi alpestri.
     Quinci sudando in più lodato onore,
          Vestì ferrato usbergo,
          39Allor percosse il tergo
          L’asta tirrena al belgico furore:
          E di barbari gridi

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          42Lunge sonaro i lidi.
     Così leon, s’a la crudel nudrice
          Non più suggendo il petto,
          45Ha di provar diletto
          Fra greggi il dente e l’unghia scannatrice,
          Tosto di sangue ha piene
          48Le Mauritane arene.
     Ma com’avvien, che s’Orïon si gira,
          Diluvïosa stella,
          51Benchè mova procella,
          Ella pur chiara di splendor s’ammira,
          Tal ne’ campi funesti
          54D’alta beltà splendesti.
     Or segui, invitto, e con la nobil spada
          Risveglia il cantar mio;
          57Fra tanto, ecco io t’invio
          Mista con biondo mel dolce rugiada;
          Fanne conforto al core
          60Fra ’l sangue e fra ’l sudore.