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Di una contraffazione forse eseguita nell’Italia settentrionale

Max von Bahrfeldt

D Indice:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu Rivista italiana di numismatica 1893 Di una contraffazione forse eseguita nell’Italia settentrionale Intestazione 15 novembre 2016 75% Da definire

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DI UNA CONTRAFFAZIONE

forse eseguita

NELL’ITALIA SETTENTRIONALE


Nel mio recente libro: Contribuzioni alla storia monetaria dei paesi del Luneburgo nei primi decennii del Secolo XVII1, che tratta della zecca e delle monete dei duchi di Brunsvick -Luneburgo: Guglielmo di Harburgo, Cristiano di Celle, Giulio Ernesto di Dannenberg e Augusto juniore di Hitzacker, nell’enumerare le monete di quest’ultimo duca si accenna (a pag. 216, n. 174) ad un tallero di cui do qui appresso il disegno e la descrizione.


D/ – MON : NOV • ARG • A • U • P • D • G • D • B • E • L...SO • DG • Arme sormontata da un elmo, spaccata, con due [p. 432 modifica]leoni posti l’uno sopra l’altro e rivolti a sinistra nel campo superiore, ed un leone gradiente egualmente a sinistra nel campo inferiore.
R/ – .....DINANDUS II • D • G • RO • .... • SE • AUG • Aquila bicipite coronata.
Dìam. mm. 41; peso, grammi 25,32.

Collezione Vogel in Chemnitz.


Non mi è riuscito di trovare la spiegazione di questa leggenda, e per conseguenza l’attribuzione della moneta. A dir vero lo stemma corrisponde per così dire esattamente a quelli di Brunsvick-Luneburgo. I due leoni leopardati, posti l'uno sopra l’altro e gradienti a sinistra sono l'arme dei duchi di Brunsvick del ramo primogenito, e il leone gradiente a sinistra si trova ripetuto varie volte nello stemma del Brunsvick-Luneburgo come arme dei duchi di Luneburgo del ramo primogenito, dei conti di Everstein, Diepbolz e Lauterberg.

Tuttavia non credo che questo tallero sia da attribuire ai paesi del Brunsvick-Luneburgo, e ritengo piuttosto che sia una contraffazione eseguita nell’Italia Settentrionale. Agli occhi miei, questa moneta non ha un aspetto tedesco; il disegno dell’aquila, sopratutto, si scosta notevolmente dalla forma tradizionale. Ma quanto ai motivi di questa mia affermazione, confesso che non saprei addurne; e sottopongo quindi questa interessante moneta al giudizio dei lettori della Rivista.

Sull’argomento in discorso abbiamo già il parere di vari distinti numismatici. Il Dott. F. Erbstein di Dresda, è d’avviso che sia una contraffazione eseguita nei Paesi Bassi o in Italia. Tale è pure l’opinione del Signor R. Serrure, di Parigi; mentre il Cav. E. Gnecchi non crede all’origine italiana di questa moneta. Egli mi scrive che la sola zecca alla [p. 433 modifica]quale si potrebbe assegnarla a cagione dello stemma sarebbe Maccagno, ma che la leggenda non contiene in nessun modo un’allusione al nome od ai titoli di Giacomo Mandelli..

L’opinione che questo tallero sia stato coniato dal duca Augusto juniore, di Brunsvick-Luneburgo, risale a Madai. Egli descrive infatti nel suo Vollstandiges Thalercabinet, due monete di questo genere collocandole fra i talleri sconosciuti.

1. – N. 2383.

D/ – MON • NO • ARG • A • U • P • D • G • G • D • B • E • L • D • I • FL • S • D • G • Stemma con tre leoni, e con elmo coronato.
R/ – FERDINANDVS • II • D • G • R • IM • S • AU • IU • FL • L’aquila bicipite imperiale.

Madai riporta questa moneta dalle Hamburgische Remarques (annata 1707, pag. 401), ma dichiara tuttavia di non essere d’accordo con quel periodico neir interpretazione della leggenda, poiché questa non corrispondeva a quella dell’esemplare che egli aveva sott’occhio. La spiegazione che proponevano le Hamb. Remarques era MONeta NOva ARGentea Augusti Per Dei Gratuitum Gratiam Ducis Brunsvicensis Et Luneburgensis Duorum FLorenorum Soli Deo Gloria. Ognun vede senz’altro, quanto fosse stiracchiata et insostenibile.

Il secondo tallero è descritto come segue:

2. - N. 5235.

D/ – MON • NOU • ARG • A • U • P • D • G • D • B • E • L • D • F • SO • D • G • Uno stemma con un leone stante, e con un elmo coronato.
R/ — Leggenda come al N. 2383. U aquila imperiale coronata, col globo sul petto.

[p. 434 modifica]" Entrambi questi talleri „ — aggiunge Madai nella descrizione del secondo — " sono di titolo scadente e di una fabbrica clandestina che temendo la luce ha ricorso ad un’impronta così enigmatica „.

L’esemplare del Signor Vogel non mi sembra di titolo troppo basso; per converso, è notevolmente calante di peso.

Rastatt (Baden).






Note

  1. Vienna, 1893, in-8, pag. XVI-240, con 187 illustrazioni intercalate nel testo.