Di ciò che 'l meo cor sente

Dotto Reali

Guido Zaccagnini/Amos Parducci XIII secolo Indice:Rimatori siculo-toscani del Dugento.djvu Duecento Di ciò che ’l meo cor sente Intestazione 16 luglio 2020 25% Da definire

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CANZONE

Privazioni e disagi, che sostiene per causa d'amore.

Di ciò che ’l meo cor sente,
inver, neente — taccio:
saccio; — però fo laccio
per prender amore.
5Vero è, non disdico:
s’eo dico — vento — spento,
centra talento — sento
si alto valore.
Provo — novo — trovare:
10parlare — d’amare — mi face
amore, ch’è verace.
Aggio — saggio — veduto
compiuto — che muto — non tace,
né per natur’ha pace.
e 5 Però di dir non lasso,
né passo — ditto — dritto:

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in ch’io son fitto, — gitto
mio greve penserò.
Ca quei che più par gioia
20m’è en noia: poco — foco
in loco — pare gioco,
crescendo par fero.
Quale — male, — s’uzansa
l’avansa, — bassansa — può avere,
25se non per astenere?
Tempo — ben pò — fuggire
soffrire... —, d’audire
di ciascun e’ ha savere.
Che ciascuna vertude
30conclude — fede; — crede
omo che vede; — chiede
ch’è ciò che vói; tene
non ch’è fé per credensa,
sentensa — spera — vera,
35ch’è luce intera — clera,
per cui vita vene.
Morte — forte — disdegna:
spegna — non segna — fallire,
ma dà fallo fuggire.
40Arte — parte — per pianto,
di tanto — o quanto — ben dire
si può sensa finire.
Oh quante pene passa
chi lassa — voglia! — Doglia
45da sé dispoglia, — scoglia,
comò fa serpente.
Seguirla no è vita
nodrita, - ch’ira — tira
lo core, gira. — Mira:
50male chi non sente!
Molte — volte si sferra
chi serra — ... — chi caccia

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visii, vertù allaccia.
Fama — chiama — chi pensa;
55non tensa, — offensa — non faccia
omo tal, che sé isfaccia.
Però di dir non tardi,
ma guardi — danno, — e’ hanno
quei che non sanno: — stanno
60in vita penosa.
In ciò saver si loda:
chi mod’ha, — cura — pura
con mizura: — dura
in cui senno posa.
65Ésca — pesca — chi prende:
sé vende — chi rende — penseri
assai più leggeri.