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Delle prime edizioni e di un manoscritto delle memorie del Generale Montecuccoli

Gian Francesco Galeani Napione

1811 D letteratura letteratura Delle prime edizioni e di un manoscritto delle memorie del Generale Montecuccoli Intestazione 23 maggio 2009 25% letteratura

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Gianfrancesco Galeani Napione

Delle prime edizioni e di un manoscritto delle memorie del Generale Montecuccoli Memoria letta li 24 aprile 1811 nell’Accademia Imperiale di Scienze, Letteratura e Belle Arti di Torino

(Mémoires de l’Académie Impériale des Sciences, Littérature et Beaux-Arts de Turin, 1811, pagg. 603-625)



L’Editore delle Memorie del Generale Maffei , fratello del celebre Marchese Scipione, pubblicate sin dall’anno 1741, desiderava, che qualche anima ben nata si pigliasse pensiero di rettificar le Memorie del grande Generale Montecuccoli; quelle Memorie per cui si può affermar senza tema di errore, che, rispetto all’Arte Militare insegnata da chi colla stessa intelligenza e bravura ne scrisse, con cui guerreggiò, l’Italia moderna, non ha da invidiar l’Italia antica degli Scipioni, e de’ Cesari. Pubblicate le Memorie del Montecuccoli fuori d’Italia, dopo essere andate parecchj anni attorno MSS.te copiate da amanuensi inesperti, e che eziandio ne ignoravano la lingua, parevano chiedere la mano pietosa di qualche Critico Nazionale, che trovasse modo di supplire le frequenti lacune mediante testi migliori, e corregger sapesse gli errori, e scorrezioni infinite, che ne rendevano inintelligibile in più d’un luogo la stampa. La vita di quell’insigne Maestro di Guerra bramavasi pure, che da qualche valentuomo si dettasse, per sì fatta maniera, che ne vendicasse la memoria dall’ingrato obblio, in cui nella sua Patria istessa immeritamente giaceva.

Molti anni passarono ciò non pertanto, prima che il Conte Paradisi pensasse a darne in luce l’Elogio ; ma, per ciò che si appartiene alle Memorie, pochi anni sono dovetti io medesimo esclamare , che, se di un’Opera sì gloriosa per l’Italia non era venuto in pensiero insino allora di farne una buona edizione in Italia, era quella una fatalità, un fenomeno, di cui difficile mi riusciva il ritrovarne la spiegazione. Parevami strano in vero, che con tanta diligenza, e lunghe e studiose cure, durante tutto l’intero scorso Secolo, affaticati si fossero i Critici Italiani, per riprodurre emendate tante Rime, e Prose di Cinquecentisti, ed anche di Trecentisti, se ne togliamo la purità della lingua, di poco, o nessun rilievo rispetto alle cose; che con tanto amore se ne cercassero i primi testi, i più corretti, e le diverse edizioni, che sopra punti Bibliografici, o Gramaticali, studiate Dissertazioni si dettassero non sempre importantissime, e che intanto nessuno avesse mai preso a trattare con Critica assennata, e giudiciosa dei MSS.ti delle varie Edizioni, e Traduzioni degli Scritti del più grand’uomo di guerra, che forse vi sia stato in Italia giammai.

Intanto così poco conosciuta era l’Opera originale del Montecuccoli, che oltremonti vi fu perfino chi si dette, o mostrò di darsi a credere, che fossero state quelle dotte Carte scritte dal suo Autore in linguaggio dall’Italiano diverso . Egli, che, siccome è qualità, e pregio di tutti gli uomini grandi, della Patria sua era sì tenero amatore, che, come preziosissimo tesoro, e la più degna memoria, che tramandar potesse a’ posteri suoi, riguardando due Lettere dell’Imperator Leopoldo, scrittegli di suo proprio pugno dopo la memorabile Vittoria di S. Gottardo, da Lui riportata contro i Turchi, nota inoltre con singolar compiacenza che dettate erano nell’Italiano Idioma . Ed in vero l’Imperador Leopoldo, che nel suo lungo Regno seppe far argine alle armi di Luigi XIV, detto perciò il Fabio della Germania, che seppe opporre il Montecuccoli al Turenne, ed il Principe Eugenio ai più grandi Capitani di Europa, l’Imperator Leopoldo, io dico, la cui memoria venne difesa dal Signor Pecis in un Opuscolo dettato in lingua Francese contro le accuse del Conte Turpin di Crissé Comentator di Montecuccoli stesso, a buona ragione mostravasi ben affetto verso gli Italiani, che non meno nelle arti di pace, che in quelle di guerra contribuivano alla grandezza, ed alla prosperità della Monarchia Austriaca.

Questi contrassegni poi di stima, e di parziale degnazione, e le ricompense, con cui continuò l’Imperator Leopoldo a beneficare il Montecuccoli insino al termine de’ giorni suoi, bastano, per dirlo alla sfuggita, a smentire le calunnie del Basnage , che nella sua Storia delle Provincie Unite, non so da qual maligno spirito animato, osò tacciarlo di poca fede verso il suo Sovrano. Ben diversamente dal Basnage parlò del Montecuccoli, e degli Italiani tutti, che erano a servigj di quel Monarca un savio Scrittor Francese contemporaneo . Questi, che circa appunto all’anno 1675, stese un Ritratto, come diremmo, della Corte di Vienna, asserisce, che siccome a que’ tempi gli affari della guerra erano i più importanti, il Montecuccoli in qualità di Presidente del Consiglio di guerra, e Generalissimo delle armi dell’Imperatore, era in grandissimo concetto; che la grande stima, che il suo Padrone faceva del modo suo di governarsi tanto nelle cose di guerra come di Stato, gli davano molta autorità, e che in fatti era giudicioso, perspicace, e di una grandissima esperienza fornito. Soggiunge, che gli Italiani profittavano saviamente del favore di Lui, e che sostenevano alla Corte di Vienna carichi di molto riguardo sia militari che civili; che il Marchese di Grana, il Principe Pio, il Conte Caprara, e molti altri ne erano la prova.

Ma per fare ritorno alle Memorie militari lasciate MSS.te dal Montecuccoli al suo Signore, come un pegno della sua fedeltà, e costante attaccamento al servizio di Lui, non fa mestieri impiegar parole per enumerarne i pregj. I più grandi uomini di guerra, anche di questi ultimi tempi, come a tutti è palese, non si stancarono mai di farne encomj, come altrove ho accennato . Né servirebbe il dire, che nelle guerre di questi ultimi anni sanguinosissime siasi variato per sì fatto modo il sistema dell’Arte Militare, che poco giovar possano a’ moderni Condottieri di eserciti i precetti del celebre General Modenese; onde meraviglia far non si debba, se pensato non siasi prima d’ora a procurar una Edizione delle Opere di Lui, che corrispondesse alla fama, di cui ha goduto ne’ tempi addietro. Se il Montecuccoli, parlando dei documenti della Milizia antica , dice, che, eccettuata l’invenzione dell’artiglieria, la quale ha in qualche parte alterate le forme, sta il resto delle regole nella sua fermezza e dignità, com’Ei si esprime, non dovremo dir Noi, che sussistano pur quelle massime, que’ precetti, che Egli, dopo già trovata l’artiglieria, col meditar profondamente intorno all’Arte sua, e colla lunga sua esperienza rinvenne, e stimò di proporre per norma a chi ha il luminoso, e scabrosissimo incarico di guidar le imprese di guerra?

Che ne sia il vero, grande fu la variazione, che nelle evoluzioni militari produsse l’uso della bajonetta in canna, sostituito alle picche dopo del Montecuccoli, della quale invenzione troviamo soltanto qualche cenno nelle Memorie di Lui , e grandi progressi eransi già fatti in molte parti sostanzialissime dell’Arte della Guerra, specialmente nell’artiglieria, ma non ostante questi sostanzialissimi progressi, non solo il Folard, ed il Re di Prussia Federico II, il tennero in quel gran concetto, che ognun sa, ma il mentovato Conte Turpin di Crissé, sin quasi a’ tempi nostri, stimò pregio dell’opera impiegar il suo ingegno, e le sue fatiche a stendere sopra le Memorie di Lui, in sua Lingua Francese tradotte, un lungo e diffuso comento.

E che diremo dell’Ufficial Generale Prussiano Guichard , che negli ordini di Battaglia di Alessandro, di Annibale, e nell’assedio di Alesia, e nel modo di oppugnar, e difender le Fortezze presso gli Antichi, e negli stessi Scrittori loro di Tattica, credette di ritrovare utili ammaestramenti per li Generali, che fondatamente, e per principj intendono d’istruirsi nell’arte loro? Certamente dai tempi di Cesare a quelli del Montecuccoli, e da’ tempi degli Antichi Greci, e Romani a quelli del Guichard, molto maggiori variazioni, e novità si sono fatte nella Milizia di quello che fatte se ne sieno dai tempi del Guichard, e del Conte Turpin de Crissé insino ai giorni nostri. Un’artiglieria formidabile, fornita di tutto punto, e maneggiata con indicibile speditezza, cui le Fortezze mal possono resistere; Eserciti numerosissimi, che, padroni della campagna, e delle Città ricche, e popolose, non curano più che tanto le Fortezze medesime, che perciò diventano pressoché inutili; Truppe agilissime, perché avvezze a lunghi, e disastrosi cammini, senza bagaglio, senza tende, anche in inverno, anche nelle Regioni Boreali, sono fuor d’ogni dubbio mezzi efficacissimi di strepitose vittorie. Ma non sono questi, se dirittamente si riguarda, nuovi istromenti dell’Arte della Guerra, di cui non si trovi fatta menzione presso gli Antichi Scrittori Militari, e specialmente nelle Memorie del Montecuccoli. E’ questa bensì una maggiore attività, una energia più grande, che venne data agli stessi istromenti, una elasticità maggiore che hanno acquistato le molle medesime. Si può dir dell’Arte della Guerra come della Meccanica, che sempre si opera o con dispendio di tempo, e risparmio di forze, ovvero con risparmio di tempo, ma con dispendio di forze.

Ad ogni modo giuste, e ragionevolissime sono le querele del Signor Ugo Foscolo, che di Libro così insigne, così degno di essere celebrato, e studiato, quai sono le Memorie del Montecuccoli, né presso il Fontanini, né presso il Zeno, né presso l’Haym, né presso alcuno de’ più rinomati Autori di Bibliografia Italiana non si trovi neppure registrato il titolo; e sia pur lode al Cielo, che per opera di quell’ingegnoso Scrittore, una Edizione splendidissima degli Scritti di quel gran Maestro di Guerra sia finalmente uscita in luce a Milano . Siccome però la magnificenza dell’impressione, la forma del Libro, ed il ristretto numero degli esemplari, che se ne sono tratti, mostrano palesemente, che per pompa piuttosto di poche signorili biblioteche, che per uso comune siasi fatta quella stampa, si dee perciò supporre, che quanto prima si penserà a riprodurla in un sesto più maneggevole, cosicché trovar possa luogo nella picciola, e spedita militar biblioteca degli Ufficiali studiosi.

Nella supposizione adunque, che non si differir molto a por mano a questa impresa tipografica, ho creduto buona cosa il dar notizia al Pubblico di un pregevole MS.to delle Memorie del Montecuccoli da me posseduto, il quale stimo, che giovar potrebbe non poco a rendere più compita, e perfetta la nuova Edizione che se ne facesse, e forse anche animar ad intraprenderla a comune vantaggio.

Prima di ragionar del MS.to è necessario per altro il premettere alcune notizie intorno all’epoca, in cui fu dettata l’Opera, ed intorno alle prime edizioni di essa. Compì le Memorie Militari il Montecuccoli nel sessagesimo anno della età sua, come Egli medesimo attesta nella Lettera Dedicatoria all’Imperator Leopoldo; ed essendo Egli nato nell’anno 1608 , è chiaro, che già terminate erano nell’anno 1668; dopo però, che, già vincitore de’ Turchi nella predetta giornata famosa di S. Gottardo nel 1664, era stato in quell’anno medesimo nominato Luogotenente Generale dell’Imperatore, carico unico nell’esercito, come sappiamo da Lui stesso, e che perciò tanto valeva quanto Generalissimo di tutte le armi Cesaree. E pare che dettasse le sue Memorie per addottrinarsi vieppiù nell’Arte sua, e rendersi capace di gareggiar col Turenne in quelle Campagne sì memorabili degli anni 1674, e 1675, giacché i Turchi ed i Francesi, vale a dire le due più bellicose nazioni de’ tempi suoi, furono, come dice il Tiraboschi , i nemici contro i quali ebbe il più sovente a combattere. Finì Egli di vivere in Lintz nel 1681; e siccome gli Scritti suoi erano stati da Lui destinati soltanto ad istruzione privata de’ Principi, e degli Ufficiali Generali Austriaci, perciò ne’ molti anni, che passarono tra il 1668, ed il 1681, in cui chiuse il periodo della sua gloriosa vita, non volle mai, che queste dotte sue fatiche vedessero la pubblica luce; che anzi corsero più di anni ventidue dopo la sua morte, prima che si pensasse di pubblicarle colle stampe. Uscitane con tutto ciò molto tempo avanti qualche copia a penna, o dalla Biblioteca Imperiale, o dalla Casa stessa del Montecuccoli, siccome gli uomini militari avidissimi erano di leggerle, e di farne profitto, molti esemplari se ne sparsero, ma, come interviene, mancanti, corrotti, e guasti, e scorrettissimi per l’imperizia di chi li trascrisse, massimamente qualora copiati da amanuensi Tedeschi, che o non sapevano, o, ciò che è forse peggio, mal sapevano la Lingua Italiana.

Il primo Editore delle Memorie, dice il prenominato rinomatissimo Bibliotecario Estense Tiraboschi , fu Arrigo di Huyssen Tedesco, Consigliere di Guerra dello Czar Pietro il Grande, che le pubblicò in Colonia nell’anno 1704: presso la Compagnia de’ Libraj, in 12mo. Una ristampa, piuttosto che una nuova edizione, se ne fece in Ferrara nell’anno 1711, per Bernardino Barbieri. Il titolo del Libro è, come nella edizione di Colonia, Memorie del General Principe di Montecuccoli, e di questa ristampa si fa menzione nel Giornale de’ Letterati d’Italia . Ma ciò che a tal proposito aggiunge il Giornalista, che Arrigo d’Huyssen avea arricchite esse Memorie di note cavate dagli Autori antichi, e moderni, di che le persone di Stato, e di guerra doveano essergli tenute, è cosa affatto contraria a quanto dice il Montecuccoli medesimo nella Prefazione premessa, non solo alla stampa di Colonia, ma che di più leggesi nel MS.to da me posseduto, più antico di essa Edizione, intero, senza lacune, e che perciò da diversa, e più sincera fonte deriva. Di fatto nel Ms.to da me posseduto, non solo si ritrovano tutti i Luoghi degli Autori recati nella Edizione di Colonia in piè di pagina, ma inoltre annotazioni, ed autorità in essa non allegate, e tra le allegate alcune più piene e compite, prova manifesta, che sono lavoro dell’Autore il General Montecuccoli, non mai dell’Editore, come ad evidenza lo dà anche a divedere il contesto.

Del rimanente, siccome io non mi sapea persuadere, che quella informe, e scorrettissima Edizione di Colonia fosse l’unica Edizione dell’Originale Italiano delle Memorie del Montecuccoli, per non parlar della sopraccennata ristampa di Ferrara, trovandomi pertanto in Modena nell’anno 1791, nuovi riscontri ne chiesi al mentovato dottissimo Abate Tiraboschi, rapito in ancor vegeta età, tre anni soli dopo, agli amici, ed alla Repubblica delle Lettere, di cui era ornamento sì grande. Ma questi mi assicurò, che nessun’altra Edizione Italiana ne conoscea, e lo stesso mi venne confermato in Firenze dal fu Abate Giulio Perini Bibliotecario della Magliabechiana, e dal Conte Gregorio Casali Professore di Architettura Militare nell’Instituto di Bologna. Che l’Huyssen sia stato il primo Editore dell’opera, lo afferma poi Egli stesso dicendo, che il Libro era stato, come un tesoro sotterrato, sempre nascosto, nella Biblioteca dell’Imperatore, a cui l’Autore illustre dedicato avea , e lasciato per testamento le sue instruzioni militari, e ch’Egli pubblico lo facea. L’unica Edizione Italiana, che si avesse adunque di quest’Opera insigne, prima della recente splendidissima di Milano, propriamente parlando, si è cotesta meschina, informe, scorrettissima, e mancante, di Colonia dell’anno 1704.

Vero è, che l’ingegnoso Illustratore delle Opere del Montecuccoli, il Signor Ugo Foscolo suppone una Edizione dei tre Libri delle Memorie Militari anteriore a quella di Colonia dell’anno 1704, testé accennata, fondato sopra una plausibilissima congettura, che si è, che una parte degli Aforismi Militari si stamparono in Milano tradotti in Lingua Spagnuola nell’anno 1693. Ma la difficoltà, che nasce dalla pubblicazione fatta colle stampe, dieci e più anni prima, di una parte del libro, venuto in luce in Colonia nel 1704, resta sciolta, e dileguata dalla esistenza di un altro Libretto, per quanto io sappia, affatto sconosciuto. Il titolo di questo fedelmente trascritto è il seguente: L’attione bellica del Conte Montecucoli Prencipe del Romano Impero, e Luogotenente Generale delle Armi dell’Imperatore ec. in Torino, MDCXCII per Gio. Battista Zappata, in 12°. Vien dedicato il Libro da Giovan Pietro Giroldi, noto Scrittore di que’ tempi, al Duca di Savoja Vittorio Amedeo II, Principe guerriero, com’è noto abbastanza, grande ammiratore del Montecuccoli; e dice l’Editore , che presentava al Duca Vittorio Amedeo que’ foglj, che contenevano i documenti militari di un sì grand’uomo, emendati dagli errori, che l’imperizia de’ copisti vi avea fatti. Ora, essendosi da me diligentemente riscontrato questo Libretto colle Tavole dell’Arte della Guerra, ho riconosciuto altro non essere sostanzialmente, se non se le Tavole medesime, pubblicate nel Secondo Volume della Edizione magnifica di Milano, le quali furono scritte dal Montecuccoli prima delle Memorie, e sono come, a dir così, i primi lineamenti fondamentali di esse. Ciò posto, quando dir non si voglia, che il Libro Spagnuolo stampato in Milano sin dall’anno 1693, e che io non ho veduto, sia una traduzione di uno degli esemplari MSS.ti delle Memorie medesime, che andavano attorno, come fu appunto il caso della prima Traduzione Francese, non sarebbe gran fatto, ed anzi è cosa molto verisimile, che altro non sia il Libro Spagnuolo, fuorché la Traduzione del Libretto stampato l’anno antecedente 1692 in Torino dal Giroldi.

Comunque siasi, pregevole assai è la prima Traduzione Francese, che sia venuta a stampa. Il Principe di Contì, secondo che narra il prelodato Abate Tiraboschi , trovandosi in Ungheria, vide l’Originale MS.to delle Memorie del Montecuccoli presso il Principe Carlo di Lorena, assai più ampio e corretto, di quello su cui erasi fatta la prima Edizione di Colonia, e portatolo seco in Francia, il fece tradurre in Francese da un M.r Adam, e la Traduzione ne fu pubblicata in Parigi nell’anno 1712 . Altre Edizioni ne vennero appresso, segue a dire il Tiraboschi; ed il prenominato Conte Turpin de Crissé ne diede nuova Edizione con lungo e diffuso Comento, com’è detto sopra, stampato nell’anno 1770, in tre volumi in 8° in Amsterdam. Una Edizione in Lingua Latina rammenta il Signor Ugo Foscolo eseguita a Vienna nell’anno 1718, presente il Nipote dell’Autore.

Posto tutto quanto sopra si vuol riflettere, che il Signor Ugo Foscolo, per risarcire i luoghi del Testo Italiano, mancanti nella Edizion di Colonia, da Lui detta vulgata, e per ricavare la Lezione meno spuria, dovette giovarsi quasi sempre, come Egli medesimo asserisce, della Traduzione Latina stampata in Vienna nel 1718, e si valse pure in alcuni luoghi, come accenna nelle sue Note, della Traduzione Francese lavorata sul MS.to del Principe Carlo di Lorena, di cui si è ragionato pur ora. Ebbe, egli è vero, poi eziandio sotto gli occhj Frammenti MSS.ti copiati in Roma dall’Abate Serassi nella Biblioteca Massimi ; ma questi (oltre ad essere meri frammenti), scorrettissimi li rinvenne, onde per supplire alla prima lacuna, che è di due intere facciate in foglio, dovette ricorrere, come attesta nella Annotazione a quel luogo , alle Traduzioni Francese, e Latina, non bastando al bisogno i MSS.ti del Serassi. Ora quanto giovar potrebbe, per una nuova Edizione il MS.to da me posseduto, sarà facile lo inferirlo dalla succinta descrizione di esso. Il Codice è cartaceo, in foglio, scritto dal principio al fine da una stessa mano, intero, ben conservato, e legato in pelle. Dalla forma de’ caratteri, e dalla ortografia appare chiaramente essere stato copiato da amanuense Italiano, verso il fine del 1600. Nel dorso leggesi impresso col ferro Général de Ruffie, che ogni ragion vi ha di credere ne fosse il primo possessore. Tra i diversi uomini di guerra prodotti dalla illustre Famiglia de’ Signori Cambiani di Ruffia, qual fosse specificamente questo Generale, e se abbia militato in Germania, od altrove, sino al presente non mi è ancora riuscito di rintracciarlo. Il fatto sta, che in fine del 1600 non si tralasciava di fare studio fondato, tra’ Piemontesi, dell’Arte della Guerra; e non che i Generali, ma perfino le persone di professione affatto diversa, quasi a diletto vi volgevano l’animo. Il Giroldi, che primo, pubblicò l’Opuscolo stimatissimo del Montecuccoli intitolato l’Azione Bellica, non portava la divisa; ed il Canonico Rossetti Livornese, domiciliato tra noi, e l’Avvocato Bertola, e sino a’ nostri ultimi tempi il Signor Architetto Rana furono Ingegneri insigni. Comunque siasi pregio principalissimo del MS.to, di cui si tratta, si è la sua integrità, cosicché non più da Traduzioni, e da frammenti si dovrà congetturare ciò, che abbia scritto il Montecuccoli, ma si hanno in esso le parole medesime, non che i sentimenti, con cui espresse quel gran Maestro di Guerra i proprj concetti. Non solamente poi trovansi in questo MS.to supplite tutte le Lacune della Edizione di Colonia, che in fine di questa Notizia si sono fedelmente trascritte, ma molte altre particolarità, eziandio vi si incontrano, che meritano speciale considerazione.

In primo luogo il Manoscritto comprende le Memorie, non solamente divise in tre Libri, ed in diversi Capitoli, come nella Edizione ultima di Milano, ma di più ciascun Capitolo è diviso di bel nuovo in Titoli. L’Ordine de’ Paragrafi continua sempre colla stessa numerazione dal principio sino al fine di ciascun Libro, senza aver riguardo ai Capi, né ai Titoli; e ciascun Paragrafo contiene soventi volte sotto di sé più di un Numero. Il Montecuccoli, come quegli, che avea dato opera agli Studj Matematici, e che inoltre era pure al fatto del metodo degli Scolastici, anzi perfino era instruito nella Teologia Scolastica, e ne disputava talvolta co’ Maestri in Divinità, secondo che accenna il Tiraboschi , amava sì fatte divisioni, e quantunque colto e non alieno dalle Muse, cercando sopra ogni cosa la precisione, l’ordine, e la chiarezza, e scrivendo le sue Memorie unicamente per li dotti, e per chi adottrinarsi volea, trascurò l’eloquenza, e divise, e ridivise, giusta il metodo anzidetto de’ Matematici, e degli Scolastici, i suoi Trattati. L’essersi tolte via queste divisioni nella ultima Edizion di Milano, conservando soltanto quella in Libri, ed in Capitoli, mi do a credere che sia proceduto dall’idea di uniformarsi alle Traduzioni, e di render meno arido il discorso, mediante la continuità di esso. Ma il Manoscritto da me posseduto dimostra, che diverso fu il modo tenuto dall’Autore, che si è pur quello, che troviamo essersi seguito nella Edizione di Colonia.

In secondo luogo il Codice da me posseduto, comeché apparisca copiato da poco esperta persona, e perciò abbia talvolta mestieri di emendazione Critica, segnatamente per ciò che si appartiene ai testi Latini recati in nota, si vede però evidentemente essere stato ricavato da buono, e compito, e perfetto Testo; e, quello che è più, da un Testo ritoccato dall’Autore dopo l’epoca dell’anno 1668, in cui presentò Egli le sue Memorie all’Imperator Leopoldo. E che ne sia il vero vi s’incontrano Note, e Giunte fatte nell’anno 1669, e nell’anno 1670, le quali Giunte non si leggono nell’ultima Edizione di Milano ristaurata colle Versioni, onde convien dire, che sì fatte Giunte non esistessero neppure negli Esemplarj, che servirono di Testo alle Traduzioni Latina, e Francese, mediante le quali si supplì alle Lacune della Edizion di Colonia. Si vede inoltre che il Testo, da cui si trascrisse, era fornito di parecchie figure, per ischiarimento delle materie, le quali figure, tuttoché manchino nella Copia, sono però frequentemente citate in margine. Ma quello che è più importante si è, che moltissime sono le Varianti di rilievo, che giovano mirabilmente a rischiarar il senso, le quali ricavar si possono da questo Manoscritto; e che vi s’incontrano eziandio parole aggiunte, che somministrano particolari notizie. Per recarne un solo esempio, nello Stato Generale dell’Esercito descritto nell’Edizion di Colonia , si nomina semplicemente il Luogotenente Generale, unico nell’Esercito, doveché nel MSS.to si accenna la Patente, con cui l’Autore fu innalzato a tal carica, datata in Vienna 1664, anno, in cui riportò la segnalata Vittoria di S. Gottardo contro i Musulmani.

Altra particolarità del MS.to da me posseduto si è, che la Dedicatoria all’Imperator Leopoldo è compita, ed intera, come anche la Prefazione alle Memorie, la qual Dedica, e Prefazione tronche si sono stampate nella Edizione ultima di Milano, per lo motivo, che tronche si sono rinvenute nei Frammenti MSS.ti copiati dal fu Abate Serassi. Che se ampolloso si è lo stile della Dedicatoria, non se ne vuol far caso più che tanto. Tale era il gusto corrotto di gran parte degli Scrittori nostri Italiani di que’ tempi, specialmente ne’ componimenti di pompa, e di apparato, quale si è una Lettera Dedicatoria; né è da credere, che diverso fosse quello dell’Accademia Italiana, fondata in Vienna dall’Imperator Ferdinando, detta dei Crescenti, destinata al coltivamento della Italiana Poesia, a cui fu ascritto pure il Montecuccoli, ed in cui dettò Rime, stampate in Brusselles nel 1656, come asserisce il Tiraboschi .

Né solamente colto era quel grand’uomo, e dilettante di Poesia, di Architettura, e Pittura, onde raccogliea nel suo palazzo di Vienna quadri de’ più rinomati Artisti , prevenendo in ciò lo splendor elegante della vita di quello, che tra’ Successori suoi levò maggior grido, voglio dire il Principe Eugenio, ma, quello che è più notabile, alla piena intelligenza delle dotte, ed astruse Discipline, e delle Scienze Fisiche, per cui fu riguardato come principal lume dell’Accademia de’ Curiosi di Germania, ed al genio delle Belle Arti, unir seppe una vastissima erudizione, frutto di un’assidua lettura de’ Classici. Pregio singolare degli illustri Antenati del Montecuccoli fu questo di congiungere, secondo la pratica de’ più celebri Guerrieri de’ tempi antichi, gli studj delle Lettere colla professione delle Armi, come si può veder presso il Tiraboschi. Tra questi non posso passar sotto silenzio il Conte Giulio Montecuccoli, che nell’anno 1573 dedicò una sua Traduzione del Paragone delle Lettere, e delle Armi al Duca Carlo Emanuele I, allora Principe di Piemonte, e peranco fanciullo, che poi riuscì quel gran Guerriero, e Protettor insigne delle Lettere, che a tutti è palese. Gareggiò adunque in questa parte il Generale Montecuccoli, co’ più lodati de’ suoi maggiori, e sì fatta sua dote farebbe più luminosa comparsa, se s’intraprendesse una nuova Edizione delle sue Memorie, colla scorta del MS.to da me posseduto. Tanto all’Editor Tedesco dell’Originale Italiano stampato in Colonia, come al primo Traduttor Francese, pare che non andasse a grado quella ricca suppellettile di erudizione tratta dagli Scrittori militari antichi di maggior grido, e dagli Storici, come Cesare, Vegezio, Livio, Tacito, ed altri Classici, onde moltissimi Luoghi, dal Montecuccoli riferiti in piè di pagina, lasciarono addietro, che si leggono nel Codice, di cui si tratta; se pure molti di sì fatti Luoghi (come abbiam veduto essere il caso di altre Note, e Giunte) non furono parimente aggiunti dall’Autore, dopo aver terminato il dottissimo, ed elaboratissimo suo Libro, e dopo l’epoca dell’anno 1668, in cui lo presentò compito all’Imperator suo Sovrano.

Del resto quanto avidi, e studiosi fossero delle dotte Memorie del Montecuccoli i nostri Piemontesi, mentre andavano attorno scritte a penna, palesemente il dimostra, che, mentre alcuni soli Frammenti se ne poterono rinvenire in Roma, da chi è da credere, che in Italia ne abbia fatto ricerca, un altro Codice qui in Torino ne acquistò di fresco, mentre sto scrivendo, il Signor Carlo Vidua di Conzano, giovane di svegliato ingegno, e che con frutto coltiva le Italiane Lettere. Il Codice, da Lui tosto con gentil premura comunicatomi, è cartaceo, in 4°, scritto da mani diverse, e di carattere meno antico di quello del MS.to da me posseduto. Sebbene poi sia pure scorretto per ignoranza de’ copisti, e sebbene siensi in esso soppresse tutte le annotazioni, ed i luoghi de’ Classici allegati in piè di pagina, molte buone Varianti ciò non pertanto ho in esso ravvisate; e, quello che più importa, il Testo Originale Italiano è in tutta la sua integrità, e non solamente vi si trovano supplite tutte le Lacune, ma, ciò che è degno di special considerazione, colle stesse, e medesime parole, con cui sono supplite nel Codice da me posseduto.

Note