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Inghilfredi

XIII secolo D Canzoni duecento Del meo voler dir l'ombra Intestazione 12 settembre 2008 75% poesie

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Del meo voler dir l’ombra
cominzo scura rima.
Como di dui congiunti Amor mi ’nungla,
sì natural m’adombra
5in lavoreo e rima,
essendo due, semo un com’ carne ed ungla.
Ed è rason, poi membra
la Scriptura le membra
che di tal guisa tale Amor congiunge,
10sì che, quando l’agiunge,
tal dritto amor v’aiunge,
chi lo manten, null’altra gioi li membra.
Ed eo, c’a provar miro
sono, salvando sperdo,
15sì che concriomi ’n amare spunza;
doglio quando più miro
lo guadagno che perdo,
che più mi pura ca l’aigua la spunza.
E ciò mi fa cui sono,
20c’al cor m’à miso un sono
di ben voler sì forte, che m’abatto
in tai pene, che batto
le mani e giù m’abatto
e son giocondo [e] di pianger fo sono.
25Stringe lo core e gronda
lo viso di condutto
dell’aigua, che tale fonte risurge;
non ò coverta a gronda,
che lo mal che m’è adutto
30covrir potesse, se el non risurge.
Tal è ’l disio c’ònde
che sì spesso mi conde
d’un aghiac[c]iato pensier crudo e resto,
und’eo di duol no resto
35quand’a pensar m’aresto
là u’ il disio lo mio mal nasconde.
S’eo tegno il dritto a inverso
e di lei il cor mi ’ncembra,
tal la sento non maraviglia parmi
40tant’ao nascoso in verso
del meo core la cambra,
chè nullo amante di ciò non è par mi,
d’essere amato a punto
da lei, per cui son punto
45da lungi più che quando le son presso;
und’eo a dir m’apresso
qual eo [n]d’agio lo presso,
e non di tutto posso dire un punto.
Del meo disir non novo
50chiuso parlare spargo,
ca chiusamente doglio sopra cima;
nullo par di me novo,
che tal porto lo cargo
in dritto amor, per c’ogn’altro dicima.
55La mia fede è più casta
e più diritta c’asta,
che ’n segnoria s’è regata a serva
e più lealtà serva
che ’l suo dir non conserva
60lo bon Tristano al cui pregio s’adasta.
Lo mio buon dir s’avasta,
va [a] lei, per cui se vasta
la mia persona, c’a governar nerv’à
la nave di Minerva,
65che sì forte mi ’nerva
a sofrir pena c’ogn’altro divasta.