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Degli edifizii/Libro quarto/Capo VII

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CAPO VII.


Altri edifizii di Giustiniano presso il Danubio.


Fin qui si è detto delle fortificazioni dell’Illirio presso l’Istro: or dobbiamo dire di quelle che l’imperador Giustiniano fece lungo quel fiume nella Tracia; credendo io convenire di scorrere prima quella spiaggia; poi proseguire ragionando degli edifizii mediterranei. E primieramente di là partendo procederemo ai Misii, che i poeti dissero combattenti da lontano; e ciò facciamo dappoichè questi alcune volte penetrarono ne’ confini illirici. Adunque dopo Lucernariaburgo l’Imperador nostro edificò il nuovo castello di Lecurisca: indi rifabbricò quello di Cintodemo caduto in rovina. Al di là di questo fondò una nuova città, e dal nome dell’ [p. 434 modifica]Augusta la chiamò Teodoropoli. Anche i castelli Tiga e Jatrone, che mancavano di alcune opere, con nuove opere assicurò; e a quello detto di Massenzio aggiunse una torre, che credette necessaria; e il castello nuovo eresse chiamato Cintone. Segue poi la rocca di Tramacarisca, alla quale corrisponde sull’opposto continente Dafne, già dall’imperadore Costantino fondatovi in considerazione della convenienza di tenere presidio sopra entrambe le rive del fiume. Dopo Tramacarisca riparo le due rocche, Alcena, e Candidiana, state demolite dai nemici. Tre rocche ordinatamente stanno sulla riva dell’Istro, e sono Saltopirgo, Dorostolo, e Sicidaba; e ciascheduna di esse rialzò dalle rovine con molti lavori: lo stesso fece a Quasore, altra rocca posta al di là della riva; e di molto accrebbe ed estese il castello di Palmate, collocato in una stretta, quantunque distante dalla spiaggia del fiume; e vicino a questo uno nuovo ne fondò che è quello di Adina, essendo soliti i Barbari Schiavoni ad intanarsi ivi, e ad assaltare ed assassinare chi passasse a quella volta. Piantò pure l’altro detto Tilicione, e alla sinistra di questo eresse un forte.

Di questa maniera nella Misia rassicurò la riva dell’Istro, e le terre vicine. Or passerò alla Scizia. Qui prima di ogni altro si presenta il castello chiamato di S. Cirillo, in cui Giustiniano imperadore accuratamente rifece quanto dal tempo era stato danneggiato. Al di là v’era l’antica rocca detta Ulmitone, la quale per essere stata per molti anni sede de’ Barbari Schiavoni fattisi assassini da strada, abbandonata e vuota non conservava più nulla dell’antico stato, eccetto che il [p. 435 modifica]nome. La riedificò egli adunque fino dai fondamenti; e liberò tutto l’adiacente paese dalle scorrerie e dalle insidie di que’ ladroni. Succede a quella rocca Ibida, città, che avea perduta gran parte delle sue mura; e riparate queste senza esitazione, il luogo ben bene fortificò; e al di là fabbricò di pianta il castello detto Egisto; e quello di Almiri, posto alla estremità della Scizia, conservò rifabbricandolo ov’era cascante. Nè debbe tacersi degli altri luoghi, che in questa parte d’Europa sono stati fortificati.