Attraverso lo specchio/XII

Capitolo XII

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XI


— Vostra Maestà non dovrebbe far le fusa — disse Alice, sfregandosi gli occhi, e volgendosi rispettosamente al gattino, pure con qualche severità. — Tu m’hai svegliato da... da... da un sogno così bello. — E tu sei stato con me, Frufrù... insieme con me nel mondo dello Specchio. Lo sapevi, caro?

È un’abitudine sconveniente dei gattini (Alice aveva osservato una volta) che, qualunque cosa loro si dica, si mettono sempre a far le fusa.

— Se essi facessero le fusa per dir "sì", e miagolassero per dir "no", o pure seguissero qualche regola, — ella aveva detto, — si potrebbe conversare con loro. Ma come si può parlare con una persona, se ti dice sempre la stessa cosa?

In quell’occasione il micino fece le fusa soltanto; era impossibile indovinare se intendeva "sì" o "no".

Così Alice cercò fra i pezzi della scacchiera sul tavolino, finche trovò la Regina Rossa; poi s’inginocchiò sul focolare, e mise il micio di fronte alla Regina.

— Ora Frufrù, — battendo le mani in trionfo, — confessa che sei stato tu a trasformarti così.

(— Ma il micino non volle guardare, — essa disse, quando dopo spiegò la cosa alla sorella: ha voltata la testa, fingendo di non vederla; ma sembrava che se ne vergognasse un po’. Così credo che fosse lui la Regina Rossa).

— Statti un po’, più fermo, caro! — esclamò Alice con un sorriso. — E fa un inchino, mentre pensi a... fare le fusa. Si guadagna tempo, ricorda.

E allora lo prese e gli diede un bacino per l’onore di essere stato la Regina Rossa.

— Nevina, Nevina cara, — essa continuò guardando di sulla spalla il micio bianco, che ancora continuava pazientemente a farsi ripulire, chi sa quando Dina avrà finito con vostra Maestà. Questa la ragione perchè tu mi sei apparso così negletto nel sogno... Dina! Lo sai che stai lavando una Regina Bianca? Veramente, ti comporti poco rispettosamente... E che era diventata Dina? ella continuò a cercare, mentre si sedeva sul tappeto, poggiandovi un gomito e col mento nella mano, per osservare i gatti. — Dimmi, Dina. Eri diventata Unto Dunto? Credo di sì... però faresti bene a non dirlo ancora, perchè non ne sono ancora certa.

"A proposito, Frufrù, se tu fossi stato veramente con me, nel mio sogno, v’è stata una cosa che ti sarebbe piaciuta... m’è stata recitata tanta poesia, tutta sui pesci. Domani te ne farò mangiar tanti. E mentre tu mangerai, ti ripeterò: "Il tricheco e il legnaiuolo", e tu, caro, potrai fingere che siano ostriche!

"Ora, Frufrù, vediamo chi è stato che ha sognato tutto. È una questione seria, caro, e tu non dovresti leccarti la zampa a quel modo... come se Dina non ti avesse lavato questa mattina. Vedi, o sono stato io, o è stato il Re Rosso. Egli era parte del mio sogno, naturalmente... ma io ero parte del suo sogno, anche. È stato il Re Rosso, Frufru? Tu rappresentavi la Regina Rossa, mio caro, e tu dovresti saperlo... Oh, Frufru, aiutami a trovare... La tua zampa può aspettare.

Ma l’irrequieto gattino cominciò con l’altra zampa e finse di non aver udito la domanda.

Chi credete voi che fosse?


FINE