Aridosia/Atto terzo/Scena sesta

Atto terzo
Scena sesta

../Scena quinta ../../Atto quarto IncludiIntestazione 27 aprile 2008 75% Teatro

Atto terzo - Scena quinta Atto quarto

Lucido, Ruffo e Aridosio

Lucido
Guarda se gli è cascato appunto il presente sull’uscio.
Ruffo
Io vi prego che non mi lasciate far torto.
Lucido
Adesso ch’io ho i danari in mano, bisogna far buon cuore.
Aridosio
Non dubitare.
Lucido
E acconciarmi il viso bene; io vi so dire, Aridosio, che voi siete capitato a buone mani.
Aridosio
Hai tu sentito quel che dice costui?
Lucido
Mille volte l’ho sentito; non sapete voi ch’egli è pazzo?
Ruffo
Pazzo mi vorreste far voi, ma non vi riuscirà, che siamo in luogo che si tien giustizia.
Lucido
Taci, che ti darò i tuoi denari come ti levi di qui.
Ruffo
Non vo’ tacer se prima non me gli dai. Vedi in che modo mi vorrebbe levar da Aridosio!
Aridosio
Ben, che cosa è questa, Lucido?
Lucido
Non v’ho io detto ch’egli è pazzo?
Aridosio
Che dice egli di Tiberio, di venticinque ducati e di un rubin falso? Io non l’intendo.
Lucido
Una disgrazia, che gli è intervenuto, l’ha fatto impazzare, e non fa mai altro che parlar di queste cose.
Ruffo
Guarda che sciocca astuzia è questa: con dir ch’io son pazzo, volermi torre il mio.
Aridosio
E’ parla pur da savio e non da matto.
Lucido
Non v’ho io detto che fa sempre così? Buon uomo, adesso non è tempo d’ascoltar le tue disgrazie. Torna un’altra volta, che Aridosio ti udirà, e ti farà far ragione; io non te li vo’ dare in sua presenza.
Ruffo
Tu non mi sei per levare di qui, se prima tu non mi dai, o i miei denari, o Livia.
Lucido
Oh che importuno pazzo è questo! quando s’appicca ad uno è come la mignatta.
Aridosio
E ne debbe pur essere qualcosa.
Lucido
Volete pur credere a parole di matti; tien qui sotto la cappa, ch’ei non veda.
Aridosio
Ma dite ben certe cose che sono impossibili.
Ruffo
Gli voglio annoverare.
Lucido
Di grazia, che non veda.
Ruffo
Che me ne curo? Mi basta che vi sian tutti.
Aridosio
Che bisbigliate voi costà?
Ruffo
Or ch’io son pagato, non dico altro.
Lucido
Gli ho dato certi quattrini che stia cheto; in tutto dì non arebbe mai fatto altro verso.
Ruffo
Io vo adesso al bando, e quelli che non saranno buoni me li cambierete.
Lucido
Gli è onesto, vattene in malora.
Aridosio
Ei dice pure che Tiberio è stato a diletto stamane con quella fanciulla in casa mia.
Lucido
Ah, ah, non vi diceva io ch’egli è fuor di sè?
Aridosio
Ma dell’altre cose non so io che mi dire.
Lucido
Oh sarebbe bella, che voi gli aveste a creder queste cosacce! Ma usciamo di questi ragionamenti; la cosa degli spiriti è ita bene, come m’ha ragguagliato ser Iacomo.
Aridosio
Sì bene, ma hanno avuto il mio rubino migliore; ma in ogni modo lo riaverò, so ben io perchè.
Lucido
E io, padrone, non ho aver qualche mancia?
Aridosio
Zucche! io me ne vo in mance.
Lucido
E al povero Lucido?
Aridosio
Orsù, io son contento.
Lucido
Che mi darete?
Aridosio
Ci vo’ pensar più ad agio; ma perch’io son solo in casa, e sono ancor digiuno, vorrei un po’ mangiare in casa Marcantonio; va innanzi, Lucido, e ordina da bere; un poco, di pane e una cipolla mi basta, ch’io non sono avvezzo con molte cirimonie.
Lucido
In casa Marcantonio non si mangia cipolle.
Aridosio
Va, ordina di quello che vi è.
Lucido
Io vo ad ubbidirvi.
Aridosio
Mi pareva mill’anni di tormelo dinanzi, per poter pigliar la mia borsa, e vo’ risparmiare questo pane, che avea portato meco, e poi vo’ ritrovare questa matassa, ch’io sto confuso quello ch’io m’abbia a credere. Orsù, non si vede persona; non voglio perder tempo, chè questo importa troppo; Fogna, tu ti sei portata bene; ohimè! l’è sì leggieri, ohimè! che vi è dentro? ohimè ch’io son morto! al ladro, al ladro, tenete ognun che fugge, serrate le porte, gli usci, le finestre; meschino a me! dov’è il mio cuore? misero me, dove ved’io, dove sono, a chi dico? mi raccomando, mi raccomando ch’io son morto; insegnatemi chi m’ha rubato la vita mia, l’anima mia; avess’io almanco un capestro da impiccarmi; ell’è pur vota; o Dio! chi è stato quel crudele che m’ha tolto ad un tempo la vita, l’onore e la roba; oh sciagurato a me, che ho perduto tutti i miei denari, quelli che sì diligentemente aveva adunati, e ch’io amava più che gli occhi propri, quelli che io aveva accumulati fin col cavarmi il pan di bocca.
Lucido
Che lamenti son questi sì crudeli?
Aridosio
Avessi qui una ripa, che mi ci getterei.
Lucido
Io so quel che tu hai.
Aridosio
Avessi un coltello, che mi ammazzerei.
Lucido
Io vo’ vedere se dice il vero; che volete voi far del coltello, Aridosio? Eccolo.
Aridosio
Chi sei tu?
Lucido
Son Lucido; non mi vedete?
Aridosio
Tu m’hai rubati i miei denari, ladroncello; rendimeli qua.
Lucido
Io non so quello che vi vogliate dire.
Aridosio
Io so ben che mi sono stati tolti.
Lucido
Chi ve gli ha tolti?
Aridosio
S’io non gli trovo son deliberato d’ammazzarmi.
Lucido
Eh, non tanto male, Aridosio.
Aridosio
Non tanto male? Due mila ducati ho perduti.
Lucido
Venite adesso a mangiare; poi li farete bandire o in pergamo o all’altare; gli troverete in ogni modo.
Aridosio
Ho voglia appunto di mangiare! bisogna ch’io gli trovi o ch’io muoia.
Lucido
Leviamci di qui.
Aridosio
Dove vuoi ch’io vada? Agli Otto?
Lucido
Buono.
Aridosio
A far pigliare ognuno.
Lucido
Meglio: qualche modo troverem noi; non dubitate.
Aridosio
Ahimè, ch’io non posso spiccare l’un piede dall’altro, ohimè la mia borsa!
Lucido
Eh voi l’avete, e volete la baia del fatto mio.
Aridosio
Sì, vota, sì vota; oh borsa mia, tu eri pur piena! Lucido, aiutami, ch’io non mi reggo ritto.
Lucido
Oh voi siete a questo modo digiuno!
Aridosio
Io dico che è la borsa; oh borsa mia, oh borsa mia, ohimè!