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Anno 91

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Anno di Cristo XCI. Indizione IV.
Anacleto papa 9.
Domiziano imperadore 11.


Consoli


Marco Ulpio Trajano e Marco Acinio Glabrione.


Trajano, console in quest’anno, il medesimo è che fu poi imperadore glorioso. Il prenome dell’altro console Glabrione, secondo alcuni, fu non già Marco, ma Manio, siccome proprio della famiglia Acilia. Noi abbiamo da Dione1 esser avvenuti due prodigii, per l’uno de’ quali fu presagito l’imperio a Trajano, e per l’altro la morte a Glabrione. Quali fossero, nol sappiamo, se non che per attestato del medesimo storico, Glabrione, benchè console, fu obbligato dal capriccioso ed iniquo Domiziano a combattere contra di un grosso lione, che fu bravamente da lui ucciso, senza restarne egli ferito. Questa azione, che dovea guadagnargli lode e stima presso di Domiziano, altro non fece che incitarlo ad invidia, ed anche ad odio, perchè non gli piaceano i nobili di raro valore. Però col tempo trovò de’ pretesti per mandarlo in esilio, e poi imputandogli volesse[p. 348] turbare lo stato (forse nell’anno 95) il fece ammazzare. All’anno presente vien riferita da Eusebio2 la strepitosa morte di Cornelia, capo delle Vergini Vestali. Era ella stata accusata dianzi d’incontinenza e dichiarata innocente. Sotto Domiziano si risvegliò questa accusa; e Domiziano affettando la gloria di custode della religione, cioè della superstizione pagana, e volendo rimettere in uso le antiche leggi, la fece condannare e seppellir viva. Svetonio3 dice, ch’ella fu convinta de’ suoi falli; Plinio il giovane4, ch’essa nè pur fu chiamata in giudizio, non che ascoltata, ed essere quella stata un’enorme crudeltà ed ingiustizia. Furono anche processati alcuni nobili romani, come complici del delitto, frustati sino a lasciar la vita sotto le battiture, benchè non confessassero l’apposto reato. E perchè Valerio Liciniano, già senatore e pretore, uno de’ più eloquenti uomini del suo tempo, per avere nascosa in sua casa una donna della famiglia di Cornelia, fu accusato, altra maniera non ebbe, per sottrarsi a que’ rigori, se non di confessare quanto gli fu suggerito sotto mano per ordine di Domiziano. Tuttavia fu egli cacciato in esilio, e i suoi beni assegnati al fisco. Questi poi sotto Trajano ritornato a Roma si guadagnò il vitto, con fare il maestro di rettorica. Così inorpellava Domiziano i suoi vizii, volendo comparire zelantissimo dell’onore de’ suoi falsi dii. Narrasi ancora, che essendo morto uno dei suoi liberti, e seppellito, dappoichè Domiziano intese che costui si era fatto fabbricare il sepolcro con dei marmi presi dal tempio di Giove Capitolino, bruciato negli anni addietro, fece smantellar dai soldati quel sepolcro, e gittar in mare le ossa e le ceneri di colui; tanto si piccava egli di essere zelante dell’onore delle cose sacre.

  1. Dio., lib. 67.
  2. Eusebius in Chron.
  3. Sueton. in Domitiano, c. 2.
  4. Plinius, lib. 4, Ep. 11.