Ad Elena (Poe-Ragazzoni 1956)

inglese

Edgar Allan Poe 1848 1896 Ernesto Ragazzoni poesie letteratura Ad Elena Intestazione 13 agosto 2009 75% poesie

Questo testo fa parte della raccolta Poesie (Ragazzoni)


 
T’ho veduta una volta, una, una sola,
anni son, non rammento ben più quanti,
ma non molti, e quell’ore, quegl’istanti
4non mi sono al pensier più che una fola.

Fu una notte di luglio, e dalla luna
piena, che, come l’animo tuo anelo,
si cercava una via traverso il cielo,
8cadea, nel sogno e nel mister, com’una

fascia di seta diafana, d’argento,
sui volti aperti e attoniti di mille
e mille rose, in linea, tranquille
12in un giardino magico, ove il vento

non osava passar che sulle punte
de’ piè: cadea sul volto delle rose
che esalavan le loro alme odorose,
16in cambio di que’ rai, quasi consunte

in una morte estatica; cadea
sul volto delle rose che spiegate
aulivano e languivano ammaliate
20dal tuo sguardo, dal tuo sguardo di dea.

Là ti vid’io seduta, tutta in bianco,
mentre cadea la luna sulle cose
tutte e sul volto assorto delle rose
24e sovra il tuo, composto in atto stanco!

Oh! a que’ viali, laggiù, in su quella mezza
notte di luglio non fu già un destino
arcano che mi trasse al tuo giardino
28a respirare l’intima dolcezza

di quelle rose addormentate? Oh aiuole!
niun suon! tutto era immerso nel sopore,
tutto, salvo me e te (ciel, come il cuore
32mi trema ancora a queste due parole:

«salvo me e te»). Ristetti, ti guardai
e ogni cosa disparve in quel momento
(certo, qualche divino incantamento
36mi traeva a quel parco), ti guardai,

e i fior, l’acque, le piante gaudïose
più non furono, e l’erba si fe’ bruna,
e la luce perlacea della luna
40si spense... l’odor stesso delle rose

morì in grembo all’aüre tranquille!
Tutto, tutto svanì, salvo te, salvo
il tuo sguardo, il tuo spirito nell’alvo
44misterïoso delle tue pupille!

Più non vidi che quelle, quelle tue
pupille, altro non vidi fino a quando
non tramontò la luna! quale blando
48sogno! quanto incantesimo in quei due

astri e quanti pensier! qualche dolore
ignoto parea farli anche più buoni,
quante carezze, quante visïoni
52e quale — oh quale! — oceano d’amore!

..................................

Come la luna si tuffò tra i crocchi
delle nuvole, lungi, in occidente,
come una fata tu, soavemente
56dileguasti tra i fiori, ma i tuoi occhi

rimasero! Rimasero! e pur ora
io li vedo (oh! prodigio senza nome!)
io li vedo! ogni dove e sempre come
60due veneri in fulgor, pria dell’aurora.


Nota

Questi delicatissimi, patetici versi «Ad Elena» vennero dedicati da Poë a Mrs. Withman, alla quale fu per un momento fidanzato, e la cui amicizia fu una delle poche consolazioni, dei pochi conforti dei suoi desolati ultimi anni.

Le circostanze accennate nel poema sono reali e tutta la fantasmagoria del plenilunio, delle rose, del parco addormentato dipinta dal vero.

Nel 1845 Poë, una notte, in cammino per Boston, ove era aspettato per una lettura, vide per la cancellata di un giardino una bellissima signora passeggiare solitaria, al chiaro di luna. L’ora, il scenario, i particolari tutti lasciarono in lui un’indelebile impressione e quando il caso l’avvicinò a quella donna, un anno, circa, più tardi, egli che aveva già tanto fantasticato su quell’incontro, le indirizzò questa elegia che il Bourget non esita a chiamare una delle più ammirabili che siano mai state scritte.

E. R.