A Claudia Omonea moglie di Atimeto, di Tiberio Cesare

Giacomo Zanella

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A CLAUDIA OMONEA

Moglie di Atimeto liberto di Tiberio Cesare.


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    Tu che senza pensier che ti tormenti,
Passo passo ten vai, di breve posa
3Siimi cortese e leggi i pochi accenti.

omonea.


    Quell’io, chiara una volta e glorïosa
Fra le donzelle italiche, Omonea,
6In questa umile tomba or giaccio ascosa.

    Gentilezza le Grazie, e Citerea
M’avea data beltà; Pallade austera
9Adorna di sue sante arti m’avea.

    Nè venti volte ancor la primavera
Per me fiorìa, che fato invidïoso
12Mi travolgeva nell’eterna sera.

    Nè mi lagno per me: più doloroso
Del mio stesso morir m’è di Atimeto
15L’alto dolor, di quel mio dolce sposo.

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atimeto.


    Se le sorti cangiar fatal divieto
Non impedisse, e colla propria morte
18Altri far salvo si potesse, io lieto

    Questo avanzo di tempo che la sorte
Anco mi deve, per serbarti in vita
21Gittato avrei, dolcissima consorte.

    Ora, poichè m’è tolta ogni altra uscita,
Fuggendo le vitali aure e gli Dei,
24Te laggiù seguirò per via spedita.

omonea.


    Oh, non voler col lungo pianto i bei
Strugger, mio caro, tuoi giorni fiorenti,
27Nè la pace turbar de’ sonni miei.

    Son le lagrime invan, né per lamenti
Fassi mite il destin. Fummo: già questi,
30Questi i termini son fissi a’ viventi.

    Cessa, amor mio. Così non ti funesti
Mai più pari sciagura, e sian gradite
33Le tue segrete suppliche a’ celesti.

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    E tuoi siano que’ dì che morte immite
Al mio stame vital volle recisi;
36Vivi a lungo per me: vivi due vite.

atimeto.


    D’amaranti, mia donna, e di narcisi
L’urna ognor ti fiorisca. Ah, non dovevi
39Ratta così discendere agli elisi,

    Se di tante virtù bella splendevi.