Vite dei filosofi/Libro Nono/Vita di Parmenide

Libro Nono - Vita di Parmenide

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Diogene Laerzio - Vite dei filosofi (III secolo)
Traduzione dal greco di Luigi Lechi (1842)
Libro Nono - Vita di Parmenide
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CAPO III.



I. Parmenide di Pireto eleate fu discepolo di Senofane. Dice Teofrasto, nell’Epitome, ch’egli udì Anassimandro. Quantunque per altro anche di Senofane fosse uditore, non lo seguitò. Ebbe dimestichezza, secondo Sozione, e con Aminia e con Diochete, uomo bensì povero, ma buono ed onesto; e questo da vantaggio e’ seguì, e morto gli innalzò un monumento da eroe. Illustre per nascita e per ricchezze fu da Aminia, non da Senofane, indotto alla vita tranquilla.

II. Primo dimostrò costui che la terra è sferica e situata nel mezzo. — Che due sono gli elementi, fuoco e terra; che quello tien luogo d’artefice, questa di materia. — Che la generazione degli uomini ebbe origine prima dal fango; ch’essi constano di caldo e di freddo, di cui tutte le cose sono composte. — Che l’anima e la mente sono una stessa cosa, siccome ricorda Teofrasto, nelle Fisiche, ove dichiara i dommi di quasi tutti. — E disse, che duplice è la filosofia, una secondo verità, l’altra secondo opinione. Il perchè in qualche luogo scrive:

     Che tu impari ogni cosa è giuocoforza,
     O il facil vero del securo petto,

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     O de’ mortali le opinioni, in cui
     Verace fede non esiste.

III. Parmenide filosofeggia col mezzo di poemi alla maniera di Esiodo, di Senofane e di Empedocle. — Criterio chiama la ragione, e dice che i sensi sono inesatti. Scrive adunque:

     Nè mai l’uso ti spinga per cotesto
     Sentiero di svariate esperienze
     A muover l’occhio inetto ed il sonoro
     Orecchio, ovver la lingua; ma separa
     Colla ragion le controverse prove.


Ond’è che intorno a lui dice Timone:

     L’alto e gloriosa possa del pensiero
     Di Parmenide, che, dalla fallace
     Fantasia, della mente i moti seppe
     Sottrar. —


Su di lui scrisse Platone il dialogo che intitolò: Parmenide, o delle idee. — Fiori nella sessagesima nona Olimpiade. — Al dire di Favorino, nel primo Dei Commentarj, pare che e’ fosse il primo a sospettare ch’Espero e Fosforo sieno una stessa cosa; ma secondo altri Pitagora. — Callimaco afferma che il Poema non era suo.

IV. Narrasi, come scrive Speusippo, nel libro Dei filosofi, aver egli fatte delle leggi pe’ suoi concittadini; e, come dice Favorino, nella Varia istoria, essere stato il primo ad usare, nelle dispute, l’argomento detto l’Achille.

V. Vi fu anche un altro Parmenide, retore , che scrisse dell’arte.