Versi del conte Giacomo Leopardi/Sonetto III

Sonetti in persona di ser Pecora fiorentino beccaio
Sonetto III

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SONETTO III


Ve’ che ’l tira, e s’indraca e schizza e ’mpazza:
     Dagli ’n sul capo via, che non lo svella;
     Su, gli acciacca la nuca e la sfracella.
     Ma ve’ che ’l maglio casca e non l’ammazza.
5Oh che testa durissima, oh che razza
     Di bestia! i’ vo’ morir s’ha le cervella.
     Ma gli trarrò le corna e le budella
     S’avesse la barbuta e la corazza.
Leva ’l maglio, Citrullo, un’altra fiata,
     10E glien’assesta un’altra badiale,
     E l’anima gli sbarbica e gli slaccia.
Fagli de la cucuzza una schiacciata:
     Ve’ che basisce, e dice al mondo, vale;
     Suso un’altra, e ’l sollecita e lo spaccia.
               15In grazia, Manzo, avaccia:
     A ogni mo’ ti bisogna ire al cassone,
     Passando per li denti a le persone.