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I vangeli dell'infanzia del Signore - I. Il Protovangelo di Giacomo

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I vangeli dell'infanzia del Signore I vangeli dell'infanzia del Signore - Lo Pseudo Tommaso
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I. Il protovangelo di Giacomo.

Nascita di Maria la santa genitrice di Dio
e gloriosissima madre di Gesù Cristo.


I.

1. Nelle storie delle dodici tribù d’Israele (si racconta di) Gioacchino, (ch’) era un uomo molto ricco1, e le sue offerte le faceva2 doppie dicendo: «Quello che dò in più3, sarà per tutto il popolo, e quello ch’è dovuto per la remissione de’ miei peccati, sarà per il Signore in propiziazione per me».

2. Or venne il gran giorno del Signore4, e i figli d’Israele [p. 61 modifica]facevano le loro offerte. E Ruben gli si piantò davanti, dicendo: «Non t’è lecito di far per primo le tre offerte, perché non hai generato prole in Israele»5.

3. E Gioacchino s’afflisse forte, e andò ai registri delle dodici tribù del popolo, dicendo: «Vedrò i registri delle dodici tribù d’Israele, se sono io solo che non ho generato prole in Israele». E cercò e trovò ehe tutti i giusti avevan lasciato prole in Israele. E si ricordò del patriarca Abramo, che all’ultimo giorno Dio gli aveva dato un figliuolo, Isacco.

4. E Gioacchino s’afflisse forte, e non si fece (più) vedere alla sua donna; ma si ritirò nel deserto6, e vi piantò la sua tenda, e digiunò quaranta7 giorni e quaranta notti (Mt., 4, 2; Mc., 1: 13; Lc., 4, 22: cfr. Ex., 24, 18; 34, 28: 3 Reg., 19, 8), dicendo tra sé: «Non scenderò né a mangiare né a bere, sino a che il Signore non m’abbia visitato, e la preghiera mi sarà cibo e bevanda8.

II.

1. Ma sua moglie Anna due lamentazioni faceva e si sfogava in due pianti, dicendo:

«Piangerò la mia vedovanza,
piangerò anche la mia sterilità».

2. Or venne il gran giorno del Signore, e Giuditta, la sua serva, (le) disse: «Sino a quando avvilisci tu (così) l’anima tua? Ecco, è giunto il gran giorno del Signore, e non t’è lecito far cordoglio9. Su via, prendi questa fascia per il capo, che mi diede la padrona del la[p. 63 modifica]voro10; a me non s’addice di cingerla, perché son serva ed essa ha un’impronta regale».

3. E Anna disse: «Allontanati da me; io non fo11 di queste cose; e il Signore m’ha umiliata assai! Un tristo forse te l’ha data, e tu sei venuta a farmi partecipare al tuo peccato». E disse Giuditta: «Che imprecazione potrò mai mandarti, poiché il Signore ha chiuso il tuo seno (1 Reg., 1, 6), che non ti dia frutto in Israele?»12.

4. E Anna s’afflisse forte. E si spogliò delle sue vesti di lutto e si lavò il capo e indossò le sue vesti di sposa13, e verso l’ora nona14 scese in giardino per passeggiare. E vide un alloro, e si sedette appiè di quello e supplicò il Signore15, dicendo: «O Dio de’ nostri padri, benedicimi e ascolta la mia preghiera, come benedicesti il seno di Sara e le desti un figliuolo, Isacco»16.

III.

1. E guardando fisso nel cielo, vede un nido di passeri nell’alloro, e intonò un lamento tra sé, dicendo:

«Ohimè! chi mi generò?

E qual grembo mi partorì?

Ché son diventata una maledizione17al cospetto de’ figli d’Israele, [p. 65 modifica]e son stata insultata e m’han scacciato con scherno dal18 tempio del Signore.

2. Ohimè! a chi somiglio io mai?

Non somiglio io certo agli uccelli del cielo,
ché anche gli uccelli del cielo son fecondi dinanzi a te o Signore.

Ohimè! a chi somiglio io mai?
Non somiglio io certo alle bestie della terra,
ché anche le bestie della terra son feconde dinanzi a te o Signore.

3. Ohimè! a chi somiglio io mai?
Non somiglio io certo a queste acque,
ché anche queste acque son feconde dinanzi a te, o Signore19.

Ohimè! a chi somiglio io mai?
Non somiglio io certo a questa terra,
ché anche questa terra porta i suoi frutti secondo le stagioni (Ps., 1, 3) e ti benedice, o Signore».

IV.

1. Ed ecco un angelo del Signore (le) apparve (Lc., 2, 9; i, 12, 7)20, dicendole: «Anna, Anna, il Signore ha esaudito la tua preghiera, e tu concepirai e partorirai (Lc., 1, 13; Gen, 16, 11; Jud., 13, 3-7; 1 Reg., 1, 20), e si parlerà del tuo rampollo in tutta la terra».

E disse Anna: «Com’è vero che vive il Signore (Jud., 8, 19; Ruth., 3, 13, ecc.) mio Dio, se io partorirò, sia un maschio sia una femmina, l’offrirò in voto al Signore mio Dio, e farà servizio a lui tutti i giorni della sua vita» (1 Reg., 1, 11, 28; 2, 11).

2. Ed ecco vennero due messi, dicendole: «Ecco che Gioacchino tuo marito torna con i suoi armenti». Un angelo del Signore infatti era [p. 67 modifica] sceso a lui21, dicendo: «Gioacchino, Gioacchino, il Signore ha esaudito la tua preghiera (Lc., 1, 13). Scendi di qui, che ecco Anna tua moglie concepirà22 nel suo seno» (Lc., 1, 31).

3. E Gioacchino scese, e chiamò i suoi pastori, dicendo: «Portatemi qui dieci agnelli senza macchia e senza difetto, e saranno per il Signore mio Dio; e portatemi dodici vitellini teneri, e saranno per i sacerdoti e il consiglio degli Anziani; e cento capretti per tutto il popolo».

4. Ed ecco Gioacchino arrivò con i suoi armenti, e Anna stava sulla porta 23 e vide Gioacchino venire, e corsa-(gli incontro) gli s’appese al collo (Lc., 15, 20), dicendo «Ora so che il Signore Iddio mi ha benedetta grandemente. Ecco infatti ch’io, la vedova, non son più vedova, e io, la sterile, concepirò nel mio seno». E Gioacchino si riposò, il primo giorno, in casa sua.

V.

1. Il giorno dopo faceva le sue offerte, dicendo tra sé: «Se il Signore Iddio m’è propizio, me lo mostrerà la lamina del sacerdote»24. E nel far le sue offerte Gioacchino badava alla lamina del sacerdote, quando questi sali sull’altare del Signore, e non vide peccato in sé. E disse Gioacchino: «Ora io so che il Signore m’è propizio e m’ha rimessi tutti i miei peccati». E scese dal tempio del Signore giustificato, e tornò a casa sua (Lc., 18, 14).

2. Intanto si compirono i mesi di lei25, e nel nono mese26 Anna [p. 69 modifica]partorì. E disse alla levatrice: «Che ho partorito?». E quella disse:

«Una bimba». E disse Anna: «E stata magnificata l’anima mia in questo giorno»27. E pose a giacere la bambina. Compiuti poi che furono i giorni28, Anna si purificò, e diede la poppa alla bambina, e le pose nome Maria29.

VI.

1. Di giorno in giorno la bambina si fortificava. E quando raggiunse i sei mesi, la sua mamma la pose a terra, per tentare se stava ritta. E quella fatti sette passi tornò in grembo a lei. E (la mamma) la prese, dicendo: «Com’è vero che vive il Signore mio Dio, non camminerai su questa terra, finché non ti condurrò nel tempio del Signore».

E fece un santuario nella camera di lei, e nulla di profano30 e d’impuro non lasciava passar per le sue mani31. E chiamò le figlie degli Ebrei, ch’eran senza macchia, e la trastullavano32.

2. Quando la bambina ebbe un anno, Gioacchino fece un gran convito (Gen., 21, 8)33, e invitò i sacerdoti e gli scribi e il consiglio degli Anziani e tutto il popolo d’Israele. E presentò Gioacchino la bambina ai sacerdoti e la benedissero dicendo: «Dio de’ padri nostri, benedici questa Figliuola e dàlle un nome rinomato in eterno in tutte le generazioni» (Lc., 1, 48). E disse tutto il popolo: «Così sia, così sia, amen». E la presentò, ai sommi sacerdoti, e la benedissero [p. 71 modifica]dicendo: «Dio delle altezze (celesti)34 rimira questa figliuola e benedicila con la benedizione suprema, che non ha altre dopo di sé».

3. E la madre la portò via nel santuario della sua camera, e le diede la poppa. E fece Anna un cantico al Signore Iddio35, dicendo:

«Canterò un cantico al Signore, Dio mio, ché mi ha visitato e ha tolto via da me l’obbrobrio (Gen., 30, 23: cfr. Lc., 1, 25) de’ miei nemici, e m’ha dato il Signore un frutto di giustizia36, unico (e) molteplice nel suo cospetto.

Chi annunzierà ai figli di Ruben che Anna allatta? (Gen., 21, 7).

Ascoltate, ascoltate, voi le dodici tribù d’Israele: «Anna allatta».

E la pose a giacere nella camera del suo santuario e uscì, e serviva loro (a tavola). Terminato poi il pranzo, se ne partirono pieni d’allegrezza e glorificando Iddio (Lc., 2, 20) d’Israele.

VII.

1. Per la bambina crescevano intanto i mesi. Giunta all’età di due anni, disse Gioacchino ad Anna: «Conduciamola nel tempio del Signore, per mantener la promessa che abbiamo fatta, che il Signore per avventura non mandi a noi (per lei)37, e la nostra offerta riesca disaccetta ». E disse Anna: «Aspettiamo il terzo anno, affinché la bambina [p. 73 modifica]non ricerchi (più) il babbo o la mamma». E Gioacchino disse: «Aspettiamo»38.

2. E la bimba ebbe tre anni, e disse Gioacchino: «Chiamate le figlie degli Ebrei, che son senza macchia, e prendano ciascuna una fiaccola39, e (le fiaccole) stiano accese, affinché la bimba non si volti indietro, e non sia rapito il suo cuore fuori dal tempio del Signore40. E quelle fecero così, fino a che furon salite nel tempio del Signore. E il sacerdote l’accolse41, e baciatala la benedisse ed esclamò: «Il Signore ha magnificato il tuo nome in tutte le generazioni42: in te, all’ultimo de’ giorni (1 Pet., 1, 20), manifesterà il Signore la sua redenzione ai figli d’Israele».

3. E la fece sedere sul terzo gradino dell’altare43, e il Signore Iddio la rivestì di grazia, ed ella danzò sui suoi piedini e tutta la casa d’Israele la prese a ben volere44 (1 Reg., 18, 16). [p. 75 modifica]

VIII.

1. E i suoi genitori scesero ammirati e lodando il Signore Iddio (Lc., 2, 20) perché la bimba non s’era voltata indietro45. E Maria stava nel tempio del Signore come una colomba allevata, e riceveva il cibo per mano d’un angelo.

2. Quando ebbe dodici anni46, si tenne consiglio da’ sacerdoti, che dicevano: «Ecco che Maria è giunta all’età di dodici anni nel tempio del Signore; che faremo ora di lei, perché non abbia a contaminare il santuario del Signore?»47.

E dissero al sommo sacerdote: «Tu stai all’altare del Signore: entra e prega a riguardo di lei, e ciò che ti manifesterà il Signore, questo appunto facciamo».

3. E il sommo sacerdote, preso il manto da’ dodici sonagli48, entrò nel Santo de’ Santi e pregò a riguardo di Maria. Ed ecco un angelo del Signore (gli) apparve, dicendogli: «Zaccaria, Zaccaria49, esci e [p. 77 modifica]raduna tutti i vedovi50 del popolo, e portino ciascuno una verga, e a chi (di loro) il Signore mostrerà con portento, sarà sposa di costui»51. E uscirono i banditori per tutta la regione della Giudea, ed echeggiò la tromba del Signore, e corsero tutti.

IX.

1. E Giuseppe, gettata l’ascia, uscì per raggiungerli. E riunitisi, si recarono con le verghe dal sommo sacerdote. Questi, prese le verghe di tutti, entrò nel tempio e pregò. Finita poi la preghiera, prese le verghe e uscì e le rese loro: e non apparve in quelle nessun portento. Ma l’ultima verga la prese Giuseppe, ed ecco una colomba uscì fuori della verga e volò sul capo di Giuseppe52. E disse il sacerdote a Giuseppe:

«Tu sei stato eletto a ricevere in tua custodia la vergine del Signore».

2. E s’oppose Giuseppe dicendo: «Ho figli e son vecchio53, e lei [p. 79 modifica]invece è una ragazzetta: non vorrei diventare oggetto di beffe per i figli d’Israele». E disse il sacerdote a Giuseppe: «Temi il Signore tuo Dio, e ricordati quanto Iddio fece a Datan e Abiron e Core, come si spaccò la terra e furono inghiottiti per la loro opposizione54. E ora femi, o Giuseppe, che non abbia ad accadere altrettanto in casa tua».

3. E intimorito Giuseppe la ricevette in sua custodia. E disse Giuseppe a Maria: «Ecco ti ho ricevuta dal tempio del Signore, e ora ti lascio nella mia casa, e me ne vado a eseguir le mie costruzioni, e tornerò (poi) da te: il Signore te custodirà»55.

X.

Or ci fu un consiglio de’ sacerdoti, e dissero: «Facciamo una tenda per il tempio del Signore»56. E disse il (sommo) sacerdote: «Chiamatemi delle fanciulle senza macchia della tribù di David». E andarono i ministri e (le) cercarono, e trovarono sette fanciulle. E si ricordò il (sommo) sacerdote della giovinetta Maria, ch’era della tribù di David, ed era senza macchia agli occhi di Dio57. E andarono i ministri e al condussero.

4. E le introdussero (tutte) nel tempio del Signore. E disse il sacerdote: «Tiratemi a sorte chi filerà l’oro e l’amianto e il bisso e la seta e il giacinto e lo scarlatto e la vera porpora (cfr. Ex., 26, 31-36, 36, 35-37; 2 Par., 3, 14; Ex., 35, 25). E toccò a Maria la vera porpora e lo scarlatto, e presi(li) se n’andò a casa sua. In quel tempo ammutolì [p. 81 modifica]Zaccaria, e prese il suo posto Samuele, sino a che Zaccaria parlò (di nuovo)58. Or Maria, preso lo scarlatto, lo filava.

XI.

1. E prese la brocca e uscì ad attingere acqua; ed ecco una voce che diceva: «Ti saluto, o ricolma di grazia, il Signore (è) con te, benedetta tu (sei) tra le donne» (Lc., 1, 28, 42)59. E quella si guardava attorno a destra e a sinistra, donde (venisse) tal voce. E tutta tremante, se n’andò a casa sua e posò la brocca, e presa la porpora si sedette sul suo scanno e la filava60.

2. Ed ecco un angelo del Signore si presentò dinanzi a lei, dicendo: «Non temere, Maria perché hai trovato grazie davanti al Signore di tutte le cose, e concepirai per la sua parola» (Lc., 1, 30-31). Ma lei, all’udir (ciò), rimase perplessa tra sé, dicendo: «Dovrò io concepire per opera del Signore Iddio vivente e partorire (poi) come ogni donna partorisce?»61.

3. E disse l’angelo del Signore: «Non così, o Maria: perché la potenza del Signore ti coprirà della sua ombra; perciò anche l’essere santo ch’è per nascere da te, sarà chiamato Figliuolo dell’Altissimo. E gli [p. 83 modifica]porrai nome Gesù: egli infatti salverà il popolo suo dai loro peccati (Lc., 1, 35, 32, 31; Mt., 1, 2162. E disse Maria: «Ecco la serva del Signore dinanzi a lui: avvenga a me secondo la tua parola» (Lc., 1, 38).

XII.

1. E allestì la porpora e lo scarlatto e li portò al sacerdote. E il sacerdote la benedì e disse: «Maria il Signore Iddio ha magnificato il tuo nome, sarai benedetta in tutte le generazioni della terra» (Gen., 12, 2, 3; Lc., 1, 42-48).

2. E rallegratasi63 Maria, se n’andò da Elisabetta sua parente (Lc., 1, 33-36). E picchiò all’uscio. Ed Elisabetta, udito ch’ebbe, gettò via lo scarlatto e corse alla porta e aprì, e veduta Maria, la benedì e disse: «Donde a me questa (grazia) che venga la madre del mio Signore a me? Perché ecco, il (bambino) ch’è in me, ha saltellato e t’ha benedetta» (Lc., 1, 43-44. Ma Maria s’era dimenticata de’ misteri di cui le aveva parlato l’arcangelo Gabriele64, e guardò fisso il cielo e disse: «Chi son io, o Signore, che tutte le generazioni mi benedicono?» (Lc., 1, 48). E passò tre mesi presso Elisabetta. E di giorno in giorno il suo seno ingrossava e impauritasi Maria tornò a casa sua e si nascose (per non farsi vedere) da’ figli d’Israele (Lc., 1, 56, 24). Ella aveva sedici anni, quando accaddero questi misteri65. [p. 85 modifica]

XIII.

1. Giunse per lei il sesto mese66, ed ecco tornò Giuseppe dalle sue costruzioni, ed entrato in casa sua, la trovò incinta. E si picchiò il viso e si gettò a terra sul (suo) sacco67, e pianse amaramente dicendo: «Con che faccia oserò guardare al Signore Dio mio? E che preghiera farò io per questa ragazza? Perché l’ho ricevuta vergine dal tempio del Signore e non l’ho custodita. Chi è che mi ha teso l’insidia? Chi ha commesso questa disonestà nella mia casa e ha contaminato la vergine? Che si sia ripetuta per me la storia d’Adamo? Perché, come nell’ora ch’egli glorificava (Iddio), venne il serpente e trovò Eva sola e la sedusse68, (Gen., 3, 13; 2 Cor., II, 3) così è accaduto anche a me».

2. E Giuseppe si levò su dal sacco e chiamò Maria e le disse: «Prediletta (come sei) da Dio, perché hai fatto questo? Ti sei dimenticata del Signore tuo Dio? Perché hai avvilito l’anima tua, tu che fosti allevata nel Santo de’ Santi e ricevevi il cibo per mano d’un angelo?».

3. Ma lei pianse amaramente dicendo: «Son pura io, e non conosco uomo» (Lc., 1, 31). E Giuseppe le disse: «Donde vien dunque quel ch’è nel tuo seno?». Ed essa disse: «Com’è vero che vive il Signore mio Dio, non so donde questo è in me»69. [p. 87 modifica]

XIV.

1. E Giuseppe s’intimorì forte, e s’appartò da lei, e andava riflettendo che cosa dovesse far di lei. E disse Giuseppe: «Se nasconderò il suo fallo, mi trovo a combattere con la legge del Signore70; e se la denunzierò ai figli d’Israele, ho paura che quel ch’è in lei abbia a provenir da un angelo71, sicché mi troverò ad aver consegnato a giudizio di morte un sangue innocente. Che farò dunque di lei? La rimanderò via di nascosto» (Mt., 1, 19). E lo sorprese la notte72.

2. Ed ecco un angelo del Signore gli appare in sogno, dicendo: «Non temere questa fanciulla; perché quel ch’è in lei è dallo Spirito Santo. E partorirà un figliuolo, e gli porrà nome Gesù: egli infatti salverà il popolo suo dai loro peccati» (Mt., 1, 20-21). E si levò Giuseppe dal sonno (Mt., 1-24) e glorificò Iddio d’Israele che gli aveva largito questa grazia. E custodiva Maria.

XV.

1. Or venne da lui lo scriba Annas e gli disse: «Perché non ti sei fatto vedere alla nostra adunanza?». E gli disse Giuseppe: «Perché ero stanco dal viaggio, e il primo giorno mi son riposato». E quegli si voltò e vide Maria incinta.

2. E se n’andò di corsa dal (sommo) sacerdote73 e gli disse: «Giuseppe, di cui tu stai garante, ha violato gravemente la legge»74. [p. 89 modifica]E disse il sacerdote: «Come sarebbe a dire?». E quegli: «La vergine che ricevette dal tempio, l’ha contaminata, e ha carpito le nozze di lei75 e non l’ha fatto sapere ai figli d’Israele». Rispose il sacerdote e disse: «Giuseppe ha fatto questo?». E lo scriba Annas disse: «Manda de’ ministri, e troverai la vergine ch’è incinta». E andarono i ministri, e trovarono come aveva detto (Lc., 2, 20), e la menaron via insieme con Giuseppe al tribunale.

3. E disse il sacerdote: «Maria, perché hai fatto questo? Perché hai avvilito l’anima tua e ti sei dimenticata del Signore tuo Dio, tu che fosti allevata nel Santo de’ Santi e ricevevi il cibo per mano d’un angelo, e hai udito i (sacri) inni e hai danzato davanti a Lui? Perché hai fatto questo?». Ma lei pianse amaramente dicendo: «Com’è vero che vive il Signore mio Dio, io son pura dinanzi a lui e non conosco uomo».

4. E disse il sacerdote a Giuseppe: «Perché hai fatto. questo?».

E Giuseppe disse: «Com’è vero che vive il Signore mio Dio, io son puro riguardo a lei». E disse il sacerdote: «Non attestare il falso, ma dì la verità: hai carpito le nozze di lei e non l’hai fatto sapere ai figli d’Iraele,

[p. 91 modifica]e non hai piegato il capo sotto la potente mano (di Dio) (Petr., 5, 6)76, perché fosse benedetta la tua stirpe». E Giuseppe tacque77.

XVI.

1. E disse il sacerdote: «Rendi la vergine che hai ricevuta dal tempio del Signore»78. E Giuseppe pianse a calde lacrime. E disse il sacerdote: «Vi farò bere l’acqua della prova del Signore79, e manifesterà80 i vostri peccati davanti ai vostri (propri) occhi».

2. E (presa l’acqua), il sacerdote la fece bere a Giuseppe e lo mandò alla montagna: e (ne) tornò sano e salvo. La fece bere anche a Maria e la mandò alla montagna: e (ne) tornò sana e salva. E tutto il popolo si stupì che non era apparso peccato in loro.

3. E disse il sacerdote: «Se il Signore Iddio non ha manifestati i vostri peccati, ῏῏neppure io vi giudico῏῏» (Jo., 8, 11). [p. 93 modifica]

4. E li rimandò assolti. E Giuseppe riprese Maria e tornò a casa sua pieno di gioia e glorificando Iddio (Lc., 2, 20) d’Israele.

XVII.

1. E venne un ordine dall’Imperatore81 Augusto, che si facesse il censimento di tutti gli abitanti di Betlemme di Giudea (Lc., 2, 1; Mt., 2, 1). E disse Giuseppe: «Io farò inscrivere i miei figliuoli; ma di questa fanciulla che farò? Come l’inscriverò? Come mia moglie? mi vergogno. Come figlia? ma tutti i figli d’Israele sanno che non è mia figlia. Il giorno del Signore farà esso come il Signore vuole!»82.

2. E sellò la ciuca e ci fece seder Maria, e suo figlio menava (la bestia) e Giuseppe (gli) accompagnava83. E avvicinatisi a tre miglia84, Giuseppe si voltò e la vide triste, e disse tra sé: «Probabilmente quel ch’è in lei la travaglia». E di nuovo si voltò Giuseppe e la vide che [p. 95 modifica]rideva. E le disse: «Maria, che cos’hai, che vedo il tuo viso ora ridente, ora attristato?» E disse Maria a Giuseppe: «E perché vedo con i miei occhi due popoli, uno che piange e fa cordoglio, e un altro ch’è lieto ed esulta»85.

3. E giunsero a mezza strada86 e gli disse Maria: «Calami giù dalla ciuca, perché quel ch’è in me mi pressa per venire alla luce»87.

E la calò giù dalla ciuca e le disse: «Dove potrò io condurti e mettere a riparo il tuo pudore?88 Il luogo è deserto».

XVIII.

1. E trovò una grotta colà e ve la condusse dentro89 e lasciò i suoi figliuoli presso di lei e uscì a cercare una levatrice [ebrea] nella terra di Betlemme. [p. 97 modifica]

2. E io Giuseppe camminavo [e non camminavo]90. E guardai su nell’aria e vidi l’aria colpita da stupore, e guardai alla volta del cielo e la vidi ferma, e gli uccelli del cielo immobili. E guardai nella terra e vidi un vassoio giacente e degli operai coricati (a mensa), e le loro mani (eran) nel vassoio: e quelli che stavan masticando non masticavano, quelli che pigliavan su (il cibo) non l’alzavano (dal vassoio), e quelli che (lo) stavan portando alla bocca non (ce lo) portavano, e i visi di tutti eran rivolti a guardare in alto. Ed ecco delle pecore erano spinte innanzi, e [non avanzavano ma] stavan ferme, e il pastore levò la mano per percuoterle [col bastone], e la sua mano restò per aria. E guardai alla corrente del fiume, e vidi le bocche de’ capretti poggiate sull’(acqua) e che non bevevano. E tutte le cose in un istante furon risospinte dal loro corso91.

XIX.

1. Ed ecco una donna che92 scendeva dalla montagna e mi disse: «O tu, dove vai?». E dissi: «Cerco una levatrice ebrea». E rispondendo mi disse: «Sei d’Israele?» E io le dissi: «sì». E lei: «E chi è che partorisce nella grotta?». Dissi io: «La mia promessa sposa». E mi disse: «Non è tua moglie?». E io le dissi: «È Maria, che fu allevata nel tempio del Signore, e l’ebbi in sorte per moglie; e (tuttavia) non è mia moglie, ma ha concepito per opera dello Spirito Santo». E gli [p. 99 modifica]disse la levatrice: «E vero questo?» E Giuseppe le disse: «Vieni e vedi». E la levatrice andò con lui.

2. E si fermarono al luogo della grotta, ed ecco una nuvola luminosa, adombrava (Mt., 17, 5; Mc., 9, 7) la grotta. E disse la levatrice: «È stata magnificata oggi l’anima mia93, perché i miei occhi han visto maraviglie perché la salvezza è nata per Israele (Lc., 2, 30-32). E subito la nuvola si ritraeva dalla grotta, e apparve una gran luce nella grotta, sicché i nostri occhi non la potevano sopportare. E poco dopo quella luce si dileguò, sino a che apparve il bambino e venne e prese la poppa da Maria sua madre94. E la levatrice esclamò e disse: «Grande è questo giorno oggi per me, perché ho veduto questo nuovo miracolo».

3. E uscì la levatrice dalla grotta e s’imbatté in Salome95. E le disse: «Salome, Salome, un miracolo nuovo ho da raccontarti: una vergine ha partorito, ciò che la sua natura non comporta96. E disse Salome: «Com’è vero che vive il Signore mio Dio, se non ci metto il mio dito e non scruterò la sua natura97, non crederò mai (cfr. Jo., 20, 25) che una vergine ha partorito. [p. 101 modifica]

XX.

1. Ed entrò la levatrice e disse a Maria: «Mettiti per bene, per ché non lieve contrasto c’è intorno a te». E Salome cacciò il suo dito nella natura di lei, e (subito) mandò un grido e disse: «Guai alla mia iniquità e alla mia incredulità, perché ho tentato Iddio vivente, ed ecco la mia mano cade ora da me bruciata».

2. E piegò le ginocchia davanti al Signore, dicendo: «O Dio de’ miei padri, ricordati di me, che son stirpe d’Abramo e d’Isacco e di Giacobbe.

Non far di me un esempio98 per i figli d’Israele, ma rendimi ai poveri99; poiché tu sai, o Signore, che nel tuo nome io compivo le mie cure, e la mia mercede la ricevevo da te».

3. Ed ecco un angelo del Signore (le) apparve, dicendole: «Salome, Salome, il Signore t’ha esaudito: accosta la tua mano al bambino e prendilo su, e sarà per te salute e gioia».

4. E Salome s’avvicinò e lo prese su, dicendo: «Io l’adorerò, perché un gran re è nato ad Israele». Ed ecco subito Salome fu guarita e uscì dalla grotta giustificata (Lc., 18, 14). Ed ecco una voce che diceva:

«Salome, Salome, non propalare le meraviglie che hai visto100, sino a che il fanciullo non sia entrato in Gerusalemme».

XXI.

1. Ed ecco Giuseppe si preparò a partir per la Giudea101. E un gran trambusto ci fu in Betlemme di Giudea, perché eran venuti [p. 103 modifica]de’ magi102 che dicevano: «Dov’è il re de’ Giudei ch’è nato? Perché vedemmo la sua stella nell’oriente e siam venuti ad adorarlo».

2. E sentendo questo Erode, fu turbato (Mt., 2, 1-3) e inviò de’ servi ai magi, e mandò a chiamare i gran sacerdoti e gl’interrogava dicendo: «Come sta scritto intorno al Cristo? dove deve nascere?» Gli dicono: «In Betlemme di Giudea: perché così sta scritto» (Mt., 2, 4-5). E li rimandò. E interrogava i magi dicendo loro: «Che segno vedeste circa il re ch’è nato?» E i magi dissero: «Vedevamo una stella grandissima, che splendeva tra queste stelle e le oscurava, sicché le stelle non apparivano (più); e così conoscemmo che un re era nato per Israele, e siamo venuti ad adorarlo». E disse Erode: «Andate e cercate, e se (lo) troverete, fatemelo sapere perché anch’io venga e l’adori» (Mt., 2, 9).

3. E i magi se n’andarono. Ed ecco la stella che avevan visto nel l’oriente li precedeva (Mt., 2, 9) finché giunsero alla grotta, e si fermò in capo alla grotta. E i magi videro il bambino con Maria sua madre, e trassero fuori doni dalla loro sacca: oro e incenso e mirra (Mt., 2, 11).

4. E avvertiti in sogno dall’angelo di non entrar nella Giudea, per un’altra via se ne tornarono al loro paese (Mt., 2, 12). [p. 105 modifica]

XXII.

1. Come Erode s’accorse ch’era stato giocato da magi, adiratosi mandò de’ sicari, dicendo loro: «I bambini dai due anni in giù (Mt., 2, 16) ammazzateli».

2. E Maria, avendo sentito che si massacravano i bambini, prese il bimbo e lo fasciò e lo pose in una mangiatoia (Lc., 2, 7) di buoi103.

3. Elisabetta poi, avendo sentito che si cercava Giovanni, presolo salì alla montagna, e si guardava attorno dove nasconderlo: e non c’era (alcun) posto di rifugio. Gemendo allora Elisabetta dice a gran voce:

«Monte di Dio, accogli tu una mamma col (suo) figliuolo!». [Perché Elisabetta non poteva (più) salire]. E subito il monte si spaccò e l’accolse104. E una luce vi traspariva per loro; perché un angelo del Signore era con loro a custodirli.

XXIII.

1. Intanto Erode cercava Giovanni, e mandò de’ servi da Zaccaria, dicendo: «Dove hai nascosto il tuo figliuolo?». E quegli rispose dicendo loro: «Io sono un ministro di Dio e sto assiduamente nel tempio del Signore: non lo so dov’è il mio figliuolo».

2. E se n’andarono i servi e riferirono a Erode tutto questo. E adiratosi Erode disse: «Il suo figliuolo è per regnare su Israele!»105. [p. 107 modifica]E mandò da lui di nuovo, dicendo: «Di’ la verità, dov’è il tuo figliuolo: sai bene che il tuo sangue è sotto la mia mano». E andarono i servi e riferirono a lui tutto questo.

3. E disse Zaccaria: «Martire di Dio io sono, se tu spargi il mio sangue. Il mio spirito invero lo accoglierà il Signore (cfr. Act., 7, 58), poiché un sangue innocente tu spargi nel vestibolo del tempio del Signore»106. E nello spuntar del giorno.107 Zaccaria fu ucciso. E non sapevano i figli d’Israele ch’era stato ucciso.

XXIV.

1. Ma i sacerdoti andarono all’ora del saluto e non venne loro incontro come di solito la benedizione di Zaccaria. E i sacerdoti stettero aspettando Zaccaria (Lc., 1, 21), per salutarlo nella preghiera e glorificare l’Altissimo.

2. Ma siccome tardava, s’intimorirono tutti. E uno di loro, fattosi coraggio, entrò e vide presso l’altare del sangue rappreso e (udì) una voce che diceva: «Zaccaria è stato ucciso, e non sarà cancellato il suo sangue sino a che non venga il suo vendicatore». E all’udir tali parole fu preso da paura e uscì e riferì (ogni cosa) ai sacerdoti.

3. E quelli fattisi animo entrarono e videro ciò ch’era accaduto; e la travatura del tempio gemette, ed essi si stracciaron (le vesti) da capo a piedi108. E il corpo di lui non lo trovarono, ma trovarono il suo sangue diventato una pietra. E impauriti uscirono e annunziarono a tutto il popolo che Zaccaria era stato ucciso. E tutte le tribù del [p. 109 modifica]popolo udirono (la notizia) e lo piansero e fecero cordoglio tre giorni e tre notti.

4. Dopo i tre giorni poi i sacerdoti deliberarono chi metterebbero al suo posto, e cadde la sorte su Simeone109. Perché questi era colui ch’era stato avvertito dallo Spirito Santo che non vedrebbe la morte, perché non aveva visto il Cristo (Lc., 2, 26) nella carne.

XXV.

1. E io Giacomo che ho scritto questa storia, essendo sorto un trambusto in Gerusalemme110 quando Erode morì, mi ritirai nel deserto sino a che il trambusto in Gerusalemme cessò, glorificando il Signore Iddio, che m’ha dato il dono e la sapienza di scrivere questa storia.

2. La grazia sarà con quelli che temono il Signor nostro Gesù Cristo, a cui (sia) la gloria per i secoli dei secoli. Amen!

Note

    contentano del ἐὰν μὴ ἐρευνήσω κτλ. (più sotto: καὶ ἐσημειώσατο αὐτὴν ἡ Σαλώμη e simili); il Meyer che nega ogni traccia del Vangelo di Giovanni nel nostro apocrifo, ritiene che si tratti di un adattamento posteriore alle parole di Giovanni: forse a torto.

  1. La frase greca iniziale è certo assai strana: deve spiegarsi come una specie di brachilogia. Il siriaco omette l’ἐν ταῖς ἱστορίαις τῶν δώδεκα φυλῶν τ. Ἰ. e comincia: «c’era un uomo, di nome Giovacchino, ch’era molto ricco, ecc.». I nomi di Gioacchino (= ebr. Jojakim ovv. Jojachin?) e Anna, quali genitori di Maria, non hanno attestazione più antica del Protovangelo. È possibile che, come altri nomi del libro, siano stati inventati; ma potrebbero anche rispecchiare una tradizione storicamente attendibile. Certo la figura di Anna nel Protovangelo ricorda da vicino l’Anna, madre di Samuele, ed è stata calcata su quella. E un «uomo molto ricco» era anche Gioacchino, marito di Susanna (Dan., 13, 4). Che Gioacchino fosse della stirpe di David non è detto qui (salvo nella versione etiopica: cfr. Pseudo Matteo, I, 2), ma supposto più volte (XI, 1).
  2. προσφέρειν δῶρα, θυσίας ecc. & espressione tecnica del linguaggio biblico per offrire oblazioni, sacrifizi, ecc., al Signore.
  3. Il τὸ davanti a τῆς περιουσίας, lasciato da un paio di codici, è a torto omesso dal Tischendorf.
  4. Espressione vaga e generica (come sopra, a un dipresso, «nelle storie delle dodici tribù» e altre), alla quale è fatica pura voler dare un significato determinato e concreto. (I1 Vangelo della Natività di Maria, II, 1, designa invece l’Encoeniorum festivitas). Non esisteva, del resto, nel Giudaismo un giorno determinato per l’offerta di sacrifizi e doni. L’espressione, che ricorre anche più sotto (II, 2), è tolta forse da LXX Is., 1, 13.
  5. Il che era ritenuto un grave disonore per un Israelita.
  6. Ἡ ἔρημος nell’uso biblico ha spesso significato più largo del nostro «deserto» e designa le terre non coltivate, ma destinate a pascolo, lontane dall’abitato. Del resto il «deserto» di Giuda ben può dirsi un deserto; solo che nella primavera «se couvre d’une végétation légère, et on voit alors ses collines couvertes de troupeaux» (῏῏Revue bibl.῏῏, 1910, p. 617).
  7. Numero sacro. Cfr. Roscher, Die Zahl 40 in Glauben, Brauch Schriftum der Semiten, Leipzig, 1909.
  8. Una metafora analoga in Jo., 4, 34, ἐμὸν βρῶμά ἐστιν ἵνα ποιῶ τὸ θέλημα τοῦ πέμψαντός με, e in altro senso, Ps., 41, 4, ἐγενήθη τὰ δακρυά μου ἄρτος.
  9. Cfr. Ps., 117, 24, αὕτη ἡμέρᾳ ἣν ἐποίησεν Κύριος· ἀγαλλιασώμεθα καὶ εὐφρανθῶμεν ἐν αὐτῇ, Judith, 8, 6, καὶ ἐνήστευε πάσας τὰς ἡμέρας χηρεύσεως αὐτῆς, χωρὶς.... ἑορτῶν καὶ χαρμοσυνῶν οἴκου Ἰσραὴλ.
  10. Una padrona, sembra, al cui servizio era stata Giuditta, prima d’andar con Anna.
  11. Οὐκ ἐποίησα: probabilmente un aoristo gnomico (d’uso assai raro nella grecità posteriore). Ma potrebbe anche intendersi: «Non ho mai fatto».
  12. Tale obbrobrio era la sterilità, specialmente per la donna (cfr. Gen., 30, 23 καὶ συλλαβοῦσα ἔτεκε τῷ Ἰακὼβ υἱόν. Εἶπε δὲ ῾Ραχήλ· ἀφεῖλεν ὁ θεός μου τ῀ο ὄνειδος), che Giuditta non sa immaginare un’imprecazione più forte.
  13. Cfr. Judith, 10, 3. S’afflisse delle insultanti parole di Giuditta ma riconobbe tuttavia che, invitandola a smettere il lutto nel «gran giorno del Signore», la serva aveva ragione.
  14. Circa le tre pomeridiane.
  15. In greco non si ha qui τὸν κύριον, ma τὸν δεσπότην. Per conservare in qualche modo la diversità de’ due sinonimi anche nella traduzione, i più sogliono, qui e altrove, rendere ὁ δεσπότης per «l’Onnipotente». Ma «l’Onnipotente» risponde propriamente al greco ὁ παντοκράτωρ. Sicché per evitar Scilla si dà in Cariddi.
  16. Cfr. Gen., 21, 1-3.
  17. Cioè, un oggetto di maledizione, una maledetta. Cfr. Gal., 3, 13. γενόμενος ὑπὲρ ἡμῶν κατάρα (= LXX Deut., 21, 23, ἐπικατάρατος).
  18. ᾿Εξεμυκτήρισάν με ἐκ: costruzione pregnante per ἐξεμυκτήρισάν με καὶ ἐξώρισάν με (καὶ ἐξέβαλλον) ἐκ, come è spiegato in altri codici. Anche semplicemente ἐξέβαλον (ἐξεβλήθην) ἐκ, ovvero ἐξεμυκτηρίσθην ἐκβληθεῖσα ἐκ, ecc. Schernito e cacciato (in certo modo) dal tempio era stato propriamente Gioacchino (I, 2); ma l’oltraggio fatto al marito si ripercuoteva dolorosamente sulla moglie.
  19. Cfr. Gen., 1, 20 sg. καὶ εἶπεν ὁ θεός· ἐξαγαγέτω τὰ ὕδατα ἑρπετὰ ψυχῶν ζωσῶν.... καὶ ἐποίησεν ὁ θεὸς τὰ κήτη μεγάλα καὶ πᾶσαν ψυχὴν ζώων ἑρπετῶν, ἃ ἐξήγαγε τὰ ὕδατα κατὰ γένη αὐτῶν.
  20. Ἐπέστη: in questo senso, a designare cioè l’improvvisa apparizione d’un angelo, è verbo proprio di Luca (Vang. e Atti). Un uso analogo, del resto, già presso i classici.
  21. Secondo la tradizione gerosolimitana l’apparizione dell’angelo a Gioacchino sarebbe avvenuta au monastère de Chouziva» (Rev. bibl., 1910, p. 617).
  22. Un manoscritto ha εἴληφε al perfetto, «ha concepito», come leggeva anche Epifanio (haer., LXXIX, 5. Cfr. Ps.-Mt., III, 2). Ma poiché l’idea d’una concezione verginale da parte di Anna è aliena dalla tradizione cattolica, Epifanio ha cura di notare che il perfetto non deve spiegarsi in tal senso, ma designa semplicemente la certezza della promessa.
  23. Nel Ps.-Mt., c. 3., Anna non sta ad aspettare il marito alla porta di casa; ma, per ordine d’un angelo, è andata ad attenderlo alla porta aurea di Gerusalemme. Similmente in De nativitate, 4-5.
  24. La placca d’oro finissimo che portava sulla fronte il sommo sacerdote: cfr. Ex., 28, 36-38; Lev., 8, 9. La traduzione del Michel: «il m’accordera de voir le disque d’or du prêtre» è grammaticalmente possibile, ma certamente falsa. Se per ἱερεύς l’autore intenda qui (come altrove) il sommo sacerdote, o un sacerdote qualunque, non è chiaro.
  25. I mesi della gravidanza di Anna.
  26. Qualche manoscritto «nell’ottavo» ovvero «nel settimo (così anche la versione armena), cioè prima del tempo normale.
  27. Cfr. Lc. 1, 46. In altri codici la dipendenza è più accentuata: ἐμεγάλυνεν (μεγαλύνει) ἡ ψυχή μου τὸν κύριον, ovvero ἐμεγάλυνεν κύριος τὴν ψυχήν μου.
  28. Passati cioè i giorni della sua impurità legale ch’erano sette per la nascita d’un maschio, quattordici per quella d’una bambina. Cfr. Lev. XII, 2, 5.
  29. Nel De Nativitate c. 5, il nome di Maria fu imposto alla bimba iuxta mandatum angelicum.
  30. Πᾶν κοινόν, è asserzione, in questo senso, propria dell’uso biblico.
  31. E quindi per la sua bocca. Il greco genericamente: δι᾽ αὐτῆς.
  32. Διεπλάνων, come si legge nei migliori manoscritti, non vale qui seducebant (Postel), ma, ovvero «portavan qua e là», ovvero, ch’è più probabile, divertivano» significato che non ha in greco esempi più antichi ma ch’è illustrato appunto dal nostro «divertire» (lat. divertere, devertere). Ond’è inutile la congettura del Fabricius διέπλυνον = «lavavano». Un cod. parigino ha Sunxóvouv che, secondo il Thilo, «aptissimum fundit sensum non diversum ab eo quem Fabricius coniectura sua loco voluit restitui».
  33. Una festa per celebrare l’anniversario della nascita era sconosciuta ai Giudei. Qui prende il posto del banchetto per il divezzamento ricordato già in Gen. 21, 8 a proposito d’Isacco.
  34. Sinonimo forse di θεὸς Σαβαώθ, deus exercituum, in quanto le «altezze» sarebbero le δυνάμεις o eserciti divini nel cielo (= gli angeli, le stelle).
  35. Anche l’antica Anna impetrato un figliuolo da Dio dopo lunga sterilità, intonò un cantico al Signore, quando condusse il bambino Samuele al tempio per consacrarlo al servizio del Signore.
  36. καρπὸν δικαιοσύνης = genitivo (ebraico) di qualità «un frutto giusto», cioè un santo rampollo altrettanto unico nel suo genere μονοούσιον, quanto meravigliosamente vario nelle manifestazioni della sua santità (πολυπλάσιον). È un elogio profetico di Maria, ch’è ben in armonia con la tendenza del Proto vangelo (Meyer). Il Tischendorf preferisce la lezione d’altri codici; καρπόν δικαιοσύνης αὐτοῦ «un frutto della sua giustizia», ch’è meno agevole a intendere. La lezione πολυπλούσιον, «molto ricco», invece di πολυπλάσιον, è una semplificazione di qualche copista.
  37. Cioè, non mandi un suo messo a ricordarci le promesse ed esigerne il mantenimento, non mandi da sé a prender la bambina. Ma la frase ellittica μήπως ἀποστείλῃ ὁ δεσπότης ἐφ’ ἡμᾶς ὁ apparsa inintelligibile a molti copisti, donde parecchie varianti, ἀποστῇ, ἀποστρέψῃ, o (correggendo anche l’ἐφ’ἡμᾶς). ἀποστραφῇ ἀφ᾿ ἡμῶν. Il Postel traduce liberamente: ne forsan a nobis auferat deus succenseatve in nos.
  38. Cfr. in I Reg. 1, 21-23 un dialogo analogo tra Anna e il marito Elcana.
  39. Λαβέτωσαν ἀνὰ λαμπάδα: in senso distributivo singulae singulas lampadas, come in Mt. 20, 9 ἔλαβον ἀνὰ δηνάριον Vlg. acceperunt singulos denarios. Similmente più sotto VIII, 3 ἐνεγκάτωσαν ἀνὰ ῥάβδον, «portino ciascuno una verga».
  40. La compagnia delle donne ebree e le fiaccole accese dovevan distrarre la bimba, sicchè non pensasse alla casa paterna.
  41. Dalla storia di Samuele (1 Reg. 1) e dal nostro apocrifo deriva senza dubbio l’affermazione di Sant’Epifanio (Ancor. LX), che i primogeniti d’Israele, maschi e femmine, solevano esser consacrati al servizio di Dio nel tempio, e v’erano allevati sino alla pubertà. La leggenda del Protovangelo nata a quanto sembra da una generalizzazione, storicamente falsa, del fatto di Samuele e la sua falsa interpretazione d’altri passi biblici (cfr. Ex. 13, 2; 34,19; Lev. 27, 26 ecc.; Lc. 2, 22 sgg.), passò poi in altri apocrifi e in parecchi scrittori ecclesiastici. Un manoscritto aggiunge qui il nome di Zaccaria (καὶ ἐδέξατο αὐτὴν Ζαχαρίας ὁ ἱερεύς): cfr. VIII, 3 e gli ultimi capi del Protovangelo (XXII-XXIV).
  42. Cfr. Lc. 1, 48 μακαριοῦσιν με πᾶσαι αἱ γενεαί. L’aoristo ἐμεγάλυνεν rappresenta la cosa come già fissata negli eterni decreti di Dio, e quindi certissima.
  43. Che probabilmente, per l’autore, è il gradino più alto. Ma i rifacimenti latini parlano di 15 gradini: cfr. Ps.-Mt. IV: quae cum posita esset ante templum Domini, quindecim gradus ita cursim, ascendit, ut penitus non aspiceret retrorsum; e similmente De nativitate Mariae, VI, 1, dove i 15 gradini son messi in relazione con i 15 salmi graduali (Ps. 119-133); iuxta quindecim graduum psalmos, e dove si spiega anche il perché di tanti gradini: nam quia templum erat in monte constitutum, altare holocausti quod forinsecus erat adiri nisi gradibus non valebat.
  44. La scena della presentazione di Maria al tempio (ἡ ἐν τῷ ναῷ εἴσοδος τῆς ὑπεραγίας Θεοτόκου) è una delle più frequentemente rappresentate nell’arte cristiana del sec. XIV in poi; notissimo è il capolavoro di Tiziano.
  45. Sulla permanenza di Maria nel tempio si diffonde lo Pseudo-Matteo, c. VI.
  46. Un manoscritto ha τεσσαρακαίδεκα ἐτῶν «quattordici anni», ch’è l’età indicata dallo Pseudo-Matteo c. VIII e nel De Nativitate Mariae, c. VII, mentre l’Historia Ioseph c. III ha «dodici anni». Si capisce che in Occidente, dove la precocità è minore, si preferisce la cifra di quattordici anni, anziché di dodici.
  47. Allusione all’impurità legale derivante dalla mestruazione. Lev, 15, 19 sgg. Cfr. Historia Ioseph, III. Quaeramus virum iustum (et) pium, cui committatur Maria..., ne manenti in templo accidat quod accidere solet mulieribus. Nel De nativitate Mariae, c. VII, la perplessità de’ sacerdoti è derivata invero dall’ordine dato dal sommo sacerdote, che tutte le vergini allevate nel tempio giunte all’età di quattordici anni dovevano tornarsene a casa e pigliar marito, e dal rifiuto di Maria di ubbidire a siffatto ordine, contrario all’offerta perpetua fatta dai suoi genitori e al proprio voto di verginità. Un analogo rifiuto di Maria è raccontato anche dallo Ps.-Mt. c. VII.
  48. E il manto dell’Efod, descritto in Ex. 28, 31-35. Il numero «dodici » per i sonagli (dato anche dallo Ps.-Mt. c. VIII, 3), non è indicato dalla Bibbia; ma si legge anche in Just. dial. 42, 1. «Dodici» eran certo le pietre preziose che ornavano il pettorale del sommo sacerdote (Ex. 28, 17-21): e di qui forse il numero è stato trasferito anche ai sonagli. Il vocabolo composto ὁ δωδεκακώδων (in altri manoscritti: τὸ δωδεκακώδωνον è un neologismo.
  49. Zaccaria, il padre di Giovanni Battista, figura qui (o la lezione è sicura) come il sommo sacerdote di quel tempo. Se questa identificazione (che si ritrova in parecchi scrittori antichi) era già, com’è probabile, nel primitivo «libro di Giacomo», si spiega abbastanza l’aggiunta posteriore della leggenda di Zaccaria ne’ capi XXII-XXIV del Proto vangelo; in caso contrario, è il redattore del Protovangelo, che ha creduto bene battezzare il sommo sacerdote col nome di Zaccaria, per collegare in qualche modo la prima parte della sua compilazione con l’aggiunta finale.
  50. Di «vedovi» parla solo il Protovangelo: Ps.-Mt., VIII, «quicumque sine uxore est», Historia Joseph, c. IV, «convocaverunt duodecim senes de tribu Iuda»; De nativitate Mariae, c. VII «cunctos de domo et familia David nuptui habiles non coniugatos». Ma i due primi apocrifi (a differenza del terzo), ammettono col Protovangelo che Giuseppe fosse vedovo e avesse avuto figliuoli dal suo primo matrimonio. La stessa opinione ritroviamo, nel Vangelo di Pietro, in molti padri antichi (Clemente Alessandrino, Origene, Ilario, Epifanio, Gregorio Nisseno, Cirillo Alessandrino, Giovanni Crisostomo, Agostino, ecc.): sant’Epifanio (haer., LI, 10 e LXXVIII, 7 sg.) sa anche il numero (sei) e il nome dei figliuoli di Giuseppe. (Cfr. Historia Ioseph, II, «genuit quoque sibi filios filiasque, quattuor filios atque duas filias. Haec vero sunt eorum nomina, etc.). Si tratta, in fondo, di un tentativo infelice per spiegare la menzione di «fratelli del Signore» nel Vangelo, senza pregiudizio della verginità di Maria. La spiegazione vera, che cioè l’ἀδελφοί evangelico deve intendersi per «cugini» (cfr. già Egesippo presso Eus., h. e., II, 23, nella seconda metà del II sec.), prevalse definitivamente dopo il IV sec. per opera di San Girolamo. Cfr. A. Durand, Les frères du Seigneur, in Revue bibl., 1908, p. 9, 35, e, in senso ultraeterodosso, Zahn, Forschungen, VII, 2.
  51. Cfr. Num., c. 17.
  52. Nel De nativitate Mariae il prodigio (un po’ diverso, a cui s’aggiunge anche il fiorir della verga) è messo in relazione con la profezia d’Isaia, 11, 1 sg.: «secundum hanc ergo prophetiam.... cuiuscumque.... virgula florem germinasset et in eius cacumine spiritus domini in specie columbae consedisset, ipsum esse cui virgo commendari et desponsari deberet».
  53. Cfr. De Nativitate Mariae, VIII: Erat.... Joseph.... grandaevus Ps. Mt., VIII, 3: Eratque ipse (Joseph) abiectus habitus, quoniam senex erat. Secondo sant’Epifanio (haer. LI, 10) aveva circa 80 anni; più precisamente (LXXVIII, 10), aveva 84 anni al ritorno d’Egitto, e ne visse poi altri otto. L’Historia Joseph, c. XIV-XV dà a Giuseppe, quando gli fu confidata Maria, l’età di 90 anni, e lo fa vivere in tutto 111 anni.
  54. Vedi Num., 16, 1, 31-33.
  55. È un bel modo invero d’iniziare il proprio ufficio di custode! Ma la partenza immediata di Giuseppe era necessaria, così per eliminare ogni ombra di sospetto circa le relazioni di Giuseppe con Maria, come per render possibile lo svolgersi degli episodi narrati ne’ capi seguenti.
  56. Le tende nel tempio di Gerusalemme eran due, una all’ingresso del santuario, l’altra dinanzi al Santo dei Santi. Ma nel Nuovo Testamento si accenna solo alla seconda, ch’s chiamata τὸ καταπέτασμα τοῦ ναοῦ per eccellenza, e di questa senza dubbio si tratta qui. La confezione della medesima era un privilegio di alcune classi sacerdotali. Per l’opera prestata da donne, efr. Ex., 35, 25 sg.
  57. A lei, come maritata a Giuseppe, non avevan pensato i servi.
  58. Cfr. Lc., 1, 20-22, 64. = L’inciso ha tutta l’apparenza d’una zeppa. «Samuele» è chiamato il sostituto di Zaccaria, tanto per dargli un nome; se pure non debba leggersi «Simeone» (cfr. XXIV 4), com’è in qualche codice.
  59. Questa prima annunciazione, avvenuta alla fonte, è propria del nostro apocrifo (seguito dallo Ps.-Mt., c. IX), donde poi passò nell’arte cristiana (vedi N. Prokovski, op. cit.: già in un avorio del V sec., in un medaglione di terra cotta del tesoro di Monza, c. sec. VIII, ecc.). San Luca non ne parla, e il Vangelo De nativitate Mariae (c. IX) la sopprime. Le parole «benedetta tu, ecc.», si leggono propriamente in Luca nel v. 42 (parole di Elisabetta a Maria); ma già fino da’ tempi più antichi le vediamo interpolate nel v. 28 (parole dell’angelo a Maria), dove si leggon tuttora nella Volgata.
  60. Spesso nell’arte cristiana, nella scena dell’annunciazione, Maria è rappresentata con un fuso in mano in atto di filare: così già in un antico sarcofago di Ravenna, nei musaici di Santa Maria Maggiore e di San Nereo e Achilleo a Roma, ecc.
  61. Nella domanda di Maria traspare già la tesi fondamentale del Protovangelo, cioè la verginità di Maria non solo prima del parto (affermata già esplicitamente da Matteo e da Luca) e dopo il parto (l’opinione contraria è stata sempre ritenuta un’eresia nella Chiesa), ma anche nel parto (dottrina cattolica anche questa), ma sulla quale non mancarono in antico voci discordi, per timore di favorire il docetismo.
  62. L’ultima frase, tolta da Matteo, è la spiegazione del nome di Gesù (ebr. ješūa‘), ravvicinato a jōšīa‘ = «salverà». La stessa combinazione di Lc., 1, 31+ Mt., 1, 21 (parole dell’angelo a Giuseppe), anche in Just., Apol., I, 33; il che è un indizio per alcuni della dipendenza di Giustino dal nostro apocrifo.
  63. L’identica espressione χαρὰν λαβοῦσα si legge in Just., Dial., 100, 5 (a proposito però dell’annunciazione); come indizio di dipendenza è ancor meno decisivo del precedente.
  64. L’arcangelo Gabriele non è nominato sopra: ma l’autore non ci ha badato, ovvero suppone che il nome dell’angelo sia noto ai lettori dal racconto evangelico. La «dimenticanza» di Maria appare certo assai strana (si vuol far risaltare la sua umiltà?); ma si ha più sotto, XIII, 3, qualcosa di molto simile (οὐ γινώσκω πόθεν ἐστίν μοι).
  65. L’età di sedici anni è poco in armonia con il δωδεκαετοῦς del c. VIII, 2. Onde qualche manoscritto riduce l’ἐτῶν δέκα ἕξ a quindici (πεντεκαίδεκα, δέκα πέντε) anni ovvero anche a quattordici (δεκατεσσάρων), ch’è l’età notata in Historia Joseph, c. IV. Un altro manoscritto ha invece δέκα ἐπτά.
  66. Il ritorno di Giuseppe avvenne dopo il nono mese, secondo lo Ps.-Mt., c. X: dopo il terzo, secondo la Historia Joseph, c. V: cfr. De Nativitate Mariae, c. X: Joseph igitur a Iudaea in Galilaeam veniens desponsatam sibi virginem uxorem ducere intendebat iam namque tres fluxerant menses et quartus instabat ex eo tempore quo sibi desponsata fuerat.
  67. Il σάκκος era una specie di panno grosso di pelo o ruvida lana, usato per lo più come veste di lutto o di penitenza; ma serviva anche, all’occorrenza, come tappeto per sederci su. L’ἐπὶτὸν σάκκον è omesso da qualche manoscritto.
  68. Secondo una leggenda giudaica, ricordata già nel Talmud babilonese (cfr. anche Epiph. Haer., XL, 5 e Iren., I, 30, 7), il serpente sedusse Eva sino all’adulterio, avendo commercio carnale con lei. E assai probabile che s’alluda qui a tale leggenda (cfr. il «sola»).
  69. Una tale risposta in bocca di Maria, dopo l’annunciazione sembra inconcepibile. Ma più sopra, XII, 2, è detto che «Maria s’era dimenticata de’ misteri di cui le aveva parlato l’arcangelo Gabriele». L’autore non può far rivelare a Maria il mistero senza pregiudicare con ciò il seguito del racconto, e ha cercato quindi un ripiego. Non gli è riuscito troppo bene.
  70. Un comando espresso di denunziare la moglie adultera, o trovata non vergine, non esiste nella legge; ma era certo conforme allo spirito della legge e una prova di zelo. Cfr. Deut., 22, 13-21. Di qui l’espressione di Mt., 1, 19, che l’autore fraintende, esagerando. Invece di μαχόμενος parecchi codici hanno ἔνοχος = «reo, colpevole».
  71. Nello Ps.-Mt, c. X, sono le vergini compagne di Maria che fan tale congettura e la significano a Giuseppe. La possibilità d’una gravidanza prodotta da angeli sembra fosse comunemente ammessa nel tardo Giudaismo (vedi Henoch, 106, 6, ecc.), in base probabilmente a Gen., 6, 2-4; che siffatta opinione trovasse credito anche in qualche ambiente cristiano, non fa meraviglia.
  72. Nell’Historia Joseph, c. VI, l’apparizione dell’angelo a Giuseppe accade non già di notte, ma sub medium diem (sempre però in somnio!).
  73. Si direbbe che la scena si svolga a Gerusalemme; sappiamo da Lc. 2, 4 che Giuseppe e Maria erano a Nazaret in Galilea.
  74. Quale legge? Maria, secondo il Protovangelo, era la moglie legittima di Giuseppe, ovvero soltanto la sua fidanzata La distinzione tra fidanzamento, avvenuto prima, e matrimonio, celebrato più tardi, appare assai chiara negli apocrifi posteriori così De nativitate Mariae, c. VIII, 2 «sponsaliorum iure de more celebrato ipse quidem in Bethleem recedit civitatem, domum suam dispositurus et nuptiis necessaria procuraturus», poi c. X, 3 «Igitur loseph secundum angeli praeceptum virginem uxorem duxit, nec tamen cognovit eam sed caste procurans custodivit» e in Historia Ioseph c. IV, il sacerdote dice a Maria: «Ito cum loseph ed esto apud illum usque ad tempus nuptiarum». Non così nel Protovangelo, che alle volte sembra distinguere anch’esso (come XIX, 1 dove ἡ μνεστευμένη è contrapposto a γυνή cfr. ΙΧ, 1 τὴν παρθένον κυρίου παραλαβεῖν εἰς τὴν τήρησιν); altre volte invece sembra chiaramente considerare lo sposalizio come un vero matrimonio (VIII, 2 τούτου ἔσται γυνή, ΧΙΧ, 1 ἐκληρωσάμην αὐτὴν γυναῖκα). Checché sia di ciò, quel ch’è certo, è che a giudizio così di Annas come del sommo sacerdote Maria è stata affidata a Giuseppe perché la conservasse vergine (onde XVI, 1 ἀπόδος τὴν παρθένον). Di tutto quanto è narrato in questo capo e ne’ seguenti (cfr. Ps.-Mt. c. XII sgg.) non s’ha quasi nulla nel vangelo De Nativitate Mariae; il quale dopo la suaccennata notizia del matrimonio tra Giuseppe e Maria, ricorda brevissimamente la loro andata a Betlemme (senza nessun accenno all’editto d’Augusto), e conchiude: Factum est autem, cum essent ibi, impleti dies sunt ut pareret, et peperit filium suum primogenitum, sicut evangelistae docuerunt, Dominum nostrum Iesum Christum, qui cum Patre et Spiritu sancto vivit et regnat per omnia secula seculorum.
  75. L’espressione è strana anche nell’originale, ma il senso è chiaro, Giuseppe è accusato d’aver consumato di straforo e con frode il matrimonio con Maria.
  76. Si allude, sembra, alla benedizione solenne degli sposi, ch’era in uso anche nel Giudaismo (Ruth. 4, 11 sg.; Tob. 7, 15 [13]). Cfr. per l’uso cristiano Ignat. a Polyc. 5, 2; Tert. ad uxor. II, 9; De monog. 11; de pudic. 4.
  77. Se avesse Giuseppe accennato alla rivelazione avuta in sogno, avrebbe scemato l’interesse drammatico della prova descritta nel capo seguente; la maraviglia da essa suscitata nel popolo non aveva più ragione d’essere. Alcuni codici, ad ogni modo, sopprimono l’inciso.
  78. Difficilmente vuol dire: «restituisci Maria; non la vogliamo più affidata a te»; giacché, a suo avviso, Maria non era più vergine. Ma è piuttosto, come osserva il Meyer, un’accorata ingiunzione retorica, come il famoso «Vare, redde legiones!».
  79. La donna accusata d’adulterio dal proprio marito era sottoposta alla prova dell’«acqua amara di maledizione», che i LXX chiamano ὕδωρ ἐλεγμοῦ, e Filone πότος ἐλέγχου. Cfr. Num. 5, 11-13. Il sacerdote con un cerimoniale solenne dava a bere l’acqua sacra alla donna, facendole pronunziare un giuramento d’imprecazione e invocando su lei, se colpevole, la maledizione del Signore. Se la donna era veramente adultera, l’acqua di maledizione compiva l’opera sua punitrice, facendole gonfiare il ventre e rientrare il fianco, sicché restava un oggetto di maledizione in mezzo al popolo; se invece era innocente, rimaneva illesa e conservava la sua fecondità. Qui il giudizio di Dio è applicato anche all’uomo (cfr. Talmud Sota a) non solo; ma, quel ch’è ancora più strano, avviene non già per denunzia della parte lesa, sibbene per ordine dell’autorità inquirente. La scena dell’acqua della prova è un motivo che ricorre di frequente nell’arte bizantina: si vede per esempio in un avorio della cattedra di Massimino a Ravenna (metà del VI secolo) e in un musaico del XII secolo in San Marco di Venezia.
  80. Il soggetto è certamente ὁ κύριος (cfr. XVI, 3), ch’è espresso in qualche manoscritto.
  81. E curioso che il censimento sia ristretto soltanto agli abitanti di Betlemme. E Giuseppe, secondo il Proto vangelo, dov’era? Secondo l’interpretazione più ovvia di XVII, 2-3, si dovrebbe ammettere ch’egli abitava a meno di sei miglia da Betlemme. (È la distanza circa che corre tra Gerusalemme e Betlemme). Non certo quindi a Nazaret! In parecchi manoscritti si cerca, in vari modi, di conformare il testo al racconto di Luca. Nel Paris. 5559 A è ricordata apertamente Nazaret: Ἠναγκάζετο δὲ Ἰωσὴφ ἀπελθεῖν ἐκ Ναζαρέτ εἰς Βηθλεέμ. Καὶ εἶπεν κτλ.
  82. Frase oscura che sembra voler dire: «quando sarà venuto il momento, le circostanze stesse faranno sì che si compia la volontà del Signore anche se presentemente ignoro quel che devo fare». In qualche codice è soppresso ὁ κύριος, e il soggetto di ποιήσει è allora ἡ ἡμέρα: «il giorno del Signore farà esso come vuole». Ma che vuol dire? Più chiara sarebbe la frase se, accettando la variante αὕτη invece di αὐτή, si potesse tradurre: «Quest’è il giorno del Signore: farà il Signore ciò ch’egli vuole», cioè m’ispirerà lui quel che vuole ch’io faccia in questo giorno. Ma l’ordine delle parole con κύριος dopo βούλεται s’oppone a tale traduzione (in nessun codice si legge ποιήσει κύριος ὡς βούλεται); e sopprimendo κύριος, la dificoltà diminuisce ma non è eliminata, poiché sembra poco ovvio dare per soggetto 2 ποιήσει un κύριος sottintero piuttosto che ἡ ἡμέρα che precede.
  83. Il ritmo della frase esclude che Ἰωσήφ possa considerarsi come un dativo, invece che come soggetto, così da intendere: «e teneva dietro a Giuseppe». D’altra parte, è chiaro che Giuseppe non «seguiva», ma piuttosto precedeva, poiché per guardar Maria doveva «voltarsi». In qualche codice invece di Giuseppe è ricordato un altro suo figlio, ch’era dietro la ciuca mentre suo fratello era alla cavezza. In altri si ha Giuseppe o il secondo figliuolo. Cfr. XVIII, 1, dove si legge τοὺς υἱοὺς αὐτοῦ al plurale.
  84. A tre miglia da Betlemme. E non già «quand ils eurent parcouru une distance de trois milles» (Michel).
  85. Lo Ps.-Mt. c. XIII intende il popolo giudeo e il popolo de’ pagani. E così pure lo Harnack e altri moderni. Altri, come il Meyer, intende generalmente gl’increduli e i credenti. C’è ad ogni modo una chiara allusione alla profezia di Simeone (Le. 2, 34).
  86. E ovvio intendere a mezza strada dell’intero viaggio e non già a mezza strada a partir dal punto dove s’era voltato la prima volta. Pertanto, poiché la metà della strada è a meno di tre miglia da Betlemme, l’intero viaggio non arrivava alle sei miglia..
  87. L’espressione ἐπείγει με προελθεῖν dovrebbe spiegarsi regolarmente «mi spinge ad avanzare», ch’è evidentemente assurdo. Il senso non può essere che quello dato nella traduzione. Ovvero deve supporsi la caduta di un μή dopo il με e intendere «mi pressa, impedendomi d’andar oltre»?ωcfr. il vangelo arabo dell’infanzia c. II. In qualche codice è omesso il με, ciò che rende meno dura la costruzione, «ha fretta di venir fuori». Altre varianti: προσελθεῖν, ἐξελθεῖν, τοῦ προελθεῖν.
  88. Τὴν ἀσχημοσύην, che propriamente vale «l’indecenza». La frase ha molte varianti ne’ manoscritti.
  89. La contraddizione col racconto evangelico è evidente. Non già perché Luca accenna a una stalla e il Protovangelo parla di una grotta: la stalla di Luca poteva benissimo trovarsi, e si trovava probabilmente, in una grotta, com’è tradizione antichissima, attestata già da Giustino (dial. 78) verso la metà del II secolo. (Origene c. Celsum I, 51 afferma che la grotta si mostrava a Betlemme a’ suoi tempi; cfr. Hier. ad Paulin. 58, 3). La contraddizione è in ciò, che Luca fa nascere Gesù in Betlemme (il che non esclude le adiacenze immediate), il Protovangelo, invece, in pieno «deserto », lontano dal villaggio («a mezza strada»). Cfr. Ps.-Mt. XIII, 2; il vangelo arabo dell’infanzia c. II e il vangelo armeno dell’infanzia c. VIII. (Peeters, p. 2 e 123 sg.). La «grotta» non si trova raffigurata nell’arte occidentale più antica: i sarcofagi romani del IV secolo hanno sempre e solo la «stalla» evangelica. Solo più tardi, ne’ musaici, appare la «grotta».
  90. Il brusco passaggio dalla terza alla prima persona difficilmente può spiegarsi in altro modo, che come una trascrizione da una fonte preesistente. Se si trattasse della sola descrizione della immobilità del creato nel momento della nascita, potrebbe pensarsi a una semplice interpolazione, tanto più che il passo manca in alcuni manoscritti; ma il racconto in prima persona continua per parte del c. XIX. Che alcuni copisti abbian cercato di toglier via l’inconveniente, restituendo dappertutto la terza persona, non fa naturalmente meraviglia.
  91. Cioè ripresero il loro corso normale. È questa la traduzione preferita dai moderni (Meyer, Michel, Pistelli, James, ecc.) ed esprime senza dubbio un concetto molto acconcio, e ha in suo appoggio la traduzione siriaca; ci sembra tuttavia poco conciliabile col significato del verbo ἀπελαύνω e con l’uso dell’imperfetto. Se tale è il senso originale del passo, bisogna dire che la lezione del testo greco è corrotta. Ὑπὸ θῆξιν (ovv. ὑлὸ θήξει) è espressione assai rara (e quindi variamente deformata dai copisti), che si legge nel senso di «all’istante, in un momento», anche in Epifanio.
  92. Parecchi manoscritti καὶ εἶδον γυναίκα «e vidi una donna». Questa donna era appunto una levatrice.
  93. Cfr. sopra V, 2.
  94. La nuvola luminosa, che suole accompagnare le teofanie nell’Antico e nel Nuovo Testamento, e lo splendore, che occhio umano non può sopportare, rivelano la divinità del neonato, mentre il prender la poppa da Maria mostra la sua reale umanità.
  95. Che Salome sia anch’essa una levatrice, com’è detto nello Pseudo Matteo, non risulta dal Proto vangelo. Sembra anzi chiaramente escluso.
  96. Qualche ms. aggiunge: καὶ ἡ παρθένος μένει παρθένος, «e la vergine rimane vergine», o altra espressione simile, ch’è affatto superflua. San Girolamo nel trattato c. Helvid (8, 10), protesta contro gli apocryphorum deliramenta a proposito delle levatrici chiamate ad assistere al parto di Maria: «nulla ibi obstetrix, nulla muliercularum sedulitas». Ma il rimprovero non tocca veramente il Protovangelo, il quale introduce sì delle levatrici, ma a cose fatte, quando cioè il bambino è bell’e nato; le introduce cioè non già ad esercitar l’arte loro, ma a constatare e confermare con la loro testimonianza il parto miracoloso. Alla presenza di levatrici alludono in Occidente, già nel IV secolo il poeta Prudenzio (Cathemer. XI, 94 sg.) e San Zeno di Verona (Tractatus, II, 8). Più tardi (IX-XIII sec.) il bagno del neonato Gesù, assistito dalle levatrici, è un episodio raffigurato frequentemente nell’arte: la rappresentazione più antica si ha in una pittura del cimitero di San Valentino sulla Via Flaminia in Roma. Nell’arte greca è un motivo tuttora vivo. Salome, con la mano bruciata, è raffigurata già in uno de’ musaici di Santa Maria Maggiore.
  97. La frase, di una crudezza insopportabile (e ripetuta in principio del capo seguente), è variamente mitigata in alcuni manoscritti. La prima espressione poi «se non ci metto il mio dito» (e più sotto «cacciò il suo dito», eco evidente di Jo. 20, 25, manca in parecchi manoscritti, che si
  98. Nel senso di: non mi colpire d’una severa punizione che serva d’esempio.
  99. Il roïç лévηow è spiegato dall’inciso seguente; al quale non avendo badato qualche copista ha mutato il πένησιν in γονεῦσί (μου). Altri serive ἀπόδος μοι τὴν χεῖρα μου ονν. τὴν ἐμὴν ὁλοκληρίαν, «rendimi la mia mano, la mia integrità», o ha una frase generica come ποίησον μετ᾿ ἐμοῦ ἔλεος, «usami misericordia».
  100. Similmente nei sinottici Gesù proibisce alle persone che ha guarito, che parlino ad altri del miracolo (Mt. 8, 4; Mc. 7, 36 ecc.). La propalazione della nascita prodigiosa di Gesù avrebbe nociuto al racconto del c. XXI.
  101. Come se Betlemme non fosse in Giudea. Così più sotto è detto de’ magi che furono avvertiti dall’angelo di non entrar nella Giudea. È uno degli indizi rilevati da’ critici, per escludere che l’autore fosse un Giudeo. Ma come si spiega l’ἐν Βεθλεὲμ τῆς Ἰουδαίας che si legge, ne’ più de’ codici, una riga sotto, e più sopra c. XVII, 1? Forse è da intendere come la denominazione Antiochia di Pisidia, cioè ad Pisidiam, presso i confni della Pisidia. Alcuni codici emendano alla meglio ἐξ (ἐκ τῆς) Ιυδαίας ο ἐν τῇ Ἰουδαίᾳ, ovvero omettono l’indicazione.
  102. Il numero e il nome de’ magi non è indicato, come non è indicato nel N. T., né s’accenna alla loro regalità: cose tutte che la tradizione s’affrettò a immaginare e diffondere. Anche gli altri apocrifi, e ciò fa una certa maraviglia, taccion di tali cose (salvo qualche manoscritto) e delle altre non poche leggende relative ai magi. Sola eccezione, si può dire, è il Vangelo armeno dell’infanzia, c. V e XI (Peeters, pp. 98 e 131), il quale, conforme alla tradizione occidentale dal V secolo in giù (cfr. Leo M., serm., XXXI, 1, Tribus igitur magis in regione Orientis stella novae claritatis apparuit; XXXVI, 1; XXXVII, 2; XXXVIII, 1; Maxim. Taur., Hom. XVII, de Epiph., 1: venit ergo Bethlehem tunc in tribus magis tota gentilitas, ecc.), conta tre magi, cioè Melḳon, re de’ Persiani, Gaspar, re degli Indiani e Balthasar, re degli Arabi (Cfr. il ms. B dello Ps.-Mt. Gaspar mirram, Melchior thus, Balthasar aurum. A pag. 98 del vangelo armeno è nominato per secondo Balthasar, ch’è detto re degl’Indiani, mentre al terzo, Gaspar, è dato il paese degli Arabi. (Per non rigettare poi del tutto la tradizione orientale, che eleva a dodici il numero de’ magi, lo stesso apocrifo, accanto ai suoi tre re magi, ricorda i dodici capi d’esercito ai loro ordini). Gli antichi monumenti d’arte cristiana variano assai circa il numero de’ magi; poi, il numero tre finisce con imporsi.
  103. La mangiatoia che nel racconto di Luca serve a ricevere il bambino appena nato, qui invece non figura se non come un nascondiglio per sottrarlo alle ricerche de’ sicari: l’autore si serve delle parole di Luca, ma per dir tutt’altra cosa. (Il passaggio dalla grotta alla stalla è ricordato anche dallo Ps. Mt. c. XIV, ma senza indicarne il motivo). E con questo tratto s’interrompe bruscamente la storia di Maria e della natività di Gesù, per passare al racconto affatto inaspettato del martirio di Zaccaria. La cosa è tanto strana, che parecchi codici han cercato rimediarvi alla meglio, aggiungendo, se non altro, un cenno, più o meno ampio della fuga in Egitto, tolto dal primo vangelo. La leggenda del martirio di Zaccaria non si legge in altri vangeli apocrifi, e non esisteva, con ogni probabilità, nel «libro di Giacomo», conosciuto da Origene (in Matth., X, 17): Origene, ad ogni modo, parlando della morte di Zaccaria, prescinde affatto dalla leggenda del Protovangelo, e segue una tradizione diversa.
  104. La roccia prodigiosa si mostra tuttora a ‘Ain-Karim.
  105. Sospettava quindi che il bambino cercato dai Magi fosse Giovanni.
  106. Cfr. Μ. 23, 35 ἕως τοῦ αἵματος Ζαχαρίου ....ὃν ἐφονεύσατε μεταξύ τοῦ ναοῦ καὶ τοῦ θυσιαστηρίου. e 2 Par. 24, 20-22 «e lo lapidarono, (sc. il sacerdote Zaccaria) per ordine del re (Groas) nell’atrio della casa del Signore». È dubbio se Matteo alluda allo Zaccaria dei Paralipomeni o ad altro Zaccaria; ma il popolino cristiano vide nell’ucciso Zaccaria il padre di Giovanni Battista. Cfr. anche Vangelo armeno dell’infanzia XIV, Peeters, p. 157 sg. Quanto poi al perché dell’uccisione ci furono tradizioni diverse. Vedi il lavoro del Berendts citato nell’introduzione.
  107. Περὶ τὸ διάφου(σ)μα: neologismo = ἅμ᾽ ἡμέρᾳ διαφαυσκούση. Με qualche codice ha Περὶ τὸ διάφραγμα (= interseptum) con riferimento all’espressione citata da Matteo.
  108. La frase ricorda Mt. 27, 51 (τὸ καταπέτασμα τοῦ ναοῦ) ἐσχίσθη ἀπ᾿ ἄνωθεν ἕως κάτω (εἰς δύο). Ma si tratta senza dubbio d’una coincidenza fortunata. Non così, se s’accetta la lezione di alcuni codici καὶ αὐτά (sc. τὰ φατνώματα) invece di καὶ αὐτοι (i sacerdoti), difesa dal Nestle (Zeitschs. f. neut. Wiss. 1902, p. 167 sg.); ma ha poca probabilità.
  109. Il Thilo (nel commento allo Ps.-Mt., c. XV) osserva che l’autore del Proto vangelo è forse il primo, apud quem commentitium Simeonis sacerdotium memoratur». La leggenda fu poi accolta da alcuni scrittori ecclesiastici e i pittori non mancarono di rappresentar Simeone rivestito degl’indumenti sacerdotali.
  110. Sembra voglia dire che la storia l’ha scritta nel deserto, profittando dell’opportunità che la solitudine gli offriva. Altri unisce ἐν Ἰερουσαλήμ a γράψας, che ho scritto questa storia in Gerusalemme». Qualche codice ha ἔγραψα e θορύβου δὲ μέν. «Ε io Giacomo ho scritto questa storia in Gerusalemme, essendo sorto poi ecc.».