Sonetto XIX

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XVIII XX
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SONETTO XIX.


 
    Apri le coscie, acciò ch’io vegga bene
Il tuo bel culo e la tua potta in viso,
Culo da far compito il paradiso!
4Potta che stilla i cori per le vene!

    Mentre ch’io vi vagheggio ecco mi viene
Capriccio di bacciarvi all’improviso,
E parmi bello assai più di Narciso
8Nel specchio ch’il mio cazzo allegro tiene.

    Ah ribalda! ah ribalda! entra nel letto!
Io ti veggo puttana, or t’apparecchia,
11Ch’io ti rompo le costole del petto.

    Io te n’incaco, franciosata vecchia!
Che per questo piacere arciperfetto
14Mi calerei ’n un pozzo senza secchia:

                    E non si trova pecchia
Ghiotta, come son io d’un nobil cazzo,
    17Onde s’io il provo, per miracol sguazzo.