Salmi (Diodati 1821)/capitolo 88

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SALMO 88.

Il Salmista si lamenta del suoi grandi mali e supplica Iddio di liberarnelo.

Maschil di Heman Ezrahita, che è un cantico di salmo, dato al Capo de’ Musici, dei figliuoli di Core, per cantarlo sopra Mahalat.

1 O SIGNORE Iddio della mia salute, io grido di giorno e di notte, nel tuo cospetto1.

2 Venga la mia orazione in tua presenza; inchina il tuo orecchio al mio grido.

3 Perciocchè l’anima mia è sazia di mali; e la mia vita è giunta infino al sepolcro2.

4 Io son reputato del numero di quelli che scendono nella fossa; io son simile ad un uomo che non ha più forza alcuna.

5 Io sono spacciato fra i morti, come gli uccisi che giacciono nella sepoltura3, de’ quali tu non ti ricordi più; e che son ricisi dalla tua mano.

6 Tu mi hai posto in una fossa bassissima, in tenebre, in luoghi profondi.

7 L’ira tua si è posata sopra me, e tu mi hai abbattuto con tutti i tuoi flutti. (Sela.)

8 Tu hai allontanati da me i miei conoscenti, tu mi hai renduto loro grandemente abbominevole; io son serrato, e non posso uscire.

9 L’occhio mio è doglioso d’afflizione; o Signore, io grido a te tuttodì, io spiego a te le palme delle mie mani.

10 Opererai tu alcuna maraviglia inverso i morti? I trapassati risorgeranno essi, per celebrarti? (Sela.)

11 La tua benignità si narrerà ella nel sepolcro? E la tua verità nel luogo della perdizione?

12 Le tue maraviglie si conosceranno esse nelle tenebre? E la tua giustizia nella terra dell’obblio4?

13 Ora quant’è a me, o Signore, io grido a te; e la mia orazione ti si fa incontro la mattina.

14 Perchè scacci, o Signore, l’anima mia? Perchè nascondi il tuo volto da me?

15 Io son povero, e vengo meno fin dalla mia giovanezza; io porto i tuoi spaventi, e ne sto in forse.

16 Le tue ire mi son passate addosso; i tuoi terrori mi hanno deserto;

17 Mi han circondato come acque tuttodì; tutti quanti mi hanno intorniato.

18 Tu hai allontanati da me amici e compagni; i miei conoscenti son nascosti nelle tenebre.