Rime (Andreini)/Sonetto CXCV

Sonetto CXCV

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SONETTO CXCV.


I
O vissi un tempo (ond’hor meco mi sdegno)

Tiranneggiata da mortal desiro,
     E soffersi infelice il giogo indegno
     Di strano, e di gravissimo martìro;
E sì fui priva de l’usato ingegno,
     Che ’l proprio error non vidi, aperto hor miro
     D’Amor tiranno il micidial disegno,
     E di Fortuna il sempre instabil giro.
Hor che (la Dio mercè) pur veggio fuora
     Quest’alma de l’antico, e cieco errore
     Veggio anco il solco de’ gran falli suoi.
Tal nulla vede il Peregrin qualhora
     Di nebbia è cinto; e ’l tutto scorge poi,
     Ch’ei lascia à dietro il tenebroso horrore.