Rime (Andreini)/Scherzo VI

Scherzo VI

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Sonetto LXXX Madrigale XXXVI

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SCHERZO VI.


A
Che sguardi amorosetti

Tanti petti
     Saettar? deh per pietate
     Più non siate altrui cortesi
     De gli accesi
     Raggi ardenti, onde beàte.
Pupillete nel cui lampo
     Sempre avampo
     Se mia gioia è ’n voi raccolta
     Deh sia volta à me la face,
     Che mi sface,
     C’hà da me l’alma disciolta.

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Se bramate le facelle
     Chiare Stelle
     Per men mal temprar ne i pianti
     De gli amanti: gli ampi fiumi
     De’ miei lumi
     Godan sol sì alteri vanti.
Se volete luci vaghe
     Mille piaghe
     Rimirar: deh sia l’honore
     Del mio core: in cui vedrete
     Luci liete
     Quante havèa saette Amore.
Mostr’io pur quanto pungenti,
     Quanto ardenti
     L’auree fiamme, gli aurei dardi
     Cari sguardi sono, hor basti.
     Non più fasti
     Lampi in un vaghi, e bugiardi.
Voi giurate scintillando,
     Fiammeggiando,
     Che del pianto, e del mio male
     Pur vi cale. indi le palme
     Di mill’alme
     Brama il foco, ama lo strale.
Ahi devrìa bastar la spoglia
     Di mia doglia.
     Lumi chiari, lumi rei
     I trofei di tanti cori
     Sono errori
     Da provar gli sdegni miei.
Saettar farò mia lira
     Piena d’ira

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     Crudi versi, e ’n crudi modi
     Vostre frodi altrui diranno,
     E faranno
     Chiare l’empie vostre lodi.
Ma se ’n premio del mio duolo
     In me solo
     V’affisate. nel mio canto
     Vostro vanto in dolci tempre
     Dirò sempre,
     E porròvi al Sole à canto.
Anzi pur dirò, che fugge,
     Che si strugge
     Al bel vostro lume adorno
     Pien di scorno il proprio Sole,
     E si duole,
     Ch’ei men chiaro adduce il giorno.