Rime (Andreini)/Scherzo V

Scherzo V

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Scherzo IV Sonetto LXVIII
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SCHERZO V.


C
Are gioie,

Che le noie
     De’ sospir mandate in bando
     Quel diletto,
     C’hò nel petto
     Scopran gli occhi sfavillando.
Hor non finge,
     Hor non pinge
     Con sua squadra falsa, e vaga
     Sogno vano
     Quella mano,
     Che sì dolce il sen m’impiaga.
Bell’avorio
     Pur mi glorio,
     Che per mille dardi, e faci,
     Che m’aventi
     Hor consenti,
     Ch’io ti porga mille baci.
Fresche rose
     Ove pose
     D’Ibla il mel cortese Amore
     Pur delibo
     Grato cibo
     Premio altier del mio dolore.
Parolette
     Vezzosette
     Per cui già beàr mi sento
     Pur v’ascolto,
     Nè m’è tolto
     Da l’Aurora il mio contento.

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Frena, frena
     Lingua piena
     Di piacer la tua dolcezza:
     Sai l’Aurora
     S’innamora,
     Ed è scaltra à’ furti avezza;
Ma vaneggio
     Me n’aveggio
     Belle Ninfe ella non toglie.
     Ah pur Giove
     Non ritrove
     Forma nova, e me ne spoglie.