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Se qualcuno mi dicesse: — I Gesuiti ed il loro partito minacciano la nostra rigenerazione, ne saranno la rovina ec. ec., — gli risponderei: — Voi date loro troppa importanza. Per quanto i Gesuiti per le loro relazioni ed il loro ordinamento siano in certe regioni ed in certe classi potenti, non hanno radici nelle moltitudini che li rigettano. Oggi chi non ha per sè le moltitudini non è, e non può far nulla di veramente importante. Ciò non toglie però che non bisogni vegliare sulle operazioni della loro setta, perchè possono sempre, se non rovinare l’Italia, cagionarvi disturbi, sedurre le persone semplici, comprometterle, e se non altro, distrarre molte forze vive dall’azione comune. —

L’istessa cosa, parola per parola, si deve dire pel contingente italiano della rivoluzione cosmopolita, che è incredibile come somigli in ogni suo fare ai Gesuiti! Mentre sto scrivendo, giungono da ogni parte d’Italia giornali e telegrammi colle notizie dell’elezioni.

Si vede se i repubblicani abbiano radici nelle moltitudini fra noi! Ed ecco già una somiglianza co’ Gesuiti: quella che per noi importa più di tutto. Ma non è la sola.

Ambedue le sètte essendo di pochi, e volendo parere di molti, s’aiutano coll’audacia e l’arroganza de’ loro giornali, e con tutte le esagerazioni che fanno chiasso. Ambedue sentendosi mancare l’opinion pubblica, s’attaccano ai potenti, agli influenti, ne sfruttano le debolezze, i vizi, ne servono gli odii o gli amori, e così a qualche effetto pure talvolta riescono. Ambedue portano i loro, con ogni [p. 22 modifica]arte, con ogni mezzo, in ogni tempo ed in ogni occasione; ed altrettanto cercano abbattere chi non è de’ loro, con quella persecuzione pertinace, inesorabile, che accompagna la sua vittima per tutta la vita, che è presente alla sua agonia, e siede sulla sua tomba, detta persecuzione pretina, ma che sa lavorar bene anche chi non è prete!

Ambedue hanno una lunga gerarchia, che comincia dai professi e consultori, e finisce in quel che in Francia si chiamava Jésuites en robe courte, ovvero en jupon, che in ambi i partiti non sono gli alleati meno importanti: così si hanno fila tese ad ogni scalino sociale. Ambedue lasciano ai loro fedeli la facoltà di ritirarsi dall’azione; ma a due condizioni, che a dimenticarle si rischia soffrire nella salute: la prima di non palesare i segreti che si sanno; la seconda, d’aiutare sempre in ogni modo gli antichi colleghi. Di qui quella prudenza degli ex-settarii come degli ex-Gesuiti che non si smentisce mai, e quell’invisibile patrocinio che protegge tanti individui ai quali capitano ogni giorno fortune inaspettate, ai quali si spalanca ogni porta, è posta in tacere ogni colpa senza che si possa indovinarne nè il come nè il perchè. Di qui in alcuni, que’ silenzii, que’ monosillabi, quel voltar discorso guardando in aria, ovvero la condizione delle loro unghie, quando si vorrebbe far loro notare il cattivo effetto prodotto sullo spirito pubblico da certe nomine e certi voti. Ambedue hanno poi nelle loro file uomini di cuore, onorevoli, valenti, intimamente persuasi di far bene (e questi chi sa che non siano i più!) e furfanti matricolati che li muovono a loro profitto. Ambedue le sètte, finalmente, si vede che riescono, si vede che giungono talvolta ad [p. 23 modifica]un dato scopo, ma non si vede come riescono, nè per quali vie: che pure a conoscerle non sarebbe male per potersi guardare nell’avvenire.