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XXIV. Tavola
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Pag. 4:                Tu senti mille segni
                                   A Prato e a Bibona.


In Prato, a’ 6 di luglio del 1484, fece miracoli un’immagine di Maria Vergine, che, dal luogo ov’era, si disse delle Carceri; e tal nome prese poi il bellissimo tempio innalzato in suo onore con il disegno di Giuliano da San Gallo. A questo fatto deve alludere il Savonarola. Di Bibbona non ci soccorre certa notizia; ma essendo a piè di quel castello un oratorio dedicato alla Madonna della Pietà, e per l’architettura della fabbrica e per i documenti che ci riportano a que’ tempi, possiamo credere che anche quella immagine facesse allora de’ segni o prodigii.



Pag. 8:               Non vedi tu il satirico Mattone
                                   Quanto è superbo, et è di vizii un fiume?


Seguiamo l’Audin nel porre la iniziale maiuscola alla voce Mattone; ma confessiamo di non andarne persuasi. Nell’Ercolano del Varchi si legge: “D’uno che dica male d’un altro, quando colui non è presente, s’usano questi verbi: cardare, scardassare, tratti da’ cardatori e dagli scardassieri; lavargli il capo, da’ barbieri;... così, dargli il cardo, il mattone, e la suzzacchera, massimamente quando se gli nuoce„. E il Cecchi nella Dichiarazione de’ proverbi spiega che cosa fosse questo dare il mattone. Seguendo una tale etimologia, mattone potrebbe equivalere a mordace, maldicente e simili: potrebbe, ma non ce ne siamo così risoluti, da pigliare a dirittura questo partito.