Pescatori d'Islanda/Parte III/Capitolo X

Capitolo X

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Pierre Loti - Pescatori d'Islanda (1886)
Traduzione dal francese di Carlo De Flaviis (1911)
Capitolo X
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Capitolo Decimo.


Restarono dieci giorni avviluppati nella nebbia, spessa, senza poter vedere niente; la pesca continuava ad essere buona e non si annoiavano. Di tanto in tanto, ad intervalli regolari, uno di essi soffiava in una tromba di corno cui usciva un suono rauco di bestia selvaggia.

Qualche volta, da lontano, dal fondo delle nebbie bianche, un altro rumore simile rispondeva al loro appello. Allora vegliavano dippiù. Se il grido si avvicinava, tutte le orecchie si tendevano verso quel vicino sconosciuto, che non scorgevano e di cui la presenza era sempre un pericolo.

Facevano delle congetture su lui; diventava un’occupazione per essi, e, per il desiderio di vederlo, si sforzavano a penetrare le impalpabili nuvole bianche che restavano tese da per tutto nell’aria. Ma si ritrovavano sempre soli nel silenzio.

Tutto era impregnato di acqua, tutto era pieno di sale e di salsedine; il freddo diventava più penetrante; il sole si attardava di più a trascinarsi sull’orizzonte. Ogni mattina sondavano le acque per vedere se la Maria stesse troppo vicina all’Islanda, ma tutte le canne non arrivavano a toccare il letto del mare, si era dunque bene al largo e in pieno mare profondo.

Quel freddo più piccante aumentava il benessere della sera, rendeva più piacevole l’impressione di calore che ritrovavano nella cabina di legno massiccio quando vi scendevano per cenare o per dormire.

Di giorno, quegli uomini, che erano più rinchiusi dei [p. 92 modifica]monaci, parlavano poco tra di loro. Ognuno teneva la sua canna per ore ed ore, allo stesso posto occupato, con le braccia, all’incessante lavoro della pesca.

Essi erano separati gli lini dagli altri da due o tre metri e finivano per non vedersi più. La calma della nebbia, e l’oscurità bianca, addormentavano il loro spirito. Sempre pescando, cantavano qualche canzone del paese a mezza voce per paura di allontanare i pesci.

Col mese di agosto, si chiudeva ogni anno tristemente la stagione d’Islanda.

Yann aveva subito ritrovato la sua abituale calma della vita come non avesse provato alcun dolore.

La sera, a cena, nella stanza protetta dalla Vergine in maiolica, davanti ad un buon piatto caldo, gli accadeva, come prima, di ridere con gli altri.

Forse di tanto in tanto pensava un poco a Gaud, che Silvestro, anche nelle sue ultime ore di agonia, gli aveva data in moglie e che ora era diventata povera e senza nessuno al mondo. Il lutto per l’amico durava ancora però nel fondo del suo cuore.... Ma questo cuore di Yann era una regione vergine, difficile a esplorare, poco conosciuta, e nella quale si maturavano avvenimenti che al di fuori non si scorgevano mai....