Pescatori d'Islanda/Parte III/Capitolo VII

Capitolo VII

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Pierre Loti - Pescatori d'Islanda (1886)
Traduzione dal francese di Carlo De Flaviis (1911)
Capitolo VII
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Capitolo Settimo.


Gaud, che andò per informarsi, la trovò la sera, così tutta spettinata, con le braccia pendenti, la testa contro il muro emettendo un fioco e lamentevole gemito di fanciullo.

Non poteva piangere, le nonne troppo vecchie non hanno più lacrime negli occhi inariditi.

— Il mio nipotino è morto! — ella gridò, convulsa, e le gittò sulle ginocchia le lettere, le carte, la medaglia.

Gaud, con un colpo d’occhio comprese la verità terribile, e si mise in ginocchio per pregare. Restarono là, insieme, tacendo fin che durò quel crepuscolo di giugno— che è molto lungo in Bretagna e che in Islanda non finisce mai. Nel focolaio, il grillo che è apportatore di gioia, fischiava come sempre la sua tenue musica. E la luce gialla della sera entrava dalla finestrella in quella casupola dei Moan, dalla quale il mare aveva presi tutti inesorabilmente.

Alla fine Gaud disse:

— Verrò ad abitare con voi, nonna, porterò il mio letto che m’hanno lasciato, e vi guarderò, vi curerò; così non resterete più sola....

Ella piangeva il suo piccolo amico Silvestro; ma nel suo dolore si sentiva distratta, involontariamente, dal pensiero di un altro: di quello che era partito per la grande pesca.

A Yann bisognerebbe far sapere che Silvestro era morto. Lo piangerebbe egli?... Forse sì, perchè l’amava veramente. Ed in mezzo alle sue lagrime, si preoccupava molto di ciò, indignandosi contro la durezza di lui; poi interessandosi al pensiero del dolore che anche lui avrebbe provato e che li avrebbe accomunati nella stessa angoscia.