Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/4199

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[p. 129 modifica] e comunicar coi lontani essendo sconosciuta o imperfetta la navigazione aerea, l’uso dei telegrafi ec., considereranno con meraviglia la lentezza dei nostri presenti mezzi di comunicazione, la loro incertezza ec. Eppur noi non sentiamo, non ci accorgiamo di questa tanta impossibilità o difficoltà di vivere che ci verrà attribuita; ci par di fare una vita assai comoda, di comunicare insieme assai facilmente e speditamente, di abbondar di piaceri e di comodità, in fine di essere in un secolo raffinatissimo e lussurioso. Or credete pure a me, che altrettanto pensavano quegli uomini che vivevano avanti l’uso del fuoco, della navigazione ec. ec.; quegli uomini che noi, specialmente in questo secolo, con magnifiche dicerie rettoriche predichiamo come esposti [p. 130 modifica]a continui pericoli, continui ed immensi disagi, bestie feroci, intemperie, fame, sete, come continuamente palpitanti e tremanti dalla paura, e tra perpetui patimenti ec. E credete a me che la considerazione detta di sopra è una perfetta soluzione del ridicolo problema che noi ci facciamo: come potevano mai vivere gli uomini in quello stato; come si poteva mai vivere avanti la tale o la tal altra invenzione (Bologna, 10 settembre, domenica, 1826).


*    Paragrandini, parafulmini ec. Fozio, Bibliotheca, cod. 72, analizzando Κτησίου τὰ Ἰνδικὰ, e parlando di una fonte che Ctesia diceva esser nell’India, senz’altra indicazione di luogo, dice fra l’altre cose: καὶ (λέγει Κτησίας) περὶ τοῦ ἐν τῷ πυθμένι τῆς κρήνης σιδήρου, ἐξ οὗ καὶ δύο ξίφη Κτησίας φησὶν ἐσχηκέναι, ἓν παρὰ βασιλέως (Ἀρταξέρξου τοῦ Μνήμονος ἐπικληθέντος), καὶ ἓν παρὰ τῆς τοῦ βασιλέως μητρὸς Παρυσάτιδος (ἧς ἰατρὸς γέγονεν ὁ Κτησίας). φησὶ δὲ περὶ αὐτοῦ, ὅτι πεγνύμενος ἐν τῇ γῇ, νέφους καὶ χαλάζης καὶ πρηστήρων