Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3878

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[p. 257 modifica] piacevole, o quella qualunque cosa in cui consiste e da cui nasce il cosí detto piacere, serve e debb’esser considerata come una distrazione e una forte occupazione ec. dell’animo, dell’amor proprio, della vita e dello stesso desiderio; e questo è il migliore e piú veramente piacevole effetto del piacere umano o animale; occupare l’animo, e non soddisfare il desiderio ch’é impossibile, ma per una parte, e in certo modo, quasi distrarlo, e riempiergli quasi la gola, come la focaccia di Cerbero insaziabile). E l’uomo, che in uno stato ordinario bene spesso, anzi forse il piú del tempo, appena si avvede di detta pena, nell’atto del piacere se ne avvede sempre o quasi sempre, ma non sempre l’osserva né ha campo di porvi mente, e ben di rado l’attribuisce alla sua vera cagione e ne conosce la vera natura; di radissimo poi né in quel punto, [p. 258 modifica]né mai o ch’ei rifletta sul suo stato d’allora in qualche altro tempo, o che mai non lo consideri ec. rimonta al principio e generalizza ec., nel qual caso egli ritroverebbe quelle universali e grandi verità che noi andiamo osservando e dichiarando, e che niuno forse ancora ha bene osservate, o interamente e chiaramente comprese e concepute ec. (13 novembre 1823).


*    Alla p. 3639, margine. Esseri piú forti dell’uomo; ecco i primi Dei adorati dagli uomini, o da loro riconosciuti e immaginati e considerati per tali; ecco la prima idea della divinità. E come i piú forti per lo più, anzi, naturalmente e primitivamente, sempre si prevalgono di questo, come di ogni altro vantaggio, in loro proprio bene, e quindi sovente in danno de’ piú deboli, e però essi sono, appunto in quanto piú forti, malefici e formidabili ai piú deboli; e come gli stessi individui umani, massime nella società primitiva e selvaggia (che fu quella in cui nacque