Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura/3166

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[p. 220 modifica] o come narrando forse cose universalmente allora cognite alla nazione, non si fece alcun carico); ma che nell’insieme, nel totale del disegno, nell’idea, nello scopo e nell’effettivo risultato del tutto, tutti i poemi epici cedono di gran lunga all’Iliade.1 E soggiungo che in ciò gli cedono appunto per aver seguíto una unità che Omero non si propose, e a causa di quello stesso incremento e stabilimento dell’arte che li conformò e regolò, e che in essi si vanta, e che Omero non conobbe, e che peccano appunto per quella maggior perfezione di disegno che loro si attribuisce sopra l’Iliade, e che in questa pretesa perfezione consiste appunto il maggiore ed essenzial peccato del loro disegno, peccato che niuno ci riconosce, [p. 221 modifica]non potendo però lasciare di sentirne gli effetti, ma rapportandoli a non vere cagioni, e male esigendo che quei poemi producano effetti non compatibili realmente con quel disegno che in essi lodano, e senza cui gli avrebbero biasimati; e finalmente che Omero

Note

  1. Veggasi la p. 3289-91.