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[p. 294 modifica] né dà negli occhi come l’affettazione, ch’é una qualità estranea alla cosa, eccetto s’ella pure fosse ricercata e affettata, nel qual caso non è piú naturalezza ma affettazione, come spessissimo nelle dette poesie: 2°, la naturalezza appena si può chiamar qualità o maniera, non essendo qualità o maniera estranea alle cose, ma la maniera di trattar le cose naturalmente, e com’elle sono, vale a dire in mille diversissime maniere, laonde le cose sono varie nella poesia, nello scrivere, in qualunque imitazione vera, come nella realtà. Applicate queste osservazioni anche [p. 295 modifica]alle arti, per esempio, ai paesaggi fiamminghi paragonati a quelli del Canaletto veneziano (vedi la Dionigi, Pittura de’ paesi), alle stampe di Alberto Duro, dove lo stento e l’accuratezza manifesta del taglio dà un colore uguale e monotono alla piú gran varietà di oggetti imitati nel resto eccellentemente e variatissimamente. Cosí accade che la negligenza apparente e l’abbandono, lasciando cader tutte le cose nella scrittura come cadono naturalmente (o in pittura, ec), sia certa origine di varietà, e quindi non istanchi come le altre qualità della scrittura ec., per esempio anche l’eleganza; giacché nessuna stancherà meno della disinvoltura.


*   Dalle due sopraddette ragioni intendete perché la massima parte delle scritture e specialmente poesie francesi stanchino sopra modo. Il loro eterno stile di conversazione, 1° dev’essere infinitamente meno vario del naturale, come l’arte della natura; 2° dà un colore uniforme alle cose piú varie, ed un colore, ch’essendo estraneo alla cosa, risalta e stanca a brevissimo andare. Infatti osservate che le poesie francesi paiono tutte d’un pezzo per la grande monotonia, e il senso che producono è questo, d’una cosa dura dura e non pieghevole, né adattabile