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252 pensieri (3872-3873)

stro. Onde anche viceversa i supini in etum lungo, dimostrano che il proprio perfetto della seconda è in ēi o ēvi ec. (12 novembre 1823). Vedi p. 3873.


*    Alla p. 3854. Nondimeno i supini contratti della seconda poterono anche direttamente venire dai rispettivi supini in ētum senza passare per la forma in ĭtum, cioè, per esempio, doctum esser contratto da docētum, non da docĭtum, soppressa la ē, come nei perfetti in ui della stessa coniugazione; cioè, per esempio, docui ossia docvi, ch’é contrazione di docēvi. Onde adultum cioè adoltum, potrebbe benissimo venire da adolevi senza adolui, cioè essere una contrazione immediata di adoletum fatto da adolevi. Anzi, siccome per una parte non suole l’ē passare in ǐ, dall’altro non veggo ragion sufficiente per cui da’ perfetti in ui, sí della seconda sí della prima, si debba fare un supino in ĭtum, io dico che tutti i supini in ĭtum usitati o no della seconda e della prima, vengono bensí da’ perfetti in ui, ma non immediatamente. Da’ perfetti in ui che sono contratti, per esempio domvi da domavi, mervi da merevi, vennero dei supini contratti, cioè domtum, mertum (che noi infatti ancora abbiamo, e i francesi domter ec.), ne’ quali era soppresso l’ē e l’ā come ne’ perfetti. Da questi supini poi, interpostavi per piú dolcezza la lettera ĭ, solita (com’esilissima ch’ella è tra le vocali) sí nel latino, sí altrove ad interporsi tra piú consonanti, quando non si cerca altro che un appoggio e un riposo momentaneo e passeggero alla pronunzia, riposo fuor di regola e originato ed autorizzato solo dalla comodità della pronunzia, onde quella vocale non ha che far col tema, ed è accidentale affatto e un semplice affetto e accidente di pronunzia, vennero i supini in ĭtum, come domĭtum, merĭtum. Sicché, al contrario di quel ch’io ho detto per lo passato,  (3873) i supini contratti precederono quelli in ĭtum e questi ven-